Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24194 del 08/09/2021

Cassazione civile sez. VI, 08/09/2021, (ud. 02/03/2021, dep. 08/09/2021), n.24194

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BISOGNI Giacinto – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9682-2020 proposto da:

O.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE G. MAZZINI, 6,

presso lo studio dell’avvocato MANUELA AGNITELLI, che lo rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (CF (OMISSIS)), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

contro

COMMISSIONE TERRITORIAE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE

INTERNAZIONALE DI FIRENZE;

– intimata –

avverso il decreto del TRIBUNALE di FIRENZE, depositato il

19/02/2020;

 

Fatto

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non partecipata del 02/03/2021 dal Consigliere Relatore Dott. Paola Vela. RILEVATO

che:

1. il cittadino nigeriano O.B., dichiaratosi cristiano cattolico, nato il (OMISSIS) a (OMISSIS) (Edo State) – dove ha studiato per sei anni e lavorato come autista, quale vice chairman dell’organizzazione di cui era membro – propone quattro motivi di ricorso per cassazione avverso il decreto con cui il Tribunale di Firenze ha negato la tutela internazionale o umanitaria, che egli aveva invocato allegando di aver lasciato il proprio Paese dopo “l’omicidio del chairman per mano di un gruppo di ragazzi, all’esito di una disputa riguardante una somma di denaro”;

1.1. entrambi gli intimati non hanno svolto difese; il Ministero ha depositato “atto di costituzione” in vista dell’eventuale pubblica udienza;

2. a seguito di deposito della proposta ex art. 380 bis c.p.c., è stata ritualmente fissata l’adunanza della Corte in Camera di consiglio.

Diritto

CONSIDERATO

che:

2.1. il primo motivo denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2 e 11, lett. e), f), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, nonché la “carenza e lacunosità della motivazione per avere il Tribunale di Firene rigettato la richiesta dello status di rifugiato “non riuscendo ad individuare persecuzioni per tendente o stili di vità”” (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5);

2.2. il secondo mezzo lamenta violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c), e art. 3, comma 3, lett. a; degli artt. 2, 3, 5, 8, 9 Cedu; del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 27, comma 1 bis, “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, dal momento che il rigetto della protezione sussidiaria è stato emesso senza alcuna valutazione sulla sussistenza del danno grave. Difetto di istruttoria”;

2.3. il terzo mezzo prospetta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, comma 1, lett. c), e art. 3, comma 3, lett. a) e b), nonché degli artt. 3 e 7 Cedu, “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, dal momento che il rigetto del riconoscimento della protezione sussidiaria è stato emesso (anche) sulla base di un giudizio prognostico, futuro (e incerto) e non “sullo stato effettivo ed attuale del paese d’origine”, ritenendo che in Nigeria non vi fosse un pericolo generalizzato”;

2.4. il quarto mezzo denuncia la violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, e art. 19, comma 1, nonché del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3, lett. c), e comma 4, “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Illogica, contraddittoria e apparente motivazione per aver il Tribunale rigettato la richiesta di protezione umanitaria senza operare un esame specifico e attuale della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente, con riferimento al paese di origine”;

3. tutti i motivi presentano plurimi profili di inammissibilità;

3.1. in primo luogo essi veicolano genericamente e confusamente vizi eterogenei sulle varie forme di protezione invocata, in contrasto col principio di tassatività dei mezzi di ricorso per cassazione e con l’orientamento di questa Corte per cui una simile tecnica espositiva riversa impropriamente sul giudice di legittimità il compito di isolare le singole censure (ex plurimis, Cass. n. 26790/2018, n. 11222/2018, n. 2954/2018, n. 27458/2017, n. 16657/2017, n. 19133/2016);

3.2. inoltre, le censure motivazionali non sono conformi ai canoni del novellato art. 360 c.p.c., n. 5), che onerano il ricorrente di indicare – nel rispetto dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), e dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4) – il “fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, il “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, il “come” e il “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti, nonché la sua “decisività” (ex multis Cass. Sez. U, n. 8053/2014; Cass. n. 19987/2017, n. 27415/2018, n. 6735/2020);

3.3. il primo motivo è inammissibile anche perché non coglie la ratio decidendi, incentrata sulla non credibilità della narrazione e sulla non attualità del rischio, essendo trascorsi circa sette anni dai fatti narrati;

3.4. il secondo motivo, oltre ad essere generico, afferisce altresì al merito, essendo stati congruamente valutati dal Tribunale tutti i presupposti di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a), b) e c);

3.5. analogamente il terzo motivo trascura che dalle COI allegate dal ricorrente, aggiornate al 2019 (segnatamente tratte dal sito viaggiaresicuri, che fornisce informazioni destinate per lo più a turisti o stranieri che si devono recare in Nigeria), non emerge il presupposto di cui alla lett. c), specie con riguardo all’Edo State; né assume valenza dirimente il fatto che il Tribunale faccia riferimento per relationem alle COI valutate in un precedente dello stesso giudicante che risale al 2018, non avendo il ricorrente indicato quali specifici elementi presenti nelle fonti alternative allegate sarebbero tali da sovvertire la decisione impugnata (cfr. Cass. n. 22769/2020, n. 4037/2020, n. 13255/2020, n. 9230/2020, n. 13897/2019, n. 13449/2019, n. 11312/2019);

3.6. con riguardo al quarto mezzo va aggiunto che la motivazione del decreto impugnato rispetta il “minimo costituzionale” (Cass. Sez. U, 8053/14) e che si tratta di censure meritali, sottratte al sindacato di legittimità (Cass. 11863/2018, 29404/2017, 16056/2016);

4. il ricorso va in ultima analisi dichiarato inammissibile poiché, sotto l’apparente deduzione del vizio di violazione o falsa applicazione di legge, di mancanza assoluta di motivazione e di omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio mira, in realtà, ad una rivalutazione dei fatti storici o delle risultanze probatorie operata dal giudice di merito (Cass. Sez. U, n. 34476/2019);

5. alla declaratoria di inammissibilità non segue alcuna statuizione sulle spese, in assenza di difese del Ministero intimato;

6. ricorrono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato D.P.R. n. 115 del 2002, ex art. 13, comma 1-quater.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1- quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, ove dovuto, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 2 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 8 settembre 2021

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