Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24177 del 13/10/2017


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Cassazione civile, sez. I, 13/10/2017, (ud. 06/07/2017, dep.13/10/2017),  n. 24177

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIANCOLA Maria C. – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria G.C. – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

Vianini Lavori S.p.a., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, Via Oslavia n.30, presso

lo studio dell’avvocato Sorrentino Domenico, che la rappresenta e

difende unitamente all’avvocato Ravaioli Marco, giusta procura a

margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

Istituti Fisioterapici Ospitalieri – I.F.O., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliati in Roma,

Piazza di Priscilla n.4, presso lo studio dell’avvocato Coen Stefano

che li rappresenta e difende, giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 3598/2011 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 18/10/2011;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/07/2017 dal cons. VALITUTTI ANTONIO.

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza della Corte d’appello di Roma n. 3598/2011, depositata l’8 settembre 2011, veniva accolto l’appello proposto dagli Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma (IFO) avverso la decisione n. 33160/2004, con la quale il Tribunale di Roma, aveva parzialmente accolto l’opposizione proposta dalla Vianini Lavori spa avverso il decreto ingiuntivo n. 17447/2001, con il quale era stato ingiunto alla medesima il pagamento, a favore degli IFO, della somma di Lire 2.903.048.570, a titolo di restituzione di quanto da questi indebitamente pagato in forza del lodo arbitrale del 9 luglio 1999, che aveva risolto le questioni insorte tra le parti in sede di esecuzione di due contratti di appalto;

tale lodo era stato, difatti, dichiarato parzialmente nullo dalla Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 791/2001, divenuta definitiva a seguito del rigetto del ricorso della Vianini Lavori s.p.a., operato da questa Corte con sentenza n. 23670/2006;

per la cassazione della decisione n. 3598/2011 ha proposto ricorso la Vianini Lavori s.p.a., affidato a due motivi, ai quali gli Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma hanno replicato con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo di ricorso, la Vianini – denunciando la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2697 cod. civ. e art. 115 cod. proc. civ. – censura l’impugnata sentenza per avere la Corte d’appello erroneamente ritenuto comprovato l’importo pagato dagli IFO in più alla Vianini s.p.a., rispetto alla somma accertata come dovuta dalla Corte d’appello di Roma nella sentenza n. 791/2001 (passata in giudicato), che aveva parzialmente annullato il lodo emesso nei confronti delle parti del presente giudizio;

a tale conclusione la Corte territoriale sarebbe, invero, pervenuta, sebbene l’entità degli importi pagati e la loro imputazione fossero stati contestati dalla Vianini fin dall’atto di opposizione al decreto ingiuntivo, con il quale le era stata intimata la restituzione delle somme pagate in eccedenza dagli IFO, per il che la Corte di merito a parere della ricorrente – avrebbe posto a fondamento della decisione “fatti specificamente contestati e non oggetto di prova”, da parte dell’ente appaltante creditore di detti importi;

Ritenuto che:

il ricorrente per cassazione che deduca la violazione dell’art. 2697 cod. civ., per avere il giudice di merito ritenuto sussistente un fatto senza che la parte gravata dall’onere della prova di esso l’avesse assolto, debba necessariamente evidenziare che quel fatto era stato oggetto di contestazione, perchè l’onere della prova concerne soltanto fatti contestati (Cass. 25/05/2007, n. 12231; Cass. 20/11/2008, n. 27596), indicando se e quando, nel corso dello svolgimento processuale, il fatto, che si assume erroneamente ritenuto provato dal giudice, era stato contestato (Cass. 18/07/2007, n. 15961; Cass. 28/06/2012, n. 10853).

RILEVATO:

che:

nel caso di specie, a fronte dell’affermazione contenuta nell’impugnata sentenza, secondo cui gli importi pagati dagli IFO e quelli dichiarati dovuti dalla sentenza di parziale annullamento del lodo risultavano comprovati per tabulas, risultando dalla differenza tra la somma incassata dalla Vianini Lavori s.p.a. e la minor somma accertata come dovuta dalla sentenza n. 791/2001 della Corte d’appello (confermata da questa Corte con la pronuncia n. 23670/2006), in relazione alla quale vi era stata contestazione tra i contendenti, la ricorrente si è limitata a dedurre genericamente che l’importo risultante dalla predetta pronuncia di annullamento parziale del lodo è “sempre stato controverso, in quanto Vianini lo ha contestato fin dall’atto di opposizione al decreto ingiuntivo”;

che l’istante non ha, peraltro, nè riprodotto nè allegato al ricorso, ai sensi dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, nel rispetto del principio di autosufficienza, le proprie difese in giudizio, onde consentire alla Corte di valutare, sulla base del solo ricorso, la portata e la fondatezza della contestazione operata.

RITENUTO:

che:

per quanto concerne la violazione dell’art. 115 cod. proc. civ., in tema di ricorso per cassazione, una questione di violazione o di falsa applicazione dell’art. 115 c.p.c.non possa porsi per un’erronea valutazione del materiale istruttorio compiuta dal giudice di merito, che può farsi valere soltanto sub specie del vizio di motivazione ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nel testo applicabile ratione temporis) (Cass. 17/06/2013, n. 15107), ma solo allorchè si alleghi che quest’ultimo abbia posto a base della decisione prove non dedotte dalle parti, ovvero disposte d’ufficio al di fuori dei limiti legali, o abbia disatteso, valutandole secondo il suo prudente apprezzamento, delle prove legali (Cass. 27/12/2016, n. 27000);

Rilevato che:

nel caso concreto, la Vianini ha posto a fondamento della censura esclusivamente la pretesa, generica, contestazione dell’importo oggetto dell’ingiunzione, questione che – di per sè – non può dare luogo alla dedotta violazione dell’art. 115 cod. proc. civ.;

Considerato che:

con il secondo motivo di ricorso – denunciando l’omessa o insufficiente motivazione su di un punto decisivo della controversia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (nel testo applicabile ratione temporis) – la Vianini censura la medesima statuizione dell’impugnata sentenza, sotto il profilo del vizio di motivazione;

l’esponente si duole del fatto che la Corte d’appello abbia desunto i dati numerici relativi al pagamento, da parte degli IFO, delle somme in più derivanti dal lodo poi parzialmente annullato, ed alle somme, invece, effettivamente dovute secondo la sentenza della Corte d’appello n. 791/2001, esclusivamente dal ricorso per decreto ingiuntivo dell’ente, nel quale i criteri di calcolo degli importi dovuti in restituzione dalla Vianini Lavori s.p.a. non sarebbero stati neppure enunciati;

Ritenuto che:

la sussistenza del vizio di motivazione, ex art. 360 c.p.c., comma 1, (nel testo applicabile ratione temporis), debba essere delibata sulla base del solo ricorso, nel rispetto del principio di autosufficienza (art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4), che postula l’indicazione specifica nel ricorso degli atti processuali su cui si fonda e la loro riproduzione con riferimento alle parti oggetto di doglianza, ovvero la loro allegazione al ricorso (cfr., ex plurimis, Cass. 9/04/2013, n. 9569; Cass. 15/07/2015, n. 14784);

Rilevato che:

nel caso concreto, per contro, la istante non ha in alcun modo riprodotto, nè allegato al ricorso per cassazione con il richiamo delle parti essenziali, il ricorso per decreto ingiuntivo degli IFO ed i propri scritti difensivi del giudizio di opposizione, onde consentire alla Corte di valutare, sulla base del solo ricorso, la fondatezza, o meno, della proposta doglianza;

Ritenuto che:

il ricorso, per tutte le ragioni suesposte, debba, pertanto, essere rigettato, con condanna della ricorrente soccombente alle spese del presente giudizio.

PQM

 

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente, in favore del controricorrente, alle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 7.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 6 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2017

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