Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24145 del 28/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 28/11/2016, (ud. 26/09/2016, dep. 28/11/2016), n.24145

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAGONESI Vittorio – Presidente –

Dott. CRISTIANO Magda – rel. Consigliere –

Dott. BISOGNI Giacinto – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6403/2015 proposto da:

N.E.G., (OMISSIS) s.a.s., elettivamente

domiciliate in ROMA, alla via LUIGI CALAMATTA 16, presso lo studio

dell’avvocato ROSARIO CRISCUOLO, rappresentati e difesi

dall’avvocato VITTORIO SELLITTI, giusta procura a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTI della s.a.s. (OMISSIS) e di N.E.G., in

persona del curatore elettivamente domiciliati in ROMA, presso la

CORTE di CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato LUCA

PARRELLA, giusta procura speciale in calce al controricorso;

– controricorrenti –

e contro

H.A.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 18/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

emessa il 02/01/2015 e depositata il 26/01/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

26/09/2016 dal consigliere relatore Dott.ssa Magda Cristiano;

udito l’Avvocato Francesca Rauso (delega avv. Sellitti), per le

ricorrenti, che si riporta agli atti.

Fatto

FATTO E DIRITTO

E’ stata depositata la seguente relazione:

1) N.E.G., in proprio e nella qualità di legale rappresentante della (OMISSIS) s.a.s. in liquidazione di N.E.G., impugna con ricorso per cassazione, affidato a cinque motivi, la sentenza della Corte d’appello di Napoli che ha respinto il reclamo da lei proposto avverso la sentenza del tribunale di Nola che, ad istanza di H.A., ha dichiarato il fallimento della società nonchè il suo fallimento personale.

Il curatore del Fallimento resiste con controricorso, mentre il creditore istante non svolge attività difensiva.

2) La ricorrente, con il primo mezzo di censura, deduce che la corte del merito non ha pronunciato sul motivo di reclamo volto a contestare la legittimazione del creditore istante, che non aveva allegato i fatti costitutivi del proprio credito, tua si era limitato a produrre la sentenza del tribunale che ne aveva accertato la sussistenza ed aveva condannato la società al pagamento.

2.1) Col secondo motivo lamenta il rigetto delle difese svolte per contestare la sussistenza di tale credito, portato da sentenza impugnata in appello e perciò non ancora passata in giudicato, ed assume che il giudice del reclamo avrebbe fondato tale capo della decisione su di una motivazione meramente apparente.

2.3) Con il terzo motivo lamenta ulteriore vizio di omessa pronuncia sul motivo di reclamo con il quale era stato dedotto che la sentenza del tribunale si fondava su di una circostanza (l’insufficienza del patrimonio della s.a.) che non era stata allegata dal creditore.

I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati, appaiono manifestamente infondati.

La ricorrente sembra infatti muovere dalla premessa, palesemente errata, che il procedimento di istruttoria prefallimentare costituisca un ordinario giudizio di merito, strettamente fondato sul principio dispositivo, nel corso del quale il creditore istante, benchè munito di titolo esecutivo giudiziario, sarebbe tenuto ad allegare nuovamente i fatti costitutivi della propria pretesa ed a dedurre tutte le circostanze idonee a condurre all’accertamento dello stato di insolvenza.

Al contrario, poichè la legittimazione a proporre l’istanza di fallimento spetta a chiunque sia titolare di un credito verso il fallendo, il fatto che il credito dell’istante sia portato da titolo esecutivo giudiziario, ancorchè non definitivo, è di per sè sufficiente a fondare detta legittimazione; le eventuali difese del debitore volte a far valere le ragioni di contestazione del credito, che già formano oggetto del separato giudizio di merito, devono invece essere valutate incidenter tantum dal giudice del procedimento, il quale, pertanto, ben potrà limitarsi ad affermarne, come nel caso di specie, l’infondatezza prima facie.

Non è, d’altro canto, onere del creditore indicare specificamente tutti i profili di diritto o di fatto sotto i quali va condotta l’indagine in ordine all’incapacità del debitore di far fronte con mezzi normali alle proprie obbligazioni, della quale il tribunale è investito attraverso la proposizione dell’istanza: ne consegue che, del tutto correttamente, la Corte territoriale ha ribadito che lo stato di insolvenza della s.a.s. emergeva incontestabilmente dal raffronto fra le attività della società, posta in liquidazione, ed il maggior ammontare delle passività, con ciò implicitamente rigettando l’assunto della reclamante secondo cui tale accertamento esulava dalla cognizione del giudice di primo grado.

3) Con gli ultimi due mezzi di censura la N. si duole del rigetto dei motivi di reclamo con i quali aveva dedotto, in primis, la nullità della notifica dell’istanza di fallimento a lei indirizzata, eseguita ai sensi dell’art. 143 c.p.c., ma senza indicazione, nella relazione di notificazione, delle indagini in concreto svolte dall’U.G. per rintracciarla, ed, in subordine, la nullità della vocativo in ius perchè il ricorso notificatole non era corredato del decreto di fissazione dell’udienza camerale.

In censure appaiono inammissibili.

Infatti, al di là del rilievo che la s.a.s. (evidentemente rappresentata dall’odierna ricorrente) si è costituita nel procedimento prefallimentare, e che dunque ogni eventuale nullità della notificazione risulterebbe sanata dalla costituzione, i motivi non rispondono al requisito di specificità richiesto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, in quanto si fondano su documenti (l’istanza di fallimento notificata alla N., la relazione di notificazione) che non sono stati allegati al ricorso e dei quali non è indicata l’esatta collocazione processuale all’interno dei fascicoli di parte o di quello d’ufficio.

Si dovrebbe pertanto concludere per il rigetto del ricorso, con decisione che potrebbe essere assunta in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

La ricorrente ha depositato memoria.

Il collegio ha esaminato gli atti, ha letto la relazione e ne ha condiviso le conclusioni, non utilmente contrastate dalla ricorrente nella memoria depositata, che nulla aggiunge a quanto già dedotto in ricorso.

In questa sede può ulteriormente rilevarsi che, poichè il credito azionato da H.A. era stato già accertato con la sentenza di primo grado, ancorchè non ancora passata in giudicato, sarebbe spettato alla ricorrente di specificare, secondo quanto richiesto dall’attuale testo dell’art. 360 c.p.c., n. 5, quale era il fatto decisivo, oggetto di contraddittorio fra le parti, non esaminato dal giudice del reclamo, che dimostrava la piena fondatezza dell’appello e la conseguente insussistenza di qualsivoglia ragione di credito dell’istante.

Il ricorso deve, in conclusione, essere respinto.

Le spese del giudizio in favore del curatore controticorrente seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 3.100, di cui Euro 100 per esborsi, oltre rimborso forfetario e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 21 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

Così deciso in Roma, il 26 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 28 novembre 2016

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