Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24124 del 13/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 13/10/2017, (ud. 04/07/2017, dep.13/10/2017),  n. 24124

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 231/2011 R.G. proposto da:

Società Cooperativa “San Giorgio” 84 a r.l., rappresentata e difesa

dagli avv. Giovanni Fiannaca e Nicola Todaro, con domicilio eletto

in Messina, presso lo studio “Avv.ti Catania – Fiannacca – Todaro”,

via T. Capra is. 301/bis;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle entrate;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria Regionale della

Sicilia n. 74/02/10), depositata il 4 giugno 2010. Udita la

relazione svolta nella camera di consiglio del 4 luglio 2017 dal

Consigliere Giuseppe Tedesco.

Fatto

FATTO E DIRITTO

ritenuto che la Società Cooperativa “San Giorgio ‘84 a r.l.” ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Sicilia (Ctr), che ha confermato la sentenza di primo grado, che aveva a sua volta rigettato il ricorso della contribuente contro avviso di rettifica con il quale l’Ufficio aveva recuperata Iva rimborsata;

che la ragione del recupero fu che il contribuente non aveva dato seguito all’invito di produrre la documentazione attestante l’esistenza del diritto al rimborso;

che la Ctr ha rilevato che la produzione documentale infine operata dalla contribuente in sede contenziosa, pur essendo ammissibile, non era idonea ad attestare il diritto al rimborso, in quanto, non essendo presente negli atti di causa l’invito a suo tempo rivolto al contribuente dall’Amministrazione finanziaria, non era possibile accertare la corrispondenza fra i documenti prodotti e quelli richiesti;

che il ricorso è proposto sulla base di un unico motivo, il quale deduce, in relazione all’art. 360, comma 1, n. 3, 4 e 5, violazione degli artt. 112,115 e 116 c.p.c., nonchè del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36;

che il motivo censura la sentenza sotto il profilo della mancanza di una motivazione idonea a dare giustificazione del decisum;

che in questo senso il motivo è inammissibile, perchè la motivazione esiste e rende perfettamente percepibile l’iter logico seguito dalla Ctr nella decisione, la cui ratio consiste nell’avere ritenuto che la mancata esibizione dell’invito rivolto in fase amministrativa al contribuente pregiudicava la possibilità di stabilire se i documenti infine prodotti in giudizio fossero utilizzabili, non potendosi stabilire se si trattava degli stessi documenti già richiesti dall’amministrazione finanziaria in fase amministrativa (è facile rinvenire in tale rilievo della sentenza impugnata un implicito, ma univoco, riferimento alla sanzione della inutilizzabilità comminata nel D.P.R. n 600 del 1973, art. 32, commi 3 e 4, applicabile anche in materia di Iva D.P.R. n. 633 del 1972, ex 51, u.c.);

che tale ratio della decisione, essendo perfettamente percepibile, avrebbe dovuto costituire oggetto di apposito motivo di ricorso riferito al contenuto della statuizione, la dove la sentenza è stata solamente e infondatamente censurata per mancanza di motivazione;

che il ricorso incorre nello stesso tempo in una palese carenza di autosufficienza, perchè non trascrive e nemmeno indica i documenti rispetto ai quali infondatamente denuncia il difetto di motivazione;

che, pertanto, il ricorso va dichiarato inammissibile.

PQM

 

dichiara inammissibile il ricorso.

Così deciso in Roma, il 4 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2017

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