Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24118 del 28/11/2016


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Cassazione civile sez. lav., 28/11/2016, (ud. 15/09/2016, dep. 28/11/2016), n.24118

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NOBILE Vittorio – Presidente –

Dott. VENUTI Pietro – Consigliere –

Dott. NEGRI DELLE TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. AMENDOLA Fabrizio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2762-2014 proposto da:

Z.L. C.F. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE PASCOLETTI 25/29, presso il Sig. SALVIA GRAZIANO,

rappresentato e difeso dagli avvocati SALVATORE VERRASTRO, ANTONIO

X., giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

Z.F.A. & C. S.A.S. P.I. (OMISSIS), in

persona del legale rappresentante tre tempere, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA CICERONE 49, presso lo studio dell’avvocato

GAETANO DI GIACOMO, che la rappresenta e difende, giusta delega in

atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 285/2013 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 07/02/2012 R.G.N. 137/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/09/2016 dal Consigliere Dott. FABRIZIO AMENDOLA;

udito l’Avvocato TOMMASO LONGO delega Avvocato X. ANTONIO;

udito l’Avvocato RAMPIONI RICCARDO per delega Avvocato DI GIACOMO

GAETANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PAOLA MASTROBERARDINO che ha concluso per l’inammissibilità, in

subordine rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con sentenza del 25 luglio 2013, la Corte di Appello di Potenza, in riforma della pronuncia di primo grado, ha respinto la domanda azionata da Z.L. nei confronti della Z.F.A. & C. s.a.s. avente ad oggetto il pagamento di somme a titolo di lavoro straordinario in quanto ritenuta non adeguatamente provata.

Quanto all’appello incidentale spiegato dal lavoratore la Corte territoriale, in quanto avente “ad oggetto il solo lavoro straordinario” di cui si chiedeva la rideterminazione quantitativa, lo ha dichiarato assorbito dalla pronuncia di rigetto della domanda riguardante le pretese rivendicate a detto titolo. Ha dunque considerato – per quanto qui interessa – “formato il giudicato sul rigetto, pronunciato dal primo giudice, sulla domanda avanzata dal lavoratore circa il riconoscimento delle differenze retributive ancorate ad un superiore inquadramento”.

2.- Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso Z.L. con tre motivi. La società ha resistito con controricorso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

3.- Con il primo motivo di ricorso si denuncia “violazione degli artt. 112, 416, 418 e 436 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per nullità della sentenza e del procedimento”, ma anche “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5″, per avere l’impugnata sentenza omesso di pronunciare sui motivi di gravame contenuti nella memoria difensiva ed appello incidentale”.

Nella sostanza si sostiene che l’appello incidentale, diversamente da quanto ritenuto dalla Corte territoriale, non riguardava solo lo straordinario bensì anche altre pretese retributive disattese dal primo giudice. All’uopo si riportano taluni passaggi dell’impugnazione in cui si lamenta che il Tribunale avrebbe immotivatamente ritenuto sia la domanda relativa allo svolgimento delle mansioni superiori sia quella relativa al mancato pagamento del TFR non sufficientemente specificata, si prospetta alla Corte la mancata pronuncia sulla richiesta di condanna al pagamento delle mensilità non corrisposte relative al periodo maggio 2006 – aprile 2007, si eccepisce che nel caso trattato innanzi al Tribunale il ricorrente aveva ben individuato l’esatto ammontare della propria domanda di Euro 365.881,04, facendo riferimento predetto importo alle risultanze dei conteggi depositati dove erano appuntati per singole voci gli importi dovuti a titolo di retribuzioni non corrisposte.

Il motivo, come formulato, è inammissibile.

Esso, deducendo un vizio di nullità afferente l’attività svolta nel processo ascrivibile al paradigma dell’error in procedendo ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, quale è pacificamente la violazione dell’art. 112 c.p.c., risulta inosservante del canone dell’autosufficienza del ricorso per cassazione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, quale requisito di contenuto – forma nell’esposizione dei motivi di impugnazione che ne condiziona l’ammissibilità.

Il principio, riflesso della necessaria specificità, completezza, chiarezza e precisione dei motivi di impugnazione in sede di legittimità (da ultimo: Cass. n. 18722 del 2016), ha trovato applicazione nella sua rigorosa estensione anche ai casi di motivi d’appello (Cass. n. 2143 del 2015; Cass. n. 12664 del 2012; Cass. n. 86 del 2012), di violazione dell’art. 112 c.p.c. (Cass. n. 8008 del 2014), di mancata pronuncia su motivi di gravame (Cass. n. 17049 del 2015; Cass. n. 26155 del 2014).

Nè può soccorrere alla parte ricorrente la qualificazione giuridica del vizio lamentato come error in procedendo, in relazione al quale la Corte è anche “giudice del fatto”, con la possibilità di accedere direttamente all’esame degli atti processuali del fascicolo di merito. Invero le Sezioni unite della Cassazione hanno statuito che, nei casi di vizio che comporti la nullità del procedimento o della sentenza impugnata, il giudice di legittimità, pur non dovendo limitare la propria cognizione all’esame della sufficienza e logicità della motivazione con cui il giudice di merito ha vagliato la questione, “è investito del potere di esaminare direttamente gli atti ed i documenti sui quali il ricorso si fonda, purchè la censura sia stata proposta dal ricorrente in conformità alle regole fissate al riguardo dal codice di rito (ed oggi quindi, in particolare, in conformità alle prescrizioni dettate dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4)” (Cass. SS. UU. n. 8077 del 2012). Dunque la parte ricorrente è tenuta ad indicare gli elementi individuanti e caratterizzanti il “fatto processuale” di cui richiede il riesame, affinchè il corrispondente motivo sia ammissibile e contenga, per il principio di autosufficienza del ricorso, tutte le precisazioni e i riferimenti necessari a individuare la dedotta violazione processuale (Cass. n. 9888 del 2016; Cass. n. 19410 del 2015; Cass. n. 17049 del 2015; Cass. n. 9734 del 2004; Cass. n. 6225 del 2005), senza limitarsi a meri stralci o generici rinvii (Cass. n. 17252 del 2016).

Nella specie l’appello incidentale è riportato caoticamente ed a stralci, senza poter concretamente verificare se esso gravasse solo la questione relativa allo straordinario (come ritenuto dalla sentenza impugnata), ovvero anche le altre domande respinte in primo grado, nè tanto meno se tale impugnazione fosse adeguatamente specifica nei suoi motivi; tale modalità di formulazione del ricorso per cassazione appare tanto più inadeguata in un caso in cui si chiede a questa Corte una valutazione che inevitabilmente deve estendersi all’atto nel suo complesso, onde verificare l’interpretazione dell’impugnazione e dei suoi confini rispetto a quella effettuata dal giudice d’appello (cfr. Cass. n. 21208 del 2005; Cass. n. 12944 del 2012; Cass. n. 21421 del 2014) il quale, nel riportare testualmente in sentenza le conclusioni di Z.L. appellante incidentale, specifica che questi ha solo richiesto “condannare la società appellante al pagamento delle differenze dovute per il lavoro straordinario, nella misura che sarà definitivamente accertata, con vittoria delle spese del grado con attribuzione”.

4. – Con il secondo motivo si denuncia “violazione degli artt. 112, 416, 418 e 436 c.p.c., art. 116 c.p.c., commi 1 e 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per nullità della sentenza e del procedimento”, ma anche “in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”, per avere “l’impugnata sentenza omesso di pronunciare sui motivi di impugnazione contenuti nella memoria difensiva ed appello incidentale inerenti la mancata, errata ed insufficiente valutazione della documentazione probatoria offerta e scaturente dagli atti di causa e dalla omessa valutazione del rifiuto ingiustificato del resistente di consegnare al CTU in primo grado la documentazione contabile e per vizio di ultrapetizione”.

Si lamenta che nelle sentenze di entrambi i gradi di merito non sarebbe stata esaminata la documentazione versata in giudizio “in correlazione alla richiesta del mancato riconoscimento delle mensilità non corrisposte per il periodo maggio 2006 – aprile 2007 e al mancato riconoscimento del TFR”. Si contesta il giudizio della Corte circa il mancato raggiungimento della prova dello straordinario.

Anche tale motivo non può trovare accoglimento, atteso che, nonostante la veste formale che lamenta ancora un error in procedendo rispetto al quale la censura incorre nel medesimo difetto di autosufficienza illustrato innanzi, nella sostanza invoca una rivalutazione del materiale probatorio, in particolare di numerosi documenti, inammissibile nel vigore dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come rigorosamente interpretato da SS.UU. n. 8054 del 2014.

5. – Con il terzo motivo si denuncia nullità della sentenza della Corte di Appello e del collegato dispositivo in quanto quest’ultimo “riporta un numero di ruolo diverso da quello riguardante il giudizio di appello intercorso tra le parti”.

La doglianza è manifestamente infondata in quanto quello denunciato non configura certo un vizio che comporti la nullità della sentenza, essendo pacifico che la Corte di Potenza si sia pronunciata sulle impugnazioni proposte dalla Z.F.A. & C. s.a.s. (appellante principale) e da Z.L. (appellante incidentale) nel giudizio insorto tra le medesime.

6. – Conclusivamente il ricorso deve essere respinto.

Le spese seguono la soccombenza liquidate come da dispositivo. Poichè il ricorso per cassazione risulta nella specie proposto in data 22 gennaio 2014 occorre dare atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, come modificato dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese di lite liquidate in Euro 3.600,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre accessori secondo legge e spese generali al 15%.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 15 settembre 2015.

Depositato in Cancelleria il 28 novembre 2016

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