Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24114 del 27/09/2019

Cassazione civile sez. VI, 27/09/2019, (ud. 25/06/2019, dep. 27/09/2019), n.24114

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI VIRGILIO Rosa Maria – Presidente –

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3549-2018 proposto da:

B.I., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PASUBIO 15,

presso lo studio dell’avvocato DARIO PICCIONI, rappresentato e

difeso dall’avvocato MARIA GRAZIA CORTI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO (OMISSIS), in persona del Ministro pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende ope legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2976/2017 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 27/06/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 25/06/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con ricorso ex art. 702 bis c.p.c., B.I., cittadino maliano, impugnava, innanzi al Tribunale di Milano, il provvedimento di diniego delle misure di protezione internazionale emesso dalla competente Commissione Territoriale affermando di essere stato costretto a fuggire dal Mali per sottrarsi all’arruolamento nelle fila di un gruppo di terroristi islamici che avevano già lapidato suo padre perchè rifiutatosi di combattere con loro. Il Tribunale adito rigettava le istanze di protezione e la decisione veniva confermata dalla Corte di Appello di Milano, che, con sentenza n. 2976/2017, considerava il racconto del richiedente poco credibile e contraddittorio. B.I. (propone ricorso per cassazione con due motivi. Il Ministero ha depositato atto di costituzione, ai fini della partecipazione alla udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, per non avere la Corte di Appello applicato, nel caso di specie, i principi in materia di attenuazione dell’onere della prova gravante in capo al richiedente protezione internazionale e per non aver valutato la sua credibilità, alla luce dei parametri sopracitati.

2. La censura è infondata. Essa non solo confonde e sovrappone i principi in tema di credibilità soggettiva con quelli di cooperazione istruttoria, ma non incontra la ratio decidendi del provvedimento impugnato. Il giudizio di non credibilità soggettiva risulta, invero, assunto in conformità dei canoni di legge, per esser stata esclusa a monte la verosimiglianza del narrato in riferimento al Paese di origine, stante l’incapacità del richiedente di descrivere la Città dove asseriva di esser nato e cresciuto. E secondo la giurisprudenza di questa Corte la valutazione di credibilità soggettiva precede il dovere di cooperazione istruttoria, in quanto ove le dichiarazioni siano giudicate inattendibili alla stregua degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, non occorre procedere ad un approfondimento istruttorio officioso circa la prospettata situazione persecutoria nel Paese di origine, salvo che la mancanza di veridicità derivi, ma non è questo il caso, esclusivamente dall’impossibilità di fornire riscontri probatori (Cass. n. 16925 del 2018).

3. Il giudizio negativo sulla veridicità delle dichiarazioni del richiedente ha conseguenze, nel caso in esame, anche in riferimento al riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al citato D.Lgs., art. 14, lett. c). Ed, infatti, quando, come nella specie, la vicenda narrata si presenti non coerente e plausibile avendo riguardo ai profili che ineriscano al legame del richiedente con una determinata regione, è corretto escludere che la situazione di violenza indiscriminata localizzata nella regione predetta possa assumere rilievo ai fini dell’accoglimento della domanda di protezione sussidiaria di cui al citato art. 14, lett. c): e per tale ragione non sarà nemmeno necessario procedere, a norma del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, ad accertamenti officiosi che abbiano ad oggetto la presenza o meno di un conflitto armato in quell’area geografica (cfr. da ultimo Cass. n. 11273 del 2019).

4. Con il secondo motivo, il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 TUI, comma 6, e dell’art. 19TUI, per non avere la Corte di Appello riconosciuto la condizione di particolare vulnerabilità e quindi la protezione internazionale per motivi umanitari, sia in ragione della critica situazione socio-politica che attinge anche attualmente il suo Paese di provenienza, sia del livello di integrazione da lui raggiunto nel nostro Paese.

5. Il motivo è inammissibile. La Corte di Appello ha puntualmente escluso la sussistenza di specifiche situazioni di vulnerabilità ed ha anche escluso l’inizio di un serio e disinteressato percorso di integrazione sociale e economica da parte di B.I.. Tali valutazioni, impingendo nel merito, sono insindacabili innanzi al Giudice di legittimità.

5. Non va disposto sulle spese stante il mancato svolgimento di attività difensiva della parte intimata, tale non potendo considerarsi l’atto di costituzione depositato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art., comma 1-bis

Così deciso in Roma, il 25 giugno 2019.

Depositato in Cancelleria il 27 settembre 2019

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