Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2411 del 31/01/2018


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. II, 31/01/2018, (ud. 24/02/2017, dep.31/01/2018),  n. 2411

Fatto

FATTI DI CAUSA

1) La controversia concerne un’azione possessoria relativa all’accesso alla piazzola antistante la farmacia di R.R., conduttrice dell’immobile di proprietà M. (marito della farmacista), il quale ha acquistato l’immobile nel luglio 2003 da C.E..

Nell’agosto 2003 il Condominio convenuto ha posto dei colonnotti in luogo di preesistenti fioriere e una sbarra elettrica, dotando di chiavi i condomini, ma impedendo l’accesso nell’area condominiale ai clienti della farmacia che vi sostavano.

Proprietario dell’immobile, farmacista e venditrice hanno agito per la cessazione dello spoglio o delle molestie.

Il Condominio ha resistito eccependo tra l’altro che i lavori erano stati eseguiti in adempimento di delibera condominiale del marzo 2003, delibera alla quale, stando alla sentenza d’appello, la venditrice C. aveva prestato il proprio assenso, firmando il progetto poi realizzato dal Condominio.

Il tribunale di Parma ha accolto la domanda dei signori R., M..

Due condomini dello stabile, signori F. e D., hanno impugnato con successo la sentenza di primo grado.

Il Condominio è rimasto contumace in appello.

La Corte di appello di Bologna, il 18 maggio 2012, in riforma della sentenza impugnata, ha rigettato ogni domanda possessoria.

I coniugi M. hanno proposto ricorso per cassazione, notificato ad alcuni intimati “a mani proprie” a partire dal 2 gennaio 2013 e ad altri con atti notificati successivamente a causa dell’iniziale esito negativo del procedimento, con due motivi.

Il Condominio è rimasto intimato, così come la C. e gli altri condomini.

Gli appellanti F.A. e Fernanda D. hanno resistito con controricorso.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

2) I condomini resistenti hanno eccepito la tardività del ricorso per cassazione in quanto notificato loro nel gennaio 2013, ma dopo la scadenza del termine, avvenuta asseritamente il 2 gennaio 2013.

L’eccezione è sotto ogni profilo infondata.

Basti dire che, al di là dell’applicazione dell’art. 331 c.p.c., che avrebbe imposto l’integrazione del contraddittorio anche in sede di udienza (SU 14124/2010), rileva la applicazione della L. n. 69 del 2009, art. 58, in forza del quale il termine applicabile era ancora quello annuale (cfr., tra le tante, Cass. n. 17060 del 5/10/2012, relativa, esattamente in termini, a causa iniziata nel 2003).

3) E’ invece da accogliere il primo motivo del ricorso principale, che mira ad affermare la carenza di legittimazione attiva degli appellanti odierni resistenti, come eccepito senza successo dai coniugi M. davanti alla Corte di appello.

Parte ricorrente, per negare la proponibilità dell’appello, denuncia violazione degli artt. 1130 e 11311 c.c., e contesta la legittimazione degli appellanti condomini. Deduce che in causa si controverte delle modalità di gestione di un bene comune in uso esclusivo (la piazzola antistante la farmacia), senza che si sia mai discusso di uso pro quota ex art. 1102 c.c. da parte dei condomini e invoca all’uopo Cass. 9213/05 e Cass. 19223/11.

Parte resistente ammette (controricorso pag. 11) che, se una controversia ha ad oggetto l’impugnazione di delibere condominiali, la legittimazione ad impugnare spetta al solo amministratore; assume tuttavia che nella specie si controverte di diritti relativi alla partecipazione di ogni singolo proprietario di condominio, leso nel suo personale interesse. Aggiunge che “gli atti conservativi di difesa di beni comuni” spettano ad ogni singolo condomino e che la regolazione dell’esercizio di un diritto reale non integra un atto di gestione del bene comune, ma l’esercizio individuale di un diritto.

4) Il ricorso è fondato.

Il Collegio è consapevole della varietà di accenti giurisprudenziali (Cass. 19223/11; 16562/15) che connota le tesi esposte dalle parti in ordine alla legittimazione dei singoli condomini di far valere in sede di impugnazione i propri interessi esclusivi.

Ritiene tuttavia di riaffermare che nel condominio d’edifici, il principio, secondo cui l’esistenza dell’organo rappresentativo unitario non priva i singoli condomini del potere di agire in difesa dei diritti connessi alla loro partecipazione, nè, quindi, del potere di intervenire nel giudizio in cui tale difesa sia stata legittimamente assunta dall’amministratore e di avvalersi dei mezzi d’impugnazione per evitare gli effetti sfavorevoli della sentenza pronunciata nei confronti del condominio, non trova applicazione relativamente alle controversie che, avendo ad oggetto non diritti su un servizio comune ma la sua gestione, sono intese a soddisfare esigenze soltanto collettive della comunità condominiale o l’esazione delle somme dovute in relazione a tale gestione da ciascun condomino; pertanto, poichè in tali controversie non vi è correlazione immediata con l’interesse esclusivo di uno o più partecipanti, bensì con un interesse direttamente collettivo e solo mediatamente individuale al funzionamento e al finanziamento corretti dei servizi stessi, la legittimazione ad agire e ad impugnare spetta esclusivamente all’amministratore, sicchè la mancata impugnazione della sentenza da parte di quest’ultimo esclude la possibilità per il condomino di impugnarla. (Cass. n. 9213 del 04/05/2005; Cass. 1208/17, ma già, con il sostegno della dottrina di matrice giudiziaria, Cass. 6480/98; 8257/97; 2393/94).

4.1) Per stabilire la sorte del caso di specie è decisivo l’esame della sentenza di primo grado, la quale ha posto le qualificazioni da cui scaturisce l’interesse qualificante delle parti.

Il tribunale di Parma ha focalizzato l’attenzione sulla attività di spoglio attuata dall’amministratore in base ad autorizzazione o delibera assembleare. Ha su questa base (pag.6) riconosciuto la legittimazione passiva del precedente amministratore B. quale autore materiale dello spoglio e del Condominio, in persona del nuovo amministratore, in carica al momento della costituzione in giudizio.

Ha poi espressamente ritenuto che l’amministratore abbia agito in base a delibera condominiale (pag.7 e 8), illustrando i contenuti della delibera con cui erano stati disposti preventivi per l’opera poi eseguita, denunciata dai ricorrenti, la cui esecuzione era stata lasciata alla doverosa gestione dell’amministratore. Ha considerato che la delibera, “ad onta delle patenti irregolarità procedimentali”, era comunque efficace.

Ha infine ritenuto, individuando il secondo problema che costituiva oggetto del contendere, che l’attività realizzata dall’amministratore in attuazione della delibera era valsa ad opporre all’altrui godimento del piazzale una limitazione che impediva alle auto di transitare in loco, attività costituente spoglio.

Ferma la qualificazione data, che risulta dai limiti dell’azione possessoria proposta dalle parti ricorrenti e qualificata dal giudice di merito, la legittimazione ad impugnare la sentenza di primo grado era solo del Condominio, al quale era stata fatta risalire in via esclusiva la paternità dell’iniziativa denunciata, senza immediati riflessi per i diritti dei singoli. Costoro non erano coinvolti dalla richiesta di parte, la quale era limitata a rimuovere l’operato dell’amministratore, attivatosi su delibera condominiale.

Ne discende che i due condomini appellanti, estranei al giudizio di primo grado, non avevano titolo per proporre appello, potendo far valere in altra più appropriata sede i diritti di comproprietari e compossessori.

5) Il ricorso va quindi accolto, restando assorbito il secondo motivo, concernente questioni di merito che sono superate dalla inammissibilità dell’appello, che comporta la decisione di merito della causa.

La compensazione delle spese di lite, sia del grado di appello che di quello di legittimità, è giustificata dalla obbiettiva difficoltà di orientamento giurisprudenziale in materia.

PQM

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, dichiara inammissibile l’appello.

Spese compensate sia in grado di appello che di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 24 febbraio 2017.

Depositato in Cancelleria il 31 gennaio 2018

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA