Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24105 del 24/10/2013


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Civile Sent. Sez. 3 Num. 24105 Anno 2013
Presidente: TRIFONE FRANCESCO
Relatore: TRAVAGLINO GIACOMO

SENTENZA

sul ricorso 23562-2007 proposto da:
DEL BUONO EUFEMIO DLBFME28P30C587B, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA CRESCENZIO 20, presso lo
studio dell’avvocato TRALICCI GINA, che lo
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– ricorrente 2013
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contro

ASSICURAZIONI GENERALI S.P.A. 10619830150, in persona
dei suoi legali rappresentanti pro tempore dott.
TOMMASO CECCON e Rag. MICHELE CORBO, elettivamente
d=i2iliata in ROMA, VI R LUIGI SETTEMBRINI 28, presso

1

Data pubblicazione: 24/10/2013

lo studio dell’avvocato BAIOCCHI ATTILIO, che la
rappresenta e difende giusta delega in atti;
– controricorrente

avverso la sentenza n. 23958/2006 del TRIBUNALE di
ROMA, depositata il 21/11/2006, R.G.N. 49825/2001;

udienza del 05/04/2013 dal Consigliere Dott. GIACOMO
TRAVAGLINO;
udito l’Avvocato NICOLA STANISCIA per delega;
udito l’Avvocato EMANUELA ERCOLE per delega;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. PIERFELICE PRATIS che ha concluso per
il rigetto del ricorso;

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udita la relazione della causa svolta nella pubblica

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Nel giugno del 2003 le Assicurazioni generali s.p.a.
• proposero appello avverso la sentenza del giudice di pace
di Roma con la quale era stata dichiarata inammissibile
l’opposizione proposta da essa appellante avverso il

omesso deposito dell’originale del provvedimento.
Il tribunale di Roma, in accoglimento del gravame, ritenne
ammissibile e fondata l’opposizione, revocando il decreto.
Per la cassazione della sentenza del giudice capitolino
Eufemio Del Buono (originaria parte opposta) ha proposto
ricorso illustrato da un unico, complesso motivo di
impugnazione.
Resiste con controricorso la compagnia assicuratrice, che
illustra l’atto di resistenza con memoria.
MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è inammissibile.
Con il primo (ed unico) motivo,

si denuncia

violazione e

falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 . 3
c.p.c. con riguardo agli artt. 113, 339, 324 cp,c„- vizio
di motivazione ex art. 360 n. 5 c.p.c..
La censura è corredata dal seguente quesito di diritto
(formulato ai sensi dell’art. 366 bis c.p.c., applicabile
ratione temporis,

nel vigore del D.lgs. 40/2006):

Dica la Corte:

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decreto ingiuntivo emesso da quello stesso giudice per

se

in cui il giudice di pace, giudice

dell’opposizione, abbia dichiarato la propria incompetenza
per valore relativamente alla domanda riconvenzionale, la
stessa possa essere valutata al fini della determinazione
del valore della causa;

riconvenzionale rientrante nella competenza per valore del
giudice superiore, il giudice dell’opposizione non può
rimettere tutta la causa al giudice superiore, ma deve
rimettergli soltanto la causa relativa alla domanda
riconvenzionale e trattenere quella concernente
l’opposizione a decreto ingiuntivo;
se avverso la decisione con cui il giudice di pace, giudice
dell’opposizione avverso un decreto ingiuntivo di valore
inferiore a L. 2 milioni, unitamente al merito abbia
primariamente dichiarato la propria incompetenza per valore
relativamente alla domanda riconvenzionale di valore
superiore a L. 2 milioni, avverso tale decisione possa
essere proposto appello ovvero, legittimamente, debba
essere proposto solo ricorso di legittimità.
Il motivo, prima ancora ed a prescindere dalla sua
infondatezza (il giudice di pace, nella specie, non ha mai
dichiarato la propria incompetenza per valore – né avrebbe
potuto farlo, data la tardività della relativa eccezione mentre, sulla legittimità dell’appello come corretta forma
di impugnazione

in subiecta materia si
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è già espressa

se nel giudizio di opposizione sia proposta domanda

questa Corte con la sentenza n. 26017 del 2011) è
patentemente inammissibile.
Sul tema del cd. “quesito multiplo”, quale quello di
specie, questa Corte ha, difatti, più volte evidenziato
come debba ritenersi inammissibile il quesito formulato in
attività

interpretativa della Corte, come accade nell’ipotesi in cui
sia proposto un quesito multiplo, la cui formulazione
imponga alla Corte di sostituirsi al ricorrente mediante
una preventiva opera di semplificazione, per poi procedere
alle singole risposte che potrebbero essere tra loro
diversificate

(Cass. 29 gennaio 2008, n. 1906; 29 febbraio

2008, n. 5471; 23 giugno 2008, n. 17064). Ebbene, i quesiti
formulati dalla difesa ricorrente appartengono,
incontrovertibilmente, a tale

species facti

(in senso

ulteriormente specificativo, Cass. 14 giugno 2011, n.
12950, stabilisce che va qualificato come quesito multiplo
quello che sia formulato in modo tale da rendere necessaria
una molteplicità di risposte da parte della Corte, e tale
altresì che le relative risposte risultino tra loro
differenziate),

onde l’impossibilità, per il collegio, di

applicare quella diversa (e condivisibile) giurisprudenza
(Cass. 31 agosto 2011, n. 17886) secondo la quale,
specularmente,

il motivo di ricorso deve ritenersi

ammissibile volta che il ricorrente, pur avendo formulato
distinti e plurimi quesiti di diritto corrispondenti alle

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termini tali da richiedere una previa

diverse articolazioni di cui si compone la censura mossa
alla sentenza di merito, abbia pur tuttavia denunciato la
violazione di diverse norme di legge con riferimento ad
un’unica, eventualmente fondamentale questione di diritto
oggetto della richiesta decisione.

di motivazione della sentenza impugnata, ancora le sezioni
unite di questa corte hanno specificato (Cass. ss.uu.
20603/07) l’esatta portata del sintagma “chiara indicazione
del fatto controverso” in relazione al quale la motivazione
si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per
le quali la dedotta insufficienza della motivazione la
renda inidonea a giustificare la decisione: la relativa
censura deve contenere, cioè,

un momento di sintesi

(omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva
puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare
incertezze in sede di formulazione del ricorso e di
valutazione della sua ammissibilità (momento di sintesi
che, nella specie, manca del tutto).
La disciplina delle spese segue – giusta il principio della
soccombenza – come da dispositivo.
P.Q.M.

La corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il
ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di
cassazione, che si liquidano in complessivi E. 2200, di cui
E. 200 per spese.

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Sulla sintesi necessaria per l’esame del denunciato vizio

Così deciso in Roma, li 5.4.2013

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