Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2410 del 29/01/2019

Cassazione civile sez. trib., 29/01/2019, (ud. 26/10/2018, dep. 29/01/2019), n.2410

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE MASI Oronzo – Presidente –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – Consigliere –

Dott. BILLI Stefania – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 7149-2014 proposto da:

COMUNE DI TELESE TERME, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

FEDERICO CESI 44, presso lo studio dell’avvocato RAPUANO DONATELLA,

rappresentato e difeso dall’avvocato CAMILLO CANCELLARIO;

– ricorrente –

contro

CASA DI CURA GEPOS SRL;

– intimato –

avverso la sentenza n. 126/2013 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 07/08/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/10/2018 dal Consigliere Dott. BILLI STEFANIA.

Fatto

RITENUTO

CHE:

– la controversia ha ad oggetto un provvedimento di diniego di agevolazioni per il tributo TARSU relativo allo smaltimento rifiuti per l’anno 2010; in particolare, con il provvedimento di diniego è stata respinta la richiesta di esenzione con riferimento ai locali della casa di cura odierna intimata, destinati alla degenza nei reparti non infettivi;

– la contribuente ha impugnato il provvedimento con cui l’amministrazione locale, dopo avere emesso un atto di diniego dell’agevolazione, ha respinto l’istanza di addivenire ad un bonario componimento;

– la C.T.R. campana, confermando la sentenza della commissione tributaria provinciale, ha accolto il ricorso sul presupposto della natura provvedimentale di tale ultimo diniego; nel merito, ha rilevato l’assenza del presupposto impositivo consistente, nella specie, nella delibera con cui l’ente ha assimilato i rifiuti speciali prodotti dalla contribuente a quelli urbani;

– avverso la sentenza ricorre il comune, mentre la contribuente resta intimata.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1 Con un unico motivo di ricorso il comune lamenta la violazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, nonchè la nullità della sentenza e l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio; in particolare, si duole del mancato esame dell’eccezione preliminare, sollevata genericamente in primo grado e con uno specifico motivo di ricorso in appello, secondo cui la contribuente, non ha impugnato nei termini l’atto di diniego del 5.2.2010, ma solo la successiva nota di rigetto di definizione bonaria della questione del 19.4.2010. Lamenta il comune l’elusione da parte della contribuente dei termini per impugnare di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21.

2. Il motivo è fondato, in quanto il comune ha dedotto e dimostrato di avere tempestivamente eccepito la non impugnabilità della nota del 19.4.2010 e la conseguente decadenza dal potere di impugnazione del provvedimento di diniego. La sentenza della CTR esamina, infatti, solo una delle due eccezioni preliminari sollevate nell’atto di appello del comune, ovvero la questione dell’inammissibilità del ricorso “per non essersi proceduto all’autonoma impugnazione della norma regolamentare afferente alle modalità di calcolo ai fini della determinazione della superficie tassabile.” Nulla dice, invece, in relazione alla doglianza sopra esposta, oggi motivo di ricorso. L’esame dell’eccezione dedotta è indefettibile, potendo determinare l’accoglimento o il rigetto dell’appello, nonchè rilevante, stante la possibilità di un’elusione dei termini perentori fissati dall’ordinamento per impugnare gli atti impositivi.

2.1. Per altro verso non può valere l’affermazione contenuta in motivazione, riferita all’eccezione esaminata, che l’atto impugnato ha natura provvedimentale di rigetto. La nota impugnata, infatti, è una conferma implicita dell’atto di diniego e, come tale non è autonomamente impugnabile, pena la violazione del principio del numero chiuso degli atti impugnabili di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, nonchè della violazione dei termini perentori fissati dal citato D.Lgs., art. 21, per l’impugnativa degli stessi. Si condivide, inoltre, l’orientamento della S.C. per il quale “le istanze stragiudiziali rivolte all’Amministrazione al fine di sollecitare una rimeditazione delle proprie determinazioni introducono un autonomo procedimento amministrativo e si situano nel diverso ambito dell’esercizio dei poteri officiosi riservati alla P.A.”(Cass. n. 14962 del 2018 con le pronunce precedenti ivi richiamate). Del resto “il sindacato giurisdizionale sull’impugnato diniego, espresso o tacito, di procedere ad un annullamento in autotutela può riguardare soltanto eventuali profili di illegittimità del rifiuto dell’Amministrazione, in relazione alle ragioni di rilevante interesse generale che giustificano l’esercizio di tale potere, e non la fondatezza della pretesa tributaria, atteso che, altrimenti si avrebbe un’indebita sostituzione del giudice nell’attività amministrativa o un’inammissibile controversia sulla legittimità di un atto impositivo ormai definitivo.”(Cass. n. 1965 del 2018 e 7616 del 2018).

3. Ne consegue l’accoglimento del ricorso per l’omesso esame dell’eccezione che risulta fondata e la cassazione della sentenza impugnata. Non risultando impugnato l’atto di diniego del 5.2.2010, non sono necessari ulteriori accertamenti, in quanto la contribuente è decaduta dal potere di impugnare.

4. Le spese del giudizio seguono la soccombenza e vengono liquidate in dispositivo; si dà altresì atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato.

PQM

– accoglie il ricorso.

– cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, respinge il ricorso introduttivo proposto dalla contribuente;

– condanna la contribuente a pagare in favore del comune le spese del presente giudizio, pagare le spese di lite del presente giudizio, che liquida nell’importo di Euro 1.200,00 per compensi, oltre rimborso e spese forfettarie nella misura del 15 % ed accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2018.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2019

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