Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24092 del 13/10/2017

Cassazione civile, sez. III, 13/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.13/10/2017),  n. 24092

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2986-2015 proposto da:

MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITA’ RICERCA, (OMISSIS) in persona del

Ministro pro tempore, domiciliato ex lege in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, da cui è

difeso per legge;

– ricorrenti –

contro

L.R., T.M.R., domiciliati in ROMA, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato RAFFAELLA FORLIANO, ALFONSO FRAGOMENI giusta procura

speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

L.F., ALLIANZ SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 229/2014 della CORTE D’APPELLO di POTENZA,

depositata il 26/06/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19/07/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore generale CARDINO Alberto, che ha chiesto

l’inammissibilità del ricorso presentato nei confronti di

L.R. e T.R.M. e rigettare il ricorso presentato nei

confronti di L.F..

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 1994, L.R. e T.R.M., nella qualità di esercenti la potestà genitoriale su L.F., convenivano in giudizio il Ministero della Pubblica Istruzione al fine di sentirlo condannare al risarcimento dei danni per le lesioni riportate dalla piccola F. durante l’attività scolastica.

Più precisamente, gli attori assumevano che la loro figlia di sei anni, alunna della 1A classe della Scuola elementare (OMISSIS), durante l’intervallo per la ricreazione, cadeva a terra a causa di una spinta da parte di un compagno di classe, riportando lesioni ad un incisivo.

Gli attori chiedevano l’accertamento della responsabilità dell’amministrazione convenuta, con le seguenti statuizioni di carattere risarcitorio, ritenendo applicabile al caso di specie la norma di cui all’art. 2048 c.c.

Contrastavano la domanda il Ministero della Pubblica Istruzione e Lloyd Adriatico SpA, chiamata in garanzia dal primo, assumendo che nessuna colpa e responsabilità, ai sensi dell’art. 2048 c.c., poteva ascriversi al personale della scuola in ordine all’incidente verificatosi.

Il Tribunale di Potenza, con sentenza n. 10331/2004, accoglieva la domanda degli attori, condannando i convenuti a risarcire i danni per le lesioni riportate dalla minore L.F., previa diversa qualificazione giuridica della domanda stessa. Il Tribunale, infatti, ha ritenuto applicabile al caso non la responsabilità ex art. 2048 c.c.bensì quella contrattuale, ex art. 1218 c.c., rispetto alla quale parte convenuta non ha fornito la prova liberatoria per l’inadempimento della prestazione.

Avverso la citata sentenza, con atto notificato a L.R. e T.R.M. (non a L.F., ormai maggiorenne) l’amministrazione soccombente proponeva gravame lamentando, tra l’altro, la violazione ed errata applicazione dell’art. 2048 c.c.

Resistevano all’appello L.R. e T.R.M., convenuti in giudizio erroneamente in quanto, essendo la figlia diventata maggiorenne, sprovvisti di legittimazione, e la stessa L.F. che invocava la conferma della sentenza di primo grado.

2. Con sentenza n. 229 del 20 giugno 2014, la Corte d’Appello di Potenza, dopo aver dichiarato inammissibile l’appello proposto nei confronti di L.R. e T.R.M., riformava parzialmente la sentenza di primo grado relativamente alla misura del risarcimento da corrispondere a L.F..

3. Avverso la predetta sentenza ricorre il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca con un unico motivo.

3.1. Resistono con controricorso L.R. e T.R.M..

3.2. Il Procuratore Generale ha depositato requisitoria scritta che conclude per la inammissibilità del ricorso o, in subordine, per il rigetto.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4. Occorre principalmente esaminare l’eccezione di inammissibilità del ricorso sollevata dai controricorrenti perchè il ricorso è stato notificato anche a loro personalmente.

L’eccezione è fondata.

Infatti il ricorso è inammissibile nei loro confronti per difetto di interesse perchè non sono titolari di un interesse autonomo.

5. Con il primo ed unico motivo il ricorrente denuncia “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e, ove occorra, dell’art. 342 c.p.c., in relazione al motivo di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere, il giudice dell’appello, ritenuto non oggetto dell’impugnazione la sentenza di primo grado nella parte in cui procede ad una diversa qualificazione giuridica della domanda.

Si duole che è errata è statuizione dell’impugnata sentenza con la quale la Corte d’appello di Potenza ha rigettato il gravame proposto dal Ministero avverso la decisione del Tribunale di Potenza ritenendo che non fosse stata oggetto di impugnazione la statuizione della sentenza di primo grado con la quale la fattispecie concreta posta all’esame del Giudice era stata qualificata come ipotesi di responsabilità contrattuale. La Corte ha omesso di pronunciarsi sullo specifico motivo di gravame concernente il capo della sentenza con cui il Tribunale aveva proceduto ad un errata qualificazione della fattispecie.

Il motivo è inammissibile.

Difatti la responsabilità del Ministero può essere fondata sull’art. 2048 c.c., nel caso di danno procurato da un alunno minore ad altro alunno, oppure sull’art. 1218 c.c., nel caso di danno procurato dall’alunno a se medesimo. Si tratta di due ipotesi alternative di responsabilità. Non solo per il diverso regime giuridico fra responsabilità extracontrattuale e responsabilità contrattuale, ma perchè diversi sono i presupposti fattuali cui esse sono ancorate. Nel caso di specie è indubbio che venne fatta valere la responsabilità ex art. 2048 c.c. e che invece il Tribunale di Potenza qualificò la responsabilità del Ministero nei termini di cui all’art. 1218 c.c., mutandone così radicalmente la causa petendi e violando, in tal modo, l’art. 112 c.p.c., essendo diversi i presupposti fattuali dell’una domanda rispetto all’altra. E’, però, altrettanto vero che l’atto di appello del Ministero non ha censurato tale vizio, come esattamente rilevato dalla sentenza della Corte d’Appello limitandosi ad invocare, invece, l’assenza dei presupposti della responsabilità ex art. 2048 c.c.. Pertanto sul punto si è formato il giudicato.

6. Le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza.

PQM

 

la Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.200,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in curo 200, ed agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della non sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 13 ottobre 2017

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