Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24082 del 24/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 24/11/2016, (ud. 13/10/2016, dep. 24/11/2016), n.24082

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCHIRO’ Stefano – Presidente –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. CONTI Roberto Giovanni – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10630-2015 proposto da:

N.V., N.A., in qualità di soci e legali rappresentanti

della EDIL BELVEDERE DI N.V., A. & C. SNC,

elettivamente domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CASSAZIONE, rappresentati e difesi dall’avvocato PIERGIOVANNI MORI

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende ope

legis;

– resistente –

avverso la sentenza n. 2027/1/2014 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di FIRENZE del 14/07/2014, depositata il 21/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

13/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ROBERTO GIOVANNI CONTI;

udito l’Avvocato Piergiovanni Mori difensore dei ricorrenti che

chiede l’accoglimento del ricorso.

Fatto

IN FATTO E IN DIRITTO

N.A. ha impugnato con ricorso per cassazione affidato a 3 26.2.2003 motivi la sentenza della CTR Toscana meglio indicata in epigrafe che, decidendo in sede di rinvio, ha rigettato l’appello proposto contro la sentenza di primo grado con la quale era stato ritenuto legittimo l’avviso di accertamento relativo a IVA e altri tributi per gli anni 1996 e 1997.

L’Agenzia delle entrate non ha depositato difese scritte.

Va premesso che il Collegio ritiene che la causa debba essere decisa con le forme della motivazione semplificata.

Il primo motivo di ricorso è fondato e assorbe l’esame degli altri.

Ed invero, l’appello alla sentenza notificata il 26.2.2003 all’ufficio fiscale è stato proposto con atto del 7.7.2003 e dunque oltre il termine breve di impugnazione di 60 giorni.

Pertanto l’impugnazione era inammissibile.

Sulla base di tali considerazioni, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio dichiarando che l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate era inammissibile.

Le spese del giudizio di merito vanno compensate, in relazione al contegno processuale della parte contribuente, mentre quelle del giudizio di legittimità vanno poste a carico dell’Agenzia delle entrate.

PQM

La Corte, visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c.

Accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri. Cassa senza rinvio la sentenza impugnata e dichiara inammissibile l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate.

Compensa le spese del giudizio di merito e condanna l’Agenzia delle entrate al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in favore della parte ricorrente in Euro 3000,00 per compensi, oltre Euro 100,00 per esborsi, oltre spese generali in misura pari al 15 % dei compensi ed altri accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della sezione sesta civile, il 13 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2016

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