Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24074 del 26/09/2019

Cassazione civile sez. II, 26/09/2019, (ud. 18/01/2019, dep. 26/09/2019), n.24074

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GIUSTI Alberto – Presidente –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – rel. Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17900/2015 proposto da:

P.R., elettivamente domiciliato in Roma, Viale Delle

Medaglie D’oro 143, presso lo studio dell’avvocato Stefano

Barattelli, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

M.U., elettivamente domiciliato in Roma, V. Del Caucaso

21, presso lo studio dell’avvocato Gianluca Silenzi, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

T.A.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 3367/2014 della corte d’appello di Roma,

depositata il 20/05/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/01/2019 dal Consigliere Dott. Annamaria Casadonte.

Fatto

RILEVATO

che:

– il presente giudizio di legittimità trae origine dal ricorso proposto da P.R. – notificato in data 15/7/2015, avverso la sentenza della Corte d’appello di Roma (meglio indicata in epigrafe) che aveva rigettato l’appello principale del P. e dichiarato inammissibile quello incidentale di T.A.;

– occorre premettere che, in un precedente giudizio, il sig. M.U. aveva ottenuto la risoluzione per inadempimento del contratto col quale aveva venduto a T.A. l’immobile sito in (OMISSIS), in oggetto;

– in quel giudizio, però, il giudice non aveva disposto per il rilascio dell’immobile da parte dell’acquirente inadempiente all’obbligazione del pagamento del prezzo;

– conseguentemente il M. instaurò un secondo giudizio, innanzi al Tribunale di Roma, chiedendo il rilascio dell’immobile ed anche il versamento, in suo favore, dell’indennità da illegittima occupazione, in quanto l’immobile di sua proprietà risultava essere stato locato dal P. al sig. B.E.M.;

– il giudizio per il rilascio e l’indennità fu introdotto nei confronti di T.A., P.R. e B.E.M.;

– il Tribunale di Roma accolse con la sentenza n. 14880/2008 la domanda e condannò i convenuti al rilascio dell’immobile e al pagamento della somma di Euro 36.000,00 come indennità per occupazione illegittima;

– questa sentenza fu impugnata dal P.;

– si costituì, con appello incidentale, T.A., chiedendo la sospensione del giudizio ex art. 295 c.p.c., per la pendenza di un alto procedimento, tra lei e l’appellante, avente ad oggetto la proprietà dell’immobile;

– il P. dedusse anche che B.E.M. non era censito come residente nel comune di Roma e che, nell’immobile di via (OMISSIS) risultava risiedere tale B.I., che lo deteneva in forza di una scrittura privata di comodato immobiliare precario ed oneroso, stipulata il 01/03/2004;

– di conseguenza il P. chiedeva che si dichiarasse nulla la sentenza di primo grado per mancata integrazione del contraddittorio nei confronti di B.I., con conseguente rimessione al primo giudice;

– la corte d’appello, rigettò il gravame, sia riguardo alla domanda di nullità, proposta dal P., che a quella incidentale di T.A., confermando la sentenza impugnata;

– la cassazione di detta sentenza è chiesta dal P. sulla scorta di due motivi, illustrati da memoria ex art. 380 bis.1 c.p.c., contro i quali resiste, con tempestivo controricorso, M.U..

Diritto

CONSIDERATO

che:

– va preliminarmente valutata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso in Cassazione, proposta dal controricorrente;

-il signor M., infatti, afferma che era intervenuta la decadenza dal termine lungo per la proposizione dell’impugnazione, come disciplinato per i procedimenti introdotti prima della novella di cui alla L. n. 69 del 2009;

– infatti, l’odierno ricorrente avrebbe notificato il ricorso il 2/7/2015 – tempestivamente rispetto al termine lungo di un anno e 46 giorni – ad un indirizzo errato e cioè presso (OMISSIS), pur essendo lo studio del difensore di M.U. sito in (OMISSIS);

– afferma il controricorrente che l’indirizzo corretto sarebbe stato conoscibile dalla controparte, se questa avesse agito secondo l’ordinaria diligenza, poichè esso era stato già indicato come domicilio eletto nella comparsa di costituzione e risposta nel giudizio d’appello;

– a seguito, avvedendosi dell’errore, il difensore del ricorrente aveva rinnovato la notifica, ma oltre i termini di legge, sicchè il ricorso sarebbe improcedibile;

– la presente eccezione preliminare attiene alla complessa fattispecie inerente gli effetti della notifica ad indirizzo errato;

– una prima considerazione possibile riguarda la non validità della notifica che non si è perfezionata per l’intervenuto mutamento del domicilio del destinatario;

– va considerato in proposito che se la notifica non si è perfezionata, per mutamento del domicilio del difensore costituito, il notificante non può evocare la non imputabilità dell’errore se il destinatario esercita la sua attività professionale nel circondario del tribunale in cui si svolge la controversia; in tal caso, infatti, egli ha l’onere di verificare tempestivamente che l’indirizzo sia attuale, in modo da conservare gli effetti collegati alla richiesta originaria (cfr. Cass. 20527/2017);

-deve peraltro essere considerato il principio secondo il quale se la notifica di un atto non va a buon fine per ragioni non imputabili al notificante, questi, appreso l’esito negativo, deve riattivare il processo notificatorio, al fine di conservarne gli effetti (cfr. Cass., Sez. U, sentenza n. 14594 del 2016; sez. 1, sentenza n. 16040 del 2015);

– nel caso di specie il ricorso sarebbe da considerare inammissibile, perchè fu passato per la notifica il 15/7/2015 all’indirizzo corretto oltre il termine di legge (un anno e 46 giorni dal 20/5/2014) e ciò a causa dell’errore non giustificabile del notificante sul domicilio del destinatario;

– sennonchè va considerato che l’altra notifica – quella ad T.A. – fu eseguita il 2 luglio 2015 e, quindi, entro il termine lungo;

– conseguentemente, nel presente giudizio, si può applicare il principio per cui la notificazione, correttamente e tempestivamente eseguita presso uno dei litisconsorti, è sufficiente ad introdurre validamente il giudizio anche nei confronti degli altri (cfr. Cass. sez. 1, Ordinanza n. 27927 del 2018; sez. 3, Sentenza n. 11552 del 2013);

– l’eccezione d’inammissibilità del ricorso è quindi infondata;

– passando all’esame del ricorso, con il primo motivo si deduce l’erronea esclusione della qualifica di causa inscindibile; l’illegittima e contraddittoria motivazione su un punto determinante della controversia, l’erronea motivazione circa lo status di contraddittore di B.I.;

– viene contestata la parte della sentenza d’appello, che aveva escluso che sussistesse la mancata integrazione del contraddittorio in primo grado, ritenendo che B.I. non avesse la qualifica di litisconsorte necessario, in quanto comodatario, avente causa a titolo particolare dal comodante P.R.;

– inoltre, si censura la decisione della corte d’appello, che aveva qualificato come tardiva e inammissibile la scrittura privata, prodotta dal P., la quale documentava l’avvenuta stipula del contratto di comodato tra questi e B.I.;

– il ricorrente afferma che B.I. andava considerato come litisconsorte necessario, con conseguente nullità della sentenza di primo grado;

– il motivo è infondato, la corte d’appello motiva correttamente (pag. 2 sentenza impugnata), negando la posizione di litisconsorte necessario del comodatario in quanto avente causa a titolo particolare dal comodante (cfr. Cass. sez. 2, sentenza n. 25200 del 2017; sez. 3, Sentenza n. 13625 del 22/07/2004);

– questa considerazione risulta assorbente anche riguardo alla censura sulla mancata ammissione delle scrittura privata contenente il contratto di comodato;

– infatti anche l’accoglimento della stessa, con la conseguente conclusione che il comodatario era B.I. e non B.E.M., non avrebbe comunque mutato il fatto che non sussiste onere d’integrazione del contraddittorio nei confronti del comodatario;

– con il secondo si censura l’errata quantificazione delle somme determinate, l’ingiustificata e unilaterale valutazione, l’illegittima esclusione della richiesta di prove sulla quantificazione delle stesse, l’omessa motivazione circa la statuizione del rigetto unilaterale e la non comprovata durata della detenzione;

– il ricorrente contesta la quantificazione in Euro 36.00,00, dell’indennità per illegittima occupazione, disposta in favore di M.U.;

– invero, ai fini dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, l’indicazione delle norme che si assumono violate non si pone come requisito autonomo ed imprescindibile, ma occorre comunque tener presente che si tratta di elemento richiesto allo scopo di chiarire il contenuto delle censure formulate e di identificare i limiti dell’impugnazione (cfr. Cass. sez. 3, Sentenza n. 4233 del 2012; Sez. 3, Sentenza n. 25044 del 2013);

– il motivo introduce, peraltro, profili di merito aventi ad oggetto la valutazione delle prove operata dal giudice di merito nonchè delle richieste istruttorie formulate dall’appellante, tutti inammissibili per come genericamente formulati;

– in definitiva il ricorso in oggetto dev’essere respinto;

– va pure respinta la richiesta di condanna per lite temeraria, avanzata dalla difesa del controricorrente, per mancanza dei presupposti, poichè non risulta provata la mala fede o colpa grave del ricorrente ex art. 96 c.p.c., in quanto questa è riscontrabile solo ove si possa provare che i ricorrenti agirono conoscendo la manifesta infondatezza o l’inammissibilità delle loro ragioni e quindi al solo scopo di produrre effetti pregiudizievoli per la controparte (cfr. Cass. Sez. U, Sentenza n. 22405 del 2018; sez. 1, Ordinanza n. 29462 del 2018; sez. 3 -, Ordinanza n. 7901 del 2018);

– atteso l’esito del ricorso ed in applicazione del principio di soccombenza, parte ricorrente va condannata alla rifusione delle spese di lite a favore del controricorrente nella misura liquidata in dispositivo;

– ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alla rifusione delle spese a favore del controricorrente per Euro 4500,00 per compensi più Euro 200,00 per esborsi, oltre il 15% per rimborso spese ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 18 gennaio 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2019

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