Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24066 del 16/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 16/11/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 16/11/2011), n.24066

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. TOFFOLI Saverio – Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

S.D., + ALTRI OMESSI

elettivamente domiciliati in ROMA Via ENNIO QUIRINO

VISCONTI N. 20 presso lo studio dell’avvocato ANTONINI Mario,

rappresentati e difesi dall’avvocato ANDRONICO Francesco giuste

procure speciali in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO; rappresentato e difeso dagli

avvocati RICCIO ALESSANDRO, NICOLA VALENTE, SERGIO PREDEN giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

FONDO PENSIONI PER IL PERSONALE DELLA CASSA CENTRALE DI RISPARMIO

VITTORIO EMANUELE PER LE PROVINCE SICILIANE, in persona del

Presidente del Consiglio di Amministrazione e legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANTONIO BERTOLONI

44, presso lo studio dell’avvocato PERSIANI MATTIA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato TRIMARCHI ENRICO giusta

procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 679/2009 della CORTE D’APPELLO di MESSINA del

12/05/09, depositata il 06/07/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA LA TERZA;

sono presenti gli avvocati Ricci Mauro (delega avvocato Riccio),

difensore dell’Inps e Persiani Mattia difensore del Fondo Pensioni

che si astengono dalla discussione orale perchè non sono presenti i

ricorrenti;

è presente il P.G. in persona del Dott. ELISABETTA CESQUI che nulla

osserva.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Con ricorso del 28 giugno 1996 al Pretore di Catania, D. S. ed altri ex dipendenti della Sicilcassa o loro successori, iscritti, dopo la soppressione del Fondo aziendale esonerativo, ad una apposita gestione speciale presso l’Inps, affermavano di aver diritto all’incremento della pensione d’anzianità secondo l’art. 24 dello statuto del Fondo pensioni, ossia in connessione alla variazione delle retribuzioni dovute ai dipendenti in servizio, e chiedevano perciò la condanna della datrice di lavoro al pagamento delle differenze, con interessi e rivalutazione. Rigettata la pretesa in sede di merito, questa Corte con la sentenza n. 21073/2004 decisa l’8 luglio 2004 e depositata il 3 novembre successivo, accoglieva, per quanto ancora interessa, il quarto motivo di ricorso dei dipendenti, con cui si sosteneva che le leggi indicate avevano mantenuto almeno in parte il sistema di rivalutazione delle pensioni legato alla dinamica salariale ed invocavano la sentenza delle Sezioni Unite di questa Corte n. 9023 del 2001. Rilevava la sentenza rescindente che le Sezioni Unite avevano affermato che: A) ai lavoratori del Banco di Napoli già in quiescenza al 31 dicembre 1990 non spetta il sistema di perequazione in questione nell’anno 1993, poichè il D.L. 19 settembre 1992, n. 384 conv. in L. 14 novembre 1992, n. 438 aveva bloccato ” qualsiasi meccanismo di perequazione automatica delle pensioni previdenziali e assistenziali, sia pubbliche che private” (art. 2, primo comma); B) Agli stessi lavoratori spetta il detto sistema dal 1 gennaio 1994, poichè esso è stato bensì soppresso dalla L. n. 421 del 1992, ma l’art. 9 di questa limita la soppressione ai lavoratori ancora in servizio al 31 dicembre 1990; C) Il detto sistema è stato poi soppresso per tutti i dipendenti, anche già pensionati, a partire dal 26 luglio 1996, in via temporanea dal D.L. n. 497 del 1996 conv. in L. n. 588 del 1996 e in via definitiva della L. n. 449 del 1997, art. 59; La sentenza rescindente si atteneva a questa ricostruzione del sistema normativo e cassava la statuizione di rigetto, con rinvio alla Corte d’appello di Messina, la quale, con la sentenza impugnata, rigettava la domanda dei ricorrenti facendo applicazione della norma di interpretazione autentica introdotta con la L. 23 agosto 2004, n. 243, art. 1, comma 55; Avverso questa decisione i soccombenti hanno proposto ricorso per Cassazione con un motivo, cui l’Inps e il Fondo Pensioni Personale Cassa Risparmio Vittorio Emanuele Provincie Siciliane hanno resistito con controricorso;

I ricorrenti denunziano la sentenza per avere applicato lo ius superveniens costituito dalla L. n. 243 del 2004, art. 1, comma 55 omettendo così di conformarsi alla sentenza rescindente, la quale, ancorchè intervenuta dopo l’entrata in vigore della disposizione interpretativa, non ne aveva fatto applicazione;

Considerato che con una prima relazione resa ex art. 380 bis cod. proc. civ. era stata rilevata la manifesta fondatezza del ricorso;

Rilevato che all’udienza fissata per la decisione la causa è stata rinviata a n.r. a seguito della presentazione, da parte del Fondo, di istanza di rimessione alle Sezioni unite di questa Corte, presentandola al Primo Presidente l’8 ottobre 2010, sostenendo la necessità di dirimere un contrasto di giurisprudenza che sarebbe insorto in relazione alla interpretazione dell’art. 384 cod. proc. civ.;

Rilevato che il primo Presidente, il 28 dicembre 2010, ha rimesso la decisione sull’allegato contrasto a questa sesta sezione;

Letta la memoria depositata dal Fondo;

Vista la seconda relazione in data 22 marzo 2011;

Ritenuto che i rilievi ivi contenuti sono condivisibili, perchè l’indicato contrasto risulta ormai superato, essendo rimasta isolata la decisione di cui a Cass. 12465/97 e confermato l’indirizzo precedente di cui a Cass. 4466/92, dalle successive Cass. 4176/2001, 15750/2002 e 12669/2004 e che sono infondate le eccezioni di inammissibilità del ricorso sollevate dal Fondo, giacchè in esso è chiaramente ricostruito lo svolgimento del processo;

Rilevato che la sentenza rescindente era stata decisa all’udienza dell’8 luglio 2004 e depositata il successivo 3 novembre, mentre la legge interpretativa, essendo stata pubblicata sulla GU del 21 settembre 2004, era entrata in vigore il 6 ottobre 2004 e quindi prima della pubblicazione della sentenza rescindente;

Ritenuto che va confermata l’applicazione del principio ormai assolutamente maggioritario (Cass. n. 4176 del 23/03/2001) per cui “Qualora il giudice di rinvio accerti la sopravvenienza di una norma, incidente sul giudizio in corso ed entrata in vigore prima della pubblicazione della sentenza rescindente, ma dopo la sua deliberazione, deve dare puntuale applicazione al principio di diritto espresso dalla Suprema Corte, nulla rilevando che il collegio abbia omesso di valutarla o la abbia implicitamente disapplicata, non sussistendo, in concreto, l’ipotesi eccezionale di derogabilità all’effetto cogente del suddetto principio della sopravvenienza normativa al momento in cui quel principio venne pubblicamente statuito”.

Ritenuto altresì che deve essere escluso che il Giudice del rinvio sia incorso in errore revocatorio e cioè in una svista sui tempi di pubblicazione della sentenza rescindente e quelli di entrata in vigore della norma interpretativa, giacchè ha richiamato espressamente in sentenza il principio di diritto, ormai disatteso in sede di legittimità, per cui è al momento di deliberazione, e non a quello della pubblicazione, che bisogna guardare per stabilire il quadro normativo in cui il giudice si è mosso per decidere la controversia;

Ritenuto che non rileva la disposizione di cui all’art. 384 cod. proc. civ., comma 3 sulla necessità di provocare il contraddittorio sulle questioni rilevate d’ufficio, osservandosi che la mancata applicazione di questa disposizione avrebbe costituito un vizio della sentenza rescindente, mentre oggetto del presente giudizio è la sentenza del giudice del rinvio, che ha omesso di fare applicazione del principio enunciato dalla sentenza rescindente;

Ritenuto che pertanto il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata deve essere cassata con rinvio ad altro Giudice, che si designa nella Corte d’appello di Catania, la quale deciderà la causa attenendosi al disposto della sentenza rescindente di questa Corte e deciderà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’appello di Catania.

Così deciso in Roma, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2011

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