Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24033 del 16/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 16/11/2011, (ud. 20/10/2011, dep. 16/11/2011), n.24033

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 22356/2010 proposto da:

C.M. (OMISSIS), S.A.

(OMISSIS), elettivamente domiciliati in ROMA, VIA

BALDASSARRE PERUZZI 30, presso lo studio dell’avvocato IULIANO LINO,

rappresentati e difesi dall’avvocato GUERRERA Nicola, giusta procura

speciale in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

UNIASS ASSICURAZIONI SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 106/2010 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 22.1.2010, depositata il 12/02/2010;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

20/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURIZIO MASSERA;

udito per i ricorrenti l’Avvocato Nicola Guerrera che si riporta agli

scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. CARLO DESTRO

che si riporta alla relazione scritta.

La Corte, letti gli atti depositati:

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Il fatto che ha originato la controversia è il seguente: S. A. e C.M., quest’ultima nella qualità di madre del defunto C.A., hanno chiesto il risarcimento dei danni conseguenti al sinistro stradale che entrambi assumevano essere avvenuto per fatto e colpa di M.M..

Con sentenza depositata in data 12 febbraio 2010 la Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la sentenza del Tribunale di Paola in ordine alla improponibilità della domanda della C. e accolto in parte la domanda dello S. attribuendo al M. la responsabilità nella misura del 70%, ma liquidando il danno in misura ritenuta inadeguata.

2 – Il relatore propone la trattazione del ricorso in camera di consiglio ai sensi degli artt. 375, 376, 380 bis c.p.c..

3. – Il primo motivo, nell’interesse della C., denuncia nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, art. 22, artt. 76, 651, 654 c.p.p. e per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio. Si assume l’inapplicabilità della norma indicata (L. n. 990 del 1969, art. 22) allorchè il danneggiato si sia costituito parte civile nel processo penale e il responsabile sia stato condannato con sentenza passata in giudicato al risarcimento del danno anche in sede civile.

Questa stessa sezione ha già chiarito (Cass. Sez. 3^, n. 20651 del 2009) che il danneggiato da un sinistro stradale che intenda costituirsi parte civile nel processo penale a carico del responsabile non è tenuto al previo adempimento delle formalità previste dalla L. 24 dicembre 1969, n. 990, art. 22. Da ciò consegue che, ove il responsabile venga condannato con sentenza penale irrevocabile al risarcimento in favore della parte civile, da liquidare in separata sede, anche per la proponibilità della domanda di quantificazione del danno proposta dinanzi al giudice civile non è necessario il preventivo espletamento delle suddette formalità.

Tale regola trova applicazione anche quando il convenuto abbia chiamato in garanzia la sua assicurazione, poichè anche in questo caso l’azione proposta dal danneggiato è la medesima già utilmente esercitata in sede penale, in cui l’interesse pubblico al sollecito accertamento del fatto-reato e della responsabilità dell’imputato prevale su quello ad una definizione stragiudiziale del risarcimento del danno.

Pertanto la censura risulta manifestamente fondata con assorbimento del secondo motivo, che adduce nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione della L. n. 990 del 1969, artt. 18, 22, 23, art. 2054 c.c., e per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, con riferimento alla scindibilità della domanda proposta nei confronti del M. rispetto a quella avanzata contro il suo assicuratore.

4. – Il primo motivo, nell’interesse dello S., denuncia nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione dell’art. 2059 c.c. e per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto decisivo per il giudizio.

Il tema è il danno alla vita di relazione e il danno estetico. La censura è inammissibile sia per violazione dell’art. 360 bis c.p.c., n. 1, poichè non dimostra che la sentenza impugnata abbia deciso le questioni di diritto in modo difforme alla giurisprudenza della Corte, sia per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., con riferimento alla citata C.T.U. (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008). Il secondo motivo adduce nullità della sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 2059, 2056, 1226 c.c. e per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio con riferimento al danno patrimoniale. La censura, basata su argomentazioni che attengono al merito, presenta le medesime caratteristiche negative evidenziate per la precedente.

5.- La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Non sono state presentate conclusioni scritte nè memorie; i ricorrenti hanno chiesto d’essere ascoltati in camera di consiglio;

6.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che il ricorso dello S. deve perciò essere rigettato essendo manifestamente infondato, mentre il ricorso della C. deve essere accolto essendo manifestamente fondato;

spese rimesse per la C., mentre a carico dello S. non vengono liquidate non essendosi costituiti gli intimati;

visti gli artt. 380 bis e 385 cod. proc. civ..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso dello S.. Nulla spese nei confronti del M. e della Uniass.

Accoglie il primo motivo del ricorso della C., assorbito il secondo. Cassa in relazione la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d’Appello di Catanzaro in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 3, il 20 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 novembre 2011

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