Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24025 del 12/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 12/10/2017, (ud. 23/05/2017, dep.12/10/2017),  n. 24025

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – rel. Consigliere –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. DE GREGORIO Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27901-2011 proposto da:

POSTE ITALIANE S.P.A., C.F. (OMISSIS), in persona del legale

rappresentante pro tempore elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE

MAZZINI 134, presso lo studio dell’avvocato LUIGI FIORILLO,

rappresentata e difesa dall’avvocato PAOLO MARIA TOSI, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

e contro

T.R.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 974/2010 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 16/11/2010 R.G.N. 1823/2008.

Fatto

PREMESSO

che con sentenza n. 974/2010, depositata il 16 novembre 2010, la Corte di appello di Milano ha confermato la sentenza di primo grado, con la quale il Tribunale di Milano accogliendo le domande di T.R., aveva dichiarato, con le pronunce conseguenti, la nullità del termine apposto al contratto dal medesimo stipulato con la S.p.A. Poste Italiane ai sensi del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 “per ragioni di carattere sostitutivo correlate alla specifica esigenza di provvedere alla sostituzione del personale inquadrato nell’area operativa e addetto ai servizio di smistamento e trasporto, presso il Polo Corrispondenza (OMISSIS), assente con diritto alla conservazione del posto di lavoro nel periodo dal 16/2/2004 al 30/4/2004-;

– che a sostegno della propria decisione la Corte ha osservato come le esigenze di specificità della causale fossero state soddisfatte, posto che nel contratto di lavoro erano stati indicati, oltre al termine iniziale e finale del rapporto, al luogo e al reparto o ufficio di assegnazione, anche le mansioni e l’inquadramento contrattuale dei lavoratori da sostituire: e come. peraltro, il necessario collegamento fra le ragioni dell’assunzione, così come dichiarate nel contratto, e il rapporto di lavoro a termine, che esse avrebbero dovuto giustificare, fosse rimasto indimostrato, non rilevando, ai fini della prova richiesta, il prospetto depositato dal datore di lavoro, il quale si limitava a indicare la media mensile dei dipendenti assenti per diverse cause, e cioè a fornire un dato quantitativo delle assenze aggregato, senza alcuna specificazione nè del numero delle assenze di ciascun lavoratore e della distribuzione delle stesse durante le singole giornate del mese, nè soprattutto della qualifica di inquadramento e delle mansioni svolte;

– che avverso detta sentenza ha proposto ricorso per cassazione Poste Italiane S.p.A. con quattro motivi;

– che il lavoratore è rimasto intimato;

Diritto

RILEVATO

che con il primo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 e degli artt. 115. 420 e 421 c.p.c., nonchè omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, la ricorrente si duole che la Corte di merito sia pervenuta alle proprie conclusioni sulla base di un’analisi soltanto parziale della documentazione allegata, e senza neppure esercitare i propri poteri istruttori d’ufficio, in particolare trascurando i “modelli 70/P” prodotti a richiesta del giudice di primo grado e relativi alle assenze del personale nell’ufficio di applicazione del T., modelli che, fornendo i dati ritenuti dalla Corte mancanti, avrebbero invece consentito di ritenere dimostrata l’esigenza sostitutiva rappresentata nella lettera di assunzione;

– che con il secondo motivo, deducendo violazione e/o falsa applicazione del D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1 nonchè degli artt. 1362 c.c. e ss. e art. 2697 c.c., in relazione al contratto di assunzione, la ricorrente si duole che la Corte di merito abbia valutato come inidoneo sul piano probatorio il prospetto delle assenze allegato alla memoria di costituzione nel primo grado di giudizio, nonostante che lo stesso, mediante l’indicazione congiunta della media giornaliera e non mensile, come erroneamente ritenuto in sentenza) delle assenze del personale a tempo indeterminato addetto a mansioni di smistamento e trasporto e delle presenze (in numero notevolmente inferiore) dei lavoratori assunti a termine, consentisse di ritenere provato il nesso eziologico tra le esigenze sostitutive indicate nel contratto e il rapporto di lavoro dedotto in giudizio;

– che con il terzo motivo, deducendo violazione e falsa applicazione dell’art. 1419 c.c. e D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, nonchè vizio di motivazione, la ricorrente censura, in subordine, la sentenza impugnata per avere erroneamente ritenuto la nullità della sola clausola di apposizione del termine e non anche dell’intero contratto, nonostante che in difetto di tale clausola, della quale era stato dimostrato il carattere di essenzialità attraverso il riferimento al tenore letterale del documento di assunzione e al comportamento delle parti successivo alla scadenza del termine, il contratto non sarebbe stato concluso;

– che con il quarto motivo, e in via di ulteriore subordine, la ricorrente deduce l’applicazione della disciplina sopravvenuta, di cui alla L. n. 183 del 2010, art. 32 in tema di determinazione dell’indennità spettante al lavoratore in conseguenza della nullità del termine apposto al contratto di lavoro a tempo determinato;

osservato che il primo motivo di ricorso risulta, sotto un preliminare profilo, inammissibile, dovendosi rilevare che – come più volte precisato da questa Corte – “il ricorrente che, in sede di legittimità, denunci il difetto di motivazione su un’istanza di ammissione di un mezzo istruttorio o sulla valutazione di un documento o di risultanze probatorie o processuali, ha l’onere di indicare specificamente le circostanze oggetto della prova o il contenuto del documento trascurato od erroneamente interpretato dal giudice di merito, provvedendo alla loro trascrizione, al fine di consentire al giudice di legittimità il controllo della decisività deí fatti da provare, e, quindi, delle prove stesse, che, per il principio dell’autosufficienza del ricorso per cassazione, la S.C. deve essere in grado di compiere sulla base delle deduzioni contenute nell’atto, alle cui lacune non è consentito sopperire con indagini integrative”: Cass. n. 17915/2010;

– che il motivo in esame è comunque infondato, posto che “il ricorso per cassazione conferisce al giudice di legittimità non il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, ma solo la facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice di merito, al quale spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di controllarne l’attendibilità e la concludenza e di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad essi sottesi, dando così liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti, salvo i casi tassativamente previsti dalla legge” (cfr., fra le molte conformi, Cass. n. 27197/2011);

– che risulta altresì inammissibile il secondo motivo di ricorso;

– che, infatti, “la parte che, con il ricorso per cassazione, intenda denunciare un errore di diritto o un vizio di ragionamento nell’interpretazione di una clausola contrattuale (nella specie, del contratto individuale di lavoro), non può limitarsi a richiamare genericamente” – come nella specie – “le regole di cui agli artt. 1362 e ss. cod. civ., avendo l’onere di specificare i canoni che in concreto assuma violati ed il punto ed il modo in cui il giudice del merito si sia dagli stessi discostato, non potendo le censure risolversi nella mera contrapposizione tra l’interpretazione del ricorrente e quella accolta nella sentenza impugnata, e dovendo i rilievi contenuti nel ricorso essere accompagnati, in ossequio al principio di autosufficienza, dalla trascrizione delle clausole individuative dell’effettiva volontà delle parti, al fine di consentire alla Corte di verificare l’erronea applicazione della disciplina normativa”: Cass. n. 25728/2013;

– che, d’altra parte, ove il motivo in esame si volga sostanzialmente, a prescindere dalla formulazione della rubrica, ad una censura di erronea lettura e valutazione del prospetto delle assenze prodotto dalle Poste Italiane con la memoria di costituzione in primo grado, allora esso non si sottrae al medesimo rilievo di inammissibilità già svolto a proposito del primo motivo di ricorso, non essendo stato riprodotto, o trascritto, il prospetto in questione nè potendosi ritenere idonee e sufficienti, ai fini di un’effettiva osservanza del canone di specificità e completezza del motivo (art. 366 c.p.c.), formule convenzionali che si risolvano (cfr. ricorso, p. 10) in un richiamo meramente formale al documento di cui si assume l’erronea interpretazione;

– che il terzo motivo di ricorso è infondato;

-che, infatti, è consolidato l’orientamento di legittimità, secondo il quale “il D.Lgs. n. 368 del 2001, art. 1, ha confermato il principio generale secondo cui il rapporto di lavoro subordinato è normalmente a tempo indeterminato, costituendo l’apposizione del termine un’ipotesi derogatoria anche nel sistema, del tutto nuovo, della previsione di una clausola generale legittimante l’apposizione del termine per ragioni di carattere tecnico, produttivo, organizzativo o sostitutivo. Ne deriva che, in caso di insussistenza delle ragioni giustificative, e pur in assenza di una norma che ne sanzioni espressamente la mancanza, in base ai principi generali in materia di nullità parziale del contratto e di eterointegrazione della disciplina contrattuale, all’illegittimità del termine, ed alla nullità della clausola di apposizione dello stesso, consegue l’invalidità parziale relativa alla sola clausola, pur se eventualmente dichiarata essenziale, e l’instaurarsi di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato”: Cass. n. 7244/2014;

– che è invece fondato, e deve essere accolto, il quarto motivo di ricorso;

– che in proposito deve richiamarsi la recente sentenza delle Sezioni Unite 27 ottobre 2016 n. 21691, la quale ha precisato che “in tema di ricorso per cassazione, la censura ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, può concernere anche la violazione di disposizioni emanate dopo la pubblicazione della sentenza impugnata, ove retroattive e, quindi, applicabili al rapporto dedotto, atteso che non richiede necessariamente un errore, avendo ad oggetto il giudizio di legittimità non l’operato del giudice, ma la conformità della decisione adottata all’ordinamento giuridico”;

ritenuto, pertanto, che l’impugnata sentenza della Corte di appello di Milano n. 974/2010 deve essere cassata in relazione a tale ultimo motivo e la causa rinviata, anche per le spese del presente giudizio, alla medesima Corte in diversa composizione, la quale provvederà a determinare l’indennità prevista dalla L. n. 183 del 2010, art. 32, comma 5, secondo i criteri indicati dalla norma, accertando l’esistenza di eventuali contratti o accordi collettivi ai sensi del comma 6 e facendo applicazione, ove necessario, delle disposizioni di natura processuale fissate nel comma 7 di tale legge.

PQM

 

La Corte accoglie il quarto motivo di ricorso; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Milano in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 23 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 12 ottobre 2017

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