Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24022 del 26/09/2019

Cassazione civile sez. trib., 26/09/2019, (ud. 10/04/2019, dep. 26/09/2019), n.24022

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8638-2014 proposto da:

C.M., domiciliata in ROMA P.ZZA CAVOUR presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’Avvocato FERRARA ANDREA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 328/2013 della COMM. TRIB. REG. della

CALABRIA, depositata il 11/10/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

10/04/2019 dal Consigliere Dott. MAISANO GIULIO.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza n. 328/01/13 pubblicata l’11 ottobre 2013 la Commissione Tributaria Regionale della Calabria, in riforma della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Catanzaro, ha rigettato il ricorso proposto da C.M. avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) emesso nei suoi confronti dall’Agenzia delle Entrate e relativo a IRPEF, IVA ed IRAP per l’anno 2004 e conseguente all’accertamento di maggiori ricavi determinati in applicazione degli studi di settore. La Commissione Tributaria Regionale ha considerato legittimo l’accertamento in questione, considerando la non congruità del ricavo dichiarato rispetto a quello di riferimento, e procedendo a rielaborare i dati forniti dalla contribuente in sede di redazione degli studi di settore considerando i dati forniti in sede di contraddittorio, e non ritenendo valide le argomentazioni fornite dalla C. a giustificazione del suddetto scollamento e consistenti nella concorrenza e nella tipologia di clientela.

Rilevato che C.M. ha proposto ricorso per cassazione avverso tale sentenza articolato su due motivi.

Rilevato che resiste con controricorso l’Agenzia delle Entrate.

Diritto

CONSIDERATO

che con il primo motivo si lamenta la nullità della sentenza per violazione dell’art. 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4. In particolare si deduce che il giudice dell’appello non avrebbe considerato la doglianza formulata nel ricorso introduttivo, riproposta in sede di appello e relativa alla nullità del provvedimento impugnato sotto il profilo dell’assoluta carenza di motivazione.

Con il secondo motivo si assume violazione di legge e/o falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 In particolare si lamenta che lo scollamento del reddito dichiarato dai parametri indicati dagli studi di settore sarebbe stato ritenuto sufficiente alla determinazione del maggior reddito accertato senza considerare gli elementi acquisiti in sede di contraddittorio e in violazione dei principi dettati in materia dalla Corte di Cassazione.

Considerato che il primo motivo è infondato. La Commissione Tributaria Regionale ha infatti succintamente affrontato la questione della nullità dell’avviso di accertamento impugnato affermando la sua legittimità sulla base della non congruità del ricavo dichiarato rispetto a quello di riferimento, e procedendo a rielaborare i dati forniti dalla contribuente in sede di redazione degli studi di settore considerando i dati forniti in sede di contraddittorio dalla stressa contribuente e collocando la sua attività nel cluster di appartenenza. Pertanto non è fondato il rilievo della omessa pronuncia avendo il giudice dell’appello comunque esaminato la motivazione e giustificazione dell’atto impugnato.

Considerato che anche il secondo motivo è infondato. Contrariamente a quanto affermato dalla ricorrente la Commissione Tributaria Regionale non ha affatto considerato solo lo scollamento del reddito dichiarato rispetto ai parametri indicati negli studi di settore, ma ha sinteticamente considerato anche gli elementi forniti dalla contribuente in sede di contraddittorio e, in particolare, l’influenza negativa della concorrenza e la tipologia di clientela, ritenendoli insufficienti non essendo suffragati da elementi e dati certi idonei a superare il risultato dell’accertamento. E’ stato dunque rispettato il dettato della norma invocata come interpretata dalla giurisprudenza di questa Corte, facendosi comunque sommario riferimento agli elementi forniti dalla contribuente in sede di contraddittorio, senza limitarsi a recepire semplicemente i parametri degli studi di settore.

Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, ed il versamento del doppio contributo unificato seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso;

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio liquidate in Euro 2.300,00 oltre alle spese prenotate a debito;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 10 aprile 2019.

Depositato in Cancelleria il 26 settembre 2019

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