Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24019 del 23/10/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24019 Anno 2013
Presidente: PIVETTI MARCO
Relatore: MELONI MARINA

Data pubblicazione: 23/10/2013

SENTENZA

sul ricorso proposto da:

AGRIMPEX SRL in persona dell’Amministratore Unico,
domiciliata in Roma Via della Balduina 120, presso lo
studio dell’Avv.to Ferruccio Auletta giusta procura
speciale in calce al ricorso

– ricorrente –

Contro
AGENZIA DELLE DOGANE

in persona

del direttore pro

tempore rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale
dello Stato in Roma Via dei Portoghesi 12

controricorrente-

avverso la sentenza n.164/1/09 depositata il 6/4/09

della Commissione Tributaria regionale della
Campania;
udita la relazione della causa svolta nella
pubblica udienza del 8/1/2013 dal Consigliere
dott.ssa Marina Meloni; udito l’avvocato Ferruccio
Auletta per la ricorrente e l’Avvocato dello Stato
Giuseppe Albenzio presenti in aula; udite le
conclusioni del P.M. in persona del sostituto
Procuratore Generale Pasquale Fimiani che ha
concluso per il rigetto del ricorso.

Svolgimento del processo

A seguito di notifica di dieci avvisi di rettifica
emessi dall’Agenzia delle Dogane Direzione di
Napoli, relativi ad operazioni di importazione di
aglio fresco con dichiarazione provenienza dalla
2

Cambogia,effettuate

nel periodo dal

marzo 2004 al novembre 2004,

la società

importatrice AGRIMPEX srl presentava ricorso alla
Commissione Tributaria provinciale di Napoli. In
particolare la società, esercente attività di

tenuta al pagamento dei maggiori diritti doganali
richiesti a seguito dell’accertamento in ordine
alla reale provenienza della merce, di origine
cinese e non cambogiana, in quanto, oltre agli
altri motivi, sussistevano le condizioni di cui
all’art. 220 Reg.CEE 2913/92.
La Commissione tributaria

provinciale di Napoli

con sentenza nr. 494/01/07 accoglieva i ricorsi
riuniti e dichiarava illegittimi gli avvisi di
rettifica dell’accertamento emessi nei confronti
della società.
Su ricorso in appello proposto dalla Agenzia delle
Dogane, la Commissione tributaria regionale della
Campania, con sentenza nr.164/1/09 depositata in
data 6/4/2009, in riforma della sentenza di primo
grado, dichiarlegittimi e fondati i dieci avvisi
di rettifica impugnati. Avverso la sentenza della
Commissione Tributaria regionale ha proposto
ricorso per cassazione Agrimpex srl con tre motivi

3

importazione di prodotti, asseriva che non era

ed

ha

resistito

l’Agenzia

delle

Dogane con controricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Con il primo motivo di ricorso la ricorrente

artt.83 e 94 DAC in riferimento all’art. 360 n.3
cpc in quanto, in base alle norme sopra
indicate, solo le competenti autorità del paese
esportatore, quindi la Cambogia, hanno
competenza esclusiva ad adottare le
disposizioni necessarie per verificare l’origine
dei prodotti e controllare le dichiarazioni
contenute nel certificato d’origine FORM A
mentre il controllo a posteriori dei certificati
di origine Form A e delle dichiarazioni su
fattura viene effettuato per sondaggio o
ogniqualvolta le autorità doganali dell’Unione
Europea abbiano ragionevole motivo di dubitare
dell’autenticità dei documenti. Nella
fattispecie l’autorità doganale italiana,
nonostante in data anteriore all’emissione degli
atti impugnati lo stato cambogiano avesse
attestato la genuinità ed autenticità dei
certificati d’origine Form A, ha emesso gli
avvisi di rettifica pur non avendone il potere
in quanto avrebbe dovuto attendere risposta ad
4

lamenta violazione e falsa applicazione degli

seconda

una

comunicazione

inviata all’autorità cambogiana, esclusivamente
all’esito della quale avrebbe potuto rifiutare
il beneficio delle misure tariffarie
preferenziali.

lamenta

nullità

della

sentenza

e

del

procedimento in relazione all’art. 112 cpc e l,
comma 2,d.l.gs 546/1992 in relazione all’art.
360 n.4 cpc in quanto la CTR avrebbe dovuto
motivare la sentenza sulla base della fondatezza
dei presupposti di validità degli avvisi di
rettifica impugnati, invece di riportare i
successivi ed autonomi accertamenti di soggetti
terzi (missione comunitaria OLAF in Cambogia dal
23 gennaio al l febbraio 2007) che, data la
posteriorità

cronologica,

neppure

avrebbero

potuto determinare l’emissione degli avvisi.
3. I due motivi di ricorso possono essere esaminati
congiuntamente. Al

fine di comprendere meglio

la vicenda occorre premettere che la società
ricorrente aveva presentato nell’anno 2003
presso la Dogana di Napoli otto dichiarazioni
per l’importazione definitiva di aglio fresco di
provenienza cambogiana nonché i certificati di
origine preferenziale FORM A rilasciati dal

5

2. Con il secondo motivo di ricorso la ricorrente

competente ente di

stato

cambogiano

attestanti l’origine della merce ed il diritto
al trattamento daziario beneficiato previsto a
favore dei paesi meno sviluppati ex art.9 c.1
Reg. CE 2501/2001. Dopo la pubblicazione in data

agli importatori in ordine ad un ragionevole
dubbio relativo alla origine cambogiana
dell’aglio oggetto di importazione, il Nucleo
Regionale di Polizia Tributaria della Campania
redigeva processo verbale di constatazione in
data 24 marzo 2006 dal quale risultava l’origine
cinese del prodotto importato anziché cambogiana
venivano avviate le procedure di emissione di
diversi avvisi di accertamento suppletivi e di
rettifica in data 18/4/2006 per la riscossione
dei maggiori diritti doganali dovuti a seguito
della falsità dei certificati di origine FORM A.
Successivamente in seguito ad indagini
effettuate dall’OLAF dal 23/1 al 1/2/07 veniva
definitivamente stabilito che i certificati di
origine erano stati rilasciati dall’Autorità
cambogiana sulla base di informazioni scorrette.
Ciò premesso i motivi proposti sono infondati in
quanto la sentenza ) pur menzionando le indagini
compiute

dall’OLAF,

dando

6

atto

che

sono

12 agosto 2005 nella G.U. della UE di un avviso

agli

successive

accertativi

(pag.3) precisa altresì (pag.5) che gli atti di
rettifica “trovano origine nell’attività
investigativa svolta dalla Guardia di Finanza e
non già nell’indagine posta in atto presso

4. Con il terzo motivo di ricorso la ricorrente
denuncia omessa o insufficiente motivazione
circa un fatto controverso e decisivo per il
giudizio in relazione all’art. 360 n.5 cpc, in
quanto

la

CTR

ha

negato

l’applicazione

dell’art.220 CDC codice doganale comunitario
Reg.

Consiglio

CE

n.2913

del

12/10/1992

)

affermando che la buona fede dell’importatore
non è sufficiente ad esimerlo dal pagamento
sebbene essa abbia comportato l’archiviazione
del relativo procedimento penale.
5. Occorre premettere che “in tema di imposizione
fiscale delle importazioni, l’esenzione prevista
dall’art. 220, secondo comma, lett. b), del Reg.
CEE n. 2913 del 1992 (cosiddetto Codice doganale
comunitario), che preclude la contabilizzazione
a posteriori dell’obbligazione doganale in
presenza di un errore dell’autorità doganale e
della

buona

fede

dell’operatore,
7

intende

l’autorità Doganale della Cambogia”.

tutelare

legittimo

il

affidamento del debitore circa la fondatezza
degli elementi che intervengono nella decisione
di recuperare o meno i dazi. Per essere
applicata, essa richiede un compiuto esame da

fede che deve essere dimostrata dal soggetto che
intende avvalersi dell’agevolazione, attraverso
la prova della sussistenza cumulativa di tutti i
presupposti indicati dalla norma perchè resti
impedito il recupero daziario, ed in
particolare: a) un errore imputabile alle
autorità competenti; b) un errore di natura tale
da non poter essere riconosciuto dal debitore in
buona fede, nonostante la sua esperienza e
diligenza, ed in ogni caso determinato da un
comportamento attivo delle autorità medesime,
non rientrandovi quello indotto da dichiarazioni
inesatte dell’operatore; c) l’osservanza da
parte del debitore di tutte le disposizioni
previste per la sua dichiarazione in dogana
dalla normativa vigente. (Sez. 5, Sentenza n.
15297 del 10/06/2008). A tale proposito la
sentenza della CTR ha esaustivamente motivato a
pag.4 in ordine alla inesistenza nella
8

parte del giudice sulla ricorrenza della buona

errore commesso in

fattispecie di un

via autonoma dalle Autorità Doganali locali in
quanto nel caso esame l’errore è stato indotto
dalle inesatte indicazioni ( scoperte in un
momento successivo all’assoggettamento daziario)

autorità della cui regolarità resta comunque
responsabile l’importatore che li ha prodotti
nel caso in cui se ne accerti la mancata
corrispondenza al vero del contenuto. La CTR ha
quindi adempiuto all’obbligo di motivazione
della sentenza.
6. Osserva altresì il collegio che, in tema di
tributi doganali, le Autorità doganali devono
procedere alla contabilizzazione a posteriori
dei dazi doganali, a meno che sussistano
contemporaneamente tutte le condizioni poste
dall’art. 220, n. 2, lett. b), del Regolamento
CEE n. 2913/1992 del Consiglio del 12 ottobre
1992, come sopra richiamate; in particolare,
detto errore non può consistere nella mera
ricezione di dichiarazioni inesatte
dell’esportatore, dato che l’Amministrazione non
deve verificarne o valutarne la veridicità, ma

9

fornite nei documenti consegnati alle predette

richiede

un

comportamento

attivo, perché il legittimo affidamento del
debitore è protetto solo se le autorità
competenti hanno determinato i presupposti su
cui si basa la sua fiducia, mentre la Comunità

pregiudizievoli di comportamenti scorretti dei
fornitori degli importatori (Cass. 2012/4022).
Inoltre l’esenzione prevista dall’art. 220,
secondo comma, lett. b), del Codice doganale
comunitario, che preclude la contabilizzazione a
posteriori dell’obbligazione doganale in
presenza di un errore dell’autorità doganale e
della buona fede dell’operatore, presuppone la
genuinità del certificato di origine, cioè la
sua regolarità formale e sostanziale. Di
conseguenza spetta all’importatore che intende
usufruire dell’esenzione dimostrare l’origine
della merce che importa e, in ogni caso, il suo
stato soggettivo di buona fede, mediante la
prova della sussistenza cumulativa di tutti i
presupposti indicati dalla citata norma, mentre
all’Autorità doganale incombe esclusivamente
l’onere di dare dimostrazione delle irregolarità
delle certificazioni presentate, atteso che
10

non è tenuta a sopportare le conseguenze

«•
tM

k (1,01\1ré:

• N, 5
qualsiasi
risulti

certificato

che

inesatto autorizza il recupero a

posteriori, senza necessità di alcun
procedimento intermedio che convalidi la non
autenticità, provvedendo gli stessi organi

disposte commissioni di inchiesta le conclusioni
cui debbono attenersi le Autorità nazionali
(Cass. 2009/13680).
7. Per quanto sopra il ricorso proposto è infondato
e deve essere respinto con condanna alle spese
della società ricorrente.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso proposto e condanna la
ricorrente al pagamento delle spese di giudizio a
favore dell’Agenzia delle Dogane che si liquidano
in 15.000,00 oltre s.p.ad.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio della
V sezione civile il 8/1/2013

Il consigliere estensore

l Presidente

dell’esecutivo comunitario a fornire tramite le

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