Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24013 del 23/10/2013


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Civile Sent. Sez. 5 Num. 24013 Anno 2013
Presidente: PIVETTI MARCO
Relatore: VALITUTTI ANTONIO

SENTENZA

sul ricorso 11211-2007 proposto da:
AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro
tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI
PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO
STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;
– ricorrente 2012
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contro

SAGIFI SPA in persona dell’Amministratore e legale
rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato
in ROMA VIA DELLE TRE MADONNE 18, presso lo studio
dell’avvocato TUCCILLO MARIO, che 1o rappresenta e

Data pubblicazione: 23/10/2013

difende unitamente all’avvocato DE CASTELLO LUIGI
giusta delega a margine;
– con troricorrente –

avverso la sentenza n. 262/2006 della COMM.TRIB.REG.
di NAPOLI, depositata il 18/01/2007;

udienza del 17/12/2012 dal Consigliere Dott. ANTONIO
VALITUTTI;
udito per il ricorrente l’Avvocato ZERMAN che ha
chiesto l’accoglimento;
udito per il controricorrente l’Avvocato TUCCILLO che
ha chiesto il rigetto;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. TOMMASO BASILE che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

udita la relazione della causa svolta nella pubblica

PREMESSO IN FATTO.
1. Con sentenza n. 262/45/06, depositata il 18.1.07, la
Commissione Tributaria Regionale della Campania accoglieva l’appello proposto dalla Sagifi s.p.a. avverso la decisione di primo grado, con la quale era stato rigettato
il ricorso proposto dalla contribuente nei confronti
dell’avviso di recupero di credito di imposta con il quale l’Amministrazione contestava alla Sagifi s.p.a., ai
fini IRPEG, l’illegittima utilizzazione del credito per
gli investimenti nelle aree depresse, di cui all’art. 8
1. 388/00, poiché calcolato sulla realizzazione di opere
su beni di proprietà di terzi.
2. La CTR – in riforma della decisione di prime cure riteneva, invero, che sussistessero, nella specie, i presupposti per l’agevolazione in discussione, ad onta del
fatto che gli investimenti consistevano nell’ installazione di manufatti (centri di cottura per mense ospedaliere) su beni immobili appartenenti a terzi.
3. Per la cassazione della sentenza n. 262/45/06 ha proposto ricorso l’Agenzia delle Entrate affidato ad un solo
motivo, al quale la contribuente ha replicato con controricorso.
OSSERVA IN DIRITTO.
1. Con l’unico motivo di ricorso, l’Amministrazione denuncia la violazione dell’art. 8 1. n. 388/00, in relazione all’art. 360 n. 3 c.p.c., nonché l’insufficiente
motivazione su un fatto decisivo della controversia, in
relazione all’art. 360 n. 5 c.p.c.
1.1. A parere della ricorrente, invero, il credito di imposta sugli investimenti nelle aree svantaggiate, previsto dalla 1. n. 388/00, atterrebbe ai soli investimenti
che si traducano nell’effettiva acquisizione di beni
strumentali nuovi, dei quali, dunque, l’impresa investitrice deve divenire proprietaria. Di contro, nel caso di
specie, le spese incrementative effettuate dalla Sagifi
s.p.a., e consistenti nella costruzione – affidata ad una
diversa impresa appaltatrice – di centri di cottura per
la produzione di pasti per mense ospedaliere, sarebbero
state inerenti alla realizzazione di manufatti in immobili di proprietà di terzi, concessi soltanto in uso o in
locazione alla società contribuente.
Di talchè non sussisterebbe, ad avviso dell’Agenzia delle
Entrate, il presupposto fondamentale per il riconoscimento del credito di imposta in parola, costituito dal fatto
che le opere in questione – sebbene impiegate
all’esercizio dell’attività di catering svolta dalla Sagifi s.p.a. – restino definitivamente in proprietà della
stessa, non essendone stata comprovata l’autonomia strutturale e funzionale e la separabilità dall’immobile in
cui sono state realizzate. Sicchè, dovendo considerarsi
tali mense ospedaliere – in assenza di elementi di segno
contrario – come addizioni inseparabili degli immobili di
terzi, la chiesta agevolazione fiscale non avrebbe potuto
essere richiesta dalla società contribuente.
2. Il ricorso è fondato e va accolto.
2.1. A norma dell’art. 8, co. 1, 1. 388/00, invero, è riconosciuto un “credito di imposta” a coloro che “dal pe-

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riodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2000 e fino alla
chiusura del periodo d’imposta in corso alla data del 31
dicembre 2006, effettuano nuovi investimenti nelle aree
territoriali individuate dalla Commissione delle Comunità
europee come destinatarie degli aiuti a finalità regionale”, previsti dall’art. 87, par. 3, lett. a) e c), del
Trattato CE, come modificato dal Trattato di Amsterdam di
cui alla 1. n. 209/98. Il comma 2 della medesima disposizione, precisa, poi, che “per nuovi investimenti si intendono le acquisizioni di beni strumentali nuovi(….) destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle aree territoriali di cui al comma 1,
per la parte del loro costo complessivo eccedente le cessioni e le dismissioni effettuate(…)”.
2.2. Dall’esame della disposizione succitata si evince,
dunque, che i presupposti per fruire dell’ agevolazione
fiscale in esame sono essenzialmente due, strettamente
raccordati tra loro sotto il profilo economico-giuridico.
Il primo è costituito, invero, dall’acquisizione di un
bene, da destinare a strutture produttive già esistenti o
da impiantare nelle aree individuate come svantaggiate
dalla Commissione della CE (ora UE). E non può revocarsi
in dubbio che per “acquisizione” debba considerarsi
l’acquisto del bene in proprietà al soggetto che esercita
l’attività di impresa, come si desume – in maniera inequivocabile – anche dal penultimo capoverso del co. 2
dell’art. 8 1. 388/00, laddove, con riferimento agli investimenti effettuati mediante contratti di locazione finanziaria, dispone che debba assumersi a base del computo
del credito di imposta “I/ costo sostenuto dal locatore
per l’acquisto del beni”.
Il secondo presupposto per il riconoscimento del beneficio in parola è costituito, poi, dalla strumentalità del
bene nuovo all’attività di impresa del soggetto che lo
acquisisce, il quale lo utilizzi per realizzare nella zona svantaggiata – proprio in quanto il bene è stato acquisito definitivamente al suo patrimonio, di qui il raccordo con l’altro presupposto – l’oggetto stesso della
sua attività di impresa. Il che vuol dire che l’unità
operante nell’area considerata svantaggiata deve costituire una vera e propria struttura produttiva operante
sul territorio, e non una mera unità economica alla quale
vengano contabilmente imputati i costi ed i ricavi dei
beni acquisiti, giacchè – in siffatta ipotesi – la strumentalità del bene nuovo all’attività di impresa non sarebbe in alcun modo ravvisabile (cfr. Cass. 3310/09).
2.3. Ciò posto, è evidente, a giudizio della Corte, che
nel caso concreto i suesposti requisiti per la fruizione
dell’agevolazione in questione non possono ritenersi sussistenti.
Manca, per vero, anzitutto il requisito dell’acquisizione
del nuovo bene strumentale, non risultando agli atti la
prova che le mense ospedaliere fatte realizzare, mediante
un contratto di appalto, dalla Sagifi s.p.a. siano amovibili, e che le stesse restino, pertanto, in proprietà
dell’installatore, all’esito del rapporto di catering intercorrente con gli enti ospedalieri, e che trova una sua

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giuridica esplicazione nei contratti di locazione e di
uso stipulati tra i soggetti in questione.
Di conseguenza, viene a mancare – nella specie – anche il
presupposto della strumentalità dei beni in questione
all’attività di impresa della Sagifi s.p.a., nel senso
suindicato. La stabile collocazione dei centri di cottura
pressi immobili di terzi, destinati ad attività diverse
da quella esercitata dalla Sagifi s.p.a. (preparazione di
pasti), che è servente e strumentale rispetto a quella
ospedaliera svolta nell’immobile, comporta che le mense
in questione vengono a funzionare, non come oggetto
dell’attività economica stabilmente impiantata sul territorio svantaggiato dalla contribuente, ma piuttosto come
meri centri di imputazione contabile di costi e ricavi
riconducibili alla struttura di cottura dei pasti.
Non può, difatti, escludersi – per la non comprovata amovibilità di detti manufatti – che gli stessi restino radicati negli immobili nei quali sono stati installati, e
che, esaurito il tempo di utilizzo di tali impianti da
parte della Sagifi s.p.a., a seguito della cessazione dei
rapporti negoziali suindicati, gli stessi possano essere
utilizzati da soggetti diversi dal preteso investitore,
dietro restituzione del costo di realizzo.
Per tali ragioni, pertanto, il ricorso dell’ Amministrazione finanziaria non può che essere accolto.
3. L’accoglimento del ricorso comporta la cassazione della sentenza impugnata. Non essendo necessari ulteriori
accertamenti di fatto la Corte, nell’esercizio del potere
di decisione nel merito di cui all’art. 384, co. 2,
c.p.c., rigetta il ricorso introduttivo della società
contribuente.
4. Le spese del presente grado del giudizio vanno poste a
carico della resistente soccombente, nella misura di cui
in dispositivo. Concorrono giusti motivi per dichiarare
interamente compensate fra le parti le spese dei gradi di
merito.
P.Q.M.
La Corte Suprema di Cassazione;
accoglie il ricorso; cassa l’impugnata sentenza e, decidendo nel merito, rigetta il ricorso introduttivo proposto dalla società contribuente; condanna la resistente al
rimborso delle spese del presente giudizio, che liquida
in e 7.000,00, oltre alle spese prenotate a debito; dichiara compensate tra le parti le spese dei giudizi di
merito.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezion Tributaria, il 17.12.2012.

MATERIA TRIBUTARIA

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