Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 24001 del 06/09/2021

Cassazione civile sez. I, 06/09/2021, (ud. 10/03/2021, dep. 06/09/2021), n.24001

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – rel. Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2714/2016 proposto da:

T.V., elettivamente domiciliato in Roma, Via di

Pietralata n. 320-d, presso lo studio dell’avvocato Mazza Gigliola,

rappresentato e difeso dall’avvocato De Rossi Guido, giusta procura

in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Comune di Vico del Gargano;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2109/2014 della CORTE D’APPELLO di BARI,

pubblicata il 23/12/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

10/03/2021 dal Cons. Dott. PARISE CLOTILDE.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con sentenza n. 2109/2014 depositata il 23-12-2014, la Corte d’Appello di Bari ha rigettato l’appello proposto da Elettro s.n.c. avverso la sentenza del 17-4-2007 del Tribunale di Lucera, con la quale erano state rigettate le domande proposte da Elettro s.n.c., concessionaria del servizio di distribuzione di energia elettrica votiva presso il cimitero di (OMISSIS) fino al (OMISSIS), nei confronti del Comune di Vico Garganico dirette ad ottenere il pagamento di Euro 37.896,69, oltre interessi e maggior danno, a titolo di corrispettivo per lavori, migliorie e innovazioni all’intero impianto elettrico cimiteriale, o in subordine il pagamento della stessa somma a titolo di indebito arricchimento, nonché il pagamento di Euro 5.050,95, quale costo di sei trasformatori installati a spese dell’impresa.

2. Avverso questa sentenza, T.V., in qualità di mandatario della disciolta Elettro s.n.c. in virtù di atto notarile del (OMISSIS) allegato al ricorso, propone ricorso affidato a sei motivi. Il Comune di Vico Garganico è rimasto intimato.

3. Il ricorso è stato fissato per l’adunanza in Camera di consiglio ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e art. 380 bis. 1 c.p.c.. Il ricorrente ha depositato memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con i motivi primo e secondo (rubricati sub 1 a e sub 1 b) il ricorrente denuncia la “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., in relazione al tenore letterale delle parole e delle espressioni adoperate nella concessione del 5-4-1974 e nel contratto di appalto del 27-4-1995” e la “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., in relazione alla comune intenzione delle parti emergente dalla concessione del 5-4-1974 e dal contratto di appalto del 27-4-1995; art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”. Deduce che la Corte di merito, erroneamente valutando ed interpretando le clausole contrattuali, ha ritenuto che non potessero formare oggetto di autonoma pretesa gli interventi di abbassamento della tensione dell’alimentazione delle lampade votive da 220 V a 24 V con l’ausilio di trasformatori e di posa in opera delle linee di distribuzione dell’energia elettrica e delle cassette e dei tubi in pvc per la protezione meccanica delle linee e delle lampade votive. Ad avviso del ricorrente, i suddetti interventi, in quanto resisi necessari a causa degli adeguamenti imposti dalla sopravvenuta normativa di settore, non erano prevedibili e non rientravano nell’oggetto della concessione. Rimarca che le clausole richiamate nella sentenza impugnata riguardano l’impianto originario e non sono collegabili ad eventi sopravvenuti ed imprevedibili, e così anche la previsione dell’art. 18, sulla revisione delle tariffe, avendo la Corte di merito violato il canone ermeneutico dell’interpretazione letterale (primo motivo) e della ricerca della comune intenzione delle parti (secondo motivo).

2. I due motivi, da esaminarsi congiuntamente per la loro evidente connessione, sono inammissibili.

2.1. In disparte ogni pregiudiziale rilievo in ordine alla validità del potere rappresentativo del ricorrente giusta procura notarile allegata al ricorso, le censure sono dirette a censurare l’interpretazione del contratto, in relazione all’oggetto dello stesso, effettuata dai giudici di merito mediante considerazioni prive di specificità, anche in ordine ai canoni ermeneutici asseritamente violati.

Secondo l’orientamento di questa Corte al quale il Collegio intende dare continuità, nel giudizio di cassazione, la censura svolta dal ricorrente che lamenti la mancata applicazione del criterio di interpretazione letterale, per non risultare inammissibile deve essere specifica, dovendo indicare quale sia l’elemento semantico del contratto che avrebbe precluso l’interpretazione letterale seguita dai giudici di merito e, al contrario, imposto una interpretazione in senso diverso; nel giudizio di legittimità, infatti, le censure relative all’interpretazione del contratto offerta dal giudice di merito possono essere prospettate solo in relazione al profilo della mancata osservanza dei criteri legali di ermeneutica contrattuale o della radicale inadeguatezza della motivazione, ai fini della ricerca della comune intenzione dei contraenti, mentre la mera contrapposizione fra l’interpretazione proposta dal ricorrente e quella accolta dai giudici di merito non riveste alcuna utilità ai fini dell’annullamento della sentenza impugnata (Cass. n. 995/2021). Inoltre in tema di ermeneutica contrattuale, l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una indagine di fatto, affidata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità solo nell’ipotesi di violazione dei canoni legali d’interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg.. Ne consegue che il ricorrente per cassazione deve non solo fare esplicito riferimento alle regole legali d’interpretazione mediante specifica indicazione delle norme asseritamene violate ed ai principi in esse contenuti, ma è tenuto, altresì, a precisare in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai richiamati canoni legali (Cass. n. 27136/2017).

Nel caso di specie il ricorrente si limita a riproporre la propria opzione interpretativa, senza specificamente confrontarsi, nei sensi come sopra precisati da questa Corte, con quella accolta dalla Corte di merito, che ha compiutamente esposto le ragioni del proprio convincimento, basato sul tenore del contratto (art. 18 sulla revisione delle tariffe) e sulla funzione dello stesso, connotato da lunga durata (ventennale) del rapporto.

3. Con il terzo motivo (rubricato sub 2) il ricorrente denuncia la “Nullità della sentenza per l’illegittima introduzione di argomenti e motivi diversi da quelli contenuti nella pronuncia di primo grado; art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”. Il ricorrente rileva che, quanto alla domanda di restituzione dell’impianto, la Corte d’appello ha fondato la decisione su argomenti e motivi diversi (possibilità per l’appaltatrice di procedere allo smontaggio dell’impianto in occasione della consegna di cui al verbale del (OMISSIS)) da quelli posti a base della sentenza di primo grado (carenza di legittimazione passiva del Comune), e ciò, ad avviso del ricorrente, determina la nullità radicale della sentenza d’appello, anche per violazione del diritto di difesa, non avendo la Elettro potuto articolare alcun argomento difensivo in ordine alla nuova motivazione del rigetto della pretesa.

4. Anche il terzo motivo è inammissibile.

La sentenza d’appello, anche se confermativa, si sostituisce totalmente a quella di primo grado, sicché il giudice del gravame che confermi la decisione impugnata, la cui conclusione sia conforme a diritto, sulla base di ragioni ed argomentazioni diverse da quelle addotte dal giudice di prime cure, non viola alcun principio di diritto e la portata della decisione va, quindi, interpretata secondo i criteri ed i limiti della nuova motivazione della sentenza di appello (Cass. n. 352/2017).

Alla stregua di detti principi, non rileva che la Corte d’appello abbia valorizzato argomentazioni diverse da quelle del Tribunale, poiché ha riesaminato, come doveva, i fatti già acquisiti al processo e ne ha effettuato una valutazione in parte differente da quella del primo giudice, senza che ciò minimamente abbia comportato alcuna lesione del contraddittorio. Che i fatti posti a base del convincimento espresso dalla Corte di merito fossero già ritualmente acquisiti in giudizio non è posto in discussione dal ricorrente, il quale non si duole, infatti, dell’esame di fatti nuovi in appello.

5. Con i restanti motivi (rubricati sub 3 a, 3 b e 3 c), tutti relativi alla domanda di restituzione dell’impianto aereo, il ricorrente denuncia la “Violazione e falsa applicazione dell’art. 1362 c.c., in relazione al tenore letterale delle parole e delle espressioni adoperate nella concessione del 5-4-1974 e nel contratto di appalto del 27-4-1995 in relazione alla domanda di restituzione dell’impianto aereo”, l'”omesso esame del fatto decisivo, oggetto di discussione tra le parti, costituito dal difetto di legittimazione passiva del Comune in ordine alla domanda di restituzione dell’impianto aereo – art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5″ nonché la “contraddittorietà della motivazione in riferimento alla richiesta di restituzione dell’impianto”. Ad avviso del ricorrente, la Corte di merito, erroneamente valutando ed interpretando le clausole contrattuali, in violazione del criterio ermeneutico del tenore letterale, non ha considerato che le opere dell’impianto aereo erano state eseguite successivamente, mentre le clausole erano riferite all’impianto originario. Inoltre denuncia l’omesso esame di fatto decisivo oggetto di discussione tra le parti, per non avere la Corte d’appello esaminato la questione del difetto di legittimazione passiva del Comune, in base alla quale il Tribunale aveva rigettato la domanda di restituzione dell’impianto aereo, e denuncia la contraddittorietà della motivazione della sentenza impugnata sul punto, per avere la Corte di merito affermato, da un lato, che l’impianto non era in tensione e avrebbe potuto essere smontato da Elettro in sede di consegna, così postulando che il manufatto fosse di proprietà dell’appaltatrice, e, dall’altro, che il materiale dell’impianto fisso apparteneva al Comune.

6. Parimenti inammissibili sono gli ultimi tre motivi.

Quanto alla censura sull’interpretazione del contratto (motivo sub 3 a) vanno richiamate le considerazioni espresse nel p. 2.1., sussistendo il medesimo difetto di specificità, per non avere il ricorrente espresso compiutamente la doglianza nei termini di cui si è detto.

Quanto alla denuncia di omesso esame della questione del difetto di legittimazione passiva del Comune sulla domanda di restituzione dell’impianto aereo, l’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nell’attuale testo modificato dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 2, riguarda un vizio specifico denunciabile per cassazione relativo all’omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito a un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni (Cass. n. 22397/2019). Pertanto sono inammissibili le censure che, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest’ultimo profilo, come nella specie.

L’ultima censura (motivo sub 3 c) non si confronta con il decisum sul punto. La Corte di merito, con motivazione adeguata, scevra da contraddittorietà (Cass. S.U. n. 8053/2014), e in base all’accertamento di fatto effettuato, ha rimarcato che, pur essendo prevista nel contratto di appalto la facoltà della ditta concessionaria di ottenere in restituzione il materiale ricavato dallo smontaggio dell’impianto aereo di alimentazione delle lampade votive occasionali, la stessa ditta non aveva proceduto allo smontaggio in occasione della consegna avvenuta il giorno di scadenza della concessione, né risultava provato in causa che il Comune avesse contrastato o impedito lo smontaggio del suddetto materiale, così dovendosi imputare la mancata esecuzione di quell’operazione all’inerzia della ditta appaltatrice Elettro s.n.c.. A fronte di detto chiaro e lineare percorso argomentativo, il ricorrente si duole della contraddittorietà della motivazione senza svolgere critiche pertinenti al decisum.

7. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile, nulla dovendosi disporre circa le spese di lite del presente giudizio, stante la mancata costituzione del Comune.

8. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto (Cass. S.U. n. 5314/2020).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso per cassazione, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 10 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 6 settembre 2021

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