Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23987 del 03/10/2018

Cassazione civile sez. trib., 03/10/2018, (ud. 24/11/2017, dep. 03/10/2018), n.23987

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – rel. Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11969-2011 proposto da:

CONSORZIO LAZIALE TRAFFICO CTL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA

LAVINIO 31, presso lo studio dell’avvocato ALBERTO FELICETTI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

AGENZIA DELLE ENTRATE UFFICIO DI ROMA (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 317/2010 della COMM.TRIB.REG. DEL LAZIO,

depositata il 02/11/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/11/2017 dal Consigliere Dott. FRANCESCA SPENA.

Fatto

RILEVATO

che con sentenza del 22 settembre-2 novembre 2010 (nr. 317/38/10) la Commissione Tributaria Regionale di Roma ha confermato la sentenza della Commissione Tributaria Provinciale della stessa sede, che aveva dichiarato inammissibile per mancanza di prova della tempestività, il ricorso proposto dal CONSORZIO LAZIALE TRAFFICO nei confronti della cartella di pagamento nr. (OMISSIS), relativa ad IRPEG per l’anno di imposta 1998.

che avverso la sentenza ha proposto ricorso la società consortile a rl LAZIALE TRAFFICO (già Consorzio Laziale Traffico), affidato a tre motivi, esposti con unica censura, al quale ha opposto difese la Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che il Consorzio ricorrente ha dedotto:

– ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3: violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 21 e degli artt. 112 e 113 c.p.c.;

– ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4: nullità della sentenza e/o del procedimento;

– ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 (rectius: nr 5): omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione alla ritenuta carenza di prova della tempestività della notifica del ricorso.

Il Consorzio ha esposto che la Commissione Tributaria Provinciale aveva dichiarato il ricorso inammissibile per mancanza di prova della sua tempestività, in quanto la data di notifica della cartella esattoriale, impugnata, come riportata nella copia della cartella notificata prodotta in causa, non era leggibile.

Avverso tale statuizione era stato proposto appello, riproponendo le ragioni del ricorso di primo grado – (con il quale si deduceva la decadenza dell’ufficio finanziario per tardività della notifica della cartella esattoriale) – e censurando la pronunzia di inammissibilità del ricorso (alla pagina 3 cpv). Sotto questo profilo si deduceva:

– che il giudice di primo grado in caso di dubbio avrebbe potuto chiedere la esibizione dell’originale della cartella notificata;

– che la cartella era stata notificata in data 7.3.2005 e che il ricorso, notificato il 3.5.2005, era tempestivo.

In ogni caso si chiedeva alla Commissione Tributaria Regionale di ordinare all’ufficio la esibizione dell’originale della relata di notifica e si produceva in appello una ulteriore copia della cartella notificata, nella quale era leggibile la data di avvenuta notifica.

Tanto premesso, il Consorzio ricorrente ha censurato la sentenza della Commissione Tributaria Regionale per avere dichiarato la inammissibilità dell’appello, affermando che mancava qualsiasi contestazione alla statuizione di intempestività del ricorso resa nel primo grado.

Tale pronunzia era l’effetto di una inadeguata lettura della seconda parte del ricorso in appello.

Il Consorzio ha, altresì, denunziato la contraddittorietà della motivazione della sentenza, in quanto la Commissione Tributaria Regionale si era pronunziata anche sulla mancata maturazione del termine di decadenza per la notifica della cartella, il che presupponeva l’accertamento della data della notifica, di cui veniva, contraddittoriamente, asserita la non- intellegibilità.

Il motivo è fondato nella parte in cui censura la sentenza – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 – per avere affermato che avverso la statuizione di inammissibilità del ricorso, resa nel primo grado per difetto di tempestività della impugnazione della cartella, non erano stati proposti motivi specifici di appello.

Il ricorso in appello, invero, alla pagina 3 conteneva motivi specifici di censura alla pronunzia di inammissibilità, che venivano adeguatamente svolti con la allegazione della tempestività del ricorso originario rispetto alla data di effettiva notifica della cartella esattoriale, quale deducibile dai documenti del primo grado e provata con la produzione nel grado di appello di una nuova copia della cartella notificata.

La Commissione Tributaria regionale ha pertanto erroneamente ritenuto la carenza di specificità del motivo di appello; affinchè la prescrizione di specificità sia rispettata è, infatti, sufficiente che nell’atto di appello si sviluppi una parte argomentativa che – contrapponendosi alla motivazione della sentenza impugnata – miri a incrinarne il fondamento logico-giuridico (cfr. Cassazione civile, sez. un., 06/04/2017, n. 8895; Cassazione civile sez. I 18 settembre 2017 n. 21566).

Nella fattispecie di causa la censura è stata adeguatamente svolta attraverso la sollecitazione del giudice del gravame ad un riesame del documento (copia della cartella notificata) prodotto nel primo grado ed all’eventuale esercizio dei suoi poteri istruttori d’ufficio (ordine di esibizione dell’originale della relata di notifica della cartella).

Resta da aggiungere che non è idonea a sorreggere la sentenza la ulteriore statuizione sul merito della impugnazione (ovvero sulla mancata maturazione della decadenza per tardività della notifica della cartella esattoriale, eccepita dal contribuente).

Va, al riguardo, data continuità al principio secondo cui, qualora il giudice, dopo una statuizione di inammissibilità, con la quale si sia spogliato della potestas iudicandi sul merito della domanda, abbia impropriamente inserito nella sentenza argomentazioni sull’an della pretesa, la parte soccombente non ha l’onere nè l’interesse ad impugnare tale statuizione sicchè è ammissibile l’impugnazione che si rivolga alla sola statuizione pregiudiziale, mentre è inammissibile, per difetto di interesse, l’impugnazione nella parte in cui pretenda un sindacato anche in ordine alla motivazione sul merito, svolta ad abundantiam nella sentenza gravata (ex plurimis: Cass., Sez. Un., 17 giugno 2013, n. 15122; Cassazione civile, sez. 2, 09 maggio 2016, n. 9319; Cass., Sez. 3, 20 agosto 2015, n. 17004; sez. tributaria 19 dicembre 2014 nr. 27049; sez. H 27 marzo 2013 nr. 7786).

La sentenza impugnata deve essere pertanto cassata in accoglimento del ricorso, nei sensi di cui in motivazione e gli atti rinviati alla Commissione Tributaria regionale del Lazio in diversa composizione, affinchè provveda ad un nuovo esame dell’appello sulla base del principio di diritto sopra esposto. Il giudice del rinvio provvederà anche alla disciplina delle spese di questo grado.

PQM

La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 24 novembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 ottobre 2018

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