Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23986 del 22/10/2013


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 23986 Anno 2013
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: ACIERNO MARIA

Data pubblicazione: 22/10/2013

Cd- -f- CL _
ORDINANZA

sul ricorso 28728-2011 proposto da:
CLOCHIATTI SEVERINO CLCSRN37R12G949K, elettivamente
domiciliato in ROMA, VIA A. CHINOTTO l, presso lo
studio dell’avvocato PRASTARO ERMANNO, che lo
rappresenta e difende unitamente all’avvocato MELLANO
MICHELE, giusta procura speciale in calce al ricorso;
– ricorrente contro

CLOCHIATTI ANTEA, elettivamente domiciliata in ROMA,
VIA FULCERI P. DE CALBOLI, 60, presso lo studio
dell’avvocato ROBERTA TOMA, rappresentata e difesa
dall’avvocato BERNOT LIVIO, giusta procura speciale in
calce al controricorso;
– controri corrente –

avverso la sentenza n. 635/2011 della CORTE D’APPELLO
di TRIESTE del 13.7.2011, depositata il 21.9.2011;
udita la relazione della causa svolta nella camera di
consiglio del 04/06/2013 dal Consigliere Relatore
Dott. MARIA ACIERNO;

Santonocito (per delega avv. Livio Bernot) che si
riporta agli scritti ed alla sentenza n. 19246 del
2010 delle Sezioni Unite.
E’ presente il Procuratore Generale in persona del
Dott. PIERFELICE PRATIS che si riporta alla relazione
scritta.

udito per la controricorrente l’Avvocato Marco Valerio

Rilevato che è stata depositata la seguente relazione ex art. 380 bis cod. proc. civ.,
nel procedimento civile iscritto al R.G. 28728 del 2011

Avverso tale sentenza ha proposto ricorso per cassazione Clochiatti Severino, affidandosi ad un
unico motivo, con il quale ha denunciato la violazione degli art. 347 e 348 cpc, in quanto il giudice
di secondo grado ha dichiarato l’appello improcedibile senza considerare l’affidamento incolpevole
dell’appellante sulle norme vigenti nel momento in cui ha avanzato l’impugnazione. I-la sottolineato
il ricorrente che, in pendenza del giudizio, il sopravvenuto mutamento giurisprudenziale
nell’interpretazione di una regola processuale non ha efficacia retroattiva quando comporta una
lesione del diritto di azione.
Il ricorso è manifestamente fondato. Al di là di quanto osservato dal ricorrente nel motivo di
gravame in merito all’overruling (ex multis Cass. n. 12704 del 2012) e premesso che deve ritenersi
applicabile al giudizio in disamina la norma retroattiva di interpretazione autentica dell’art. 165,
primo comma, cod. proc. civ., dettata dall’art. 2 della legge 29 dicembre 2011, n. 218, in forza della
quale la riduzione alla metà del termine di costituzione dell’opponente si applica solo se questi abbia
assegnato all’opposto un termine di comparizione inferiore a quello di cui all’art. 163-bis, primo
comma, cod. proc. civ. (Cass. 7792 e 2242 del 2012), deve essere rilevato che la riduzione dei
termini di comparizione, prevista dall’art. 645 cpc, 2 comma, prima della sua soppressione ad opera
dell’entrata in vigore dell’art. 1 della 1. 218 del 2011, risulta applicabile solo al giudizio di primo
grado, attesa l’incompatibilità di tale norma con il giudizio di appello ai sensi dell’art. 359 cpc. Nel
caso di specie pertanto non ricorrevano i presupposti per la dichiarazione d’improcedibilità del
giudizio di appello per mancata costituzione dell’appellante nel termine di cinque giorni dalla
notificazione dell’atto di impugnazione, risultando dagli atti che l’appellante si era costituito nel
rispetto del termine di dieci giorni previsto dall’art. 165 cod. proc. civ..
In conclusione, ove si condividano i predetti rilievi, il ricorso deve essere accolto e la sentenza
cassata con rinvio alla Corte d’Appello in diversa composizione”.
Il Collegio aderisce alla relazione, osservando che la riduzione dei termini di comparizione prevista
dall’art. 645, secondo comma, cod. proc. civ. ancorchè nei limiti definiti dalla novella legislativa
sopra illustrata, non è mai applicabile al giudizio d’appello, trattandosi di previsione strettamente
finalizzata alle esigenze di celerità proprie del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo in
considerazione del legame funzionale e strutturale con la precedente fase monitoria. Tale
connessione è del tutto mancante nel giudizio di secondo grado.
P.Q.M.
La Corte,
accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte d’Appello di Trieste in diversa
composizione.

“La Corte d’Appello di Trieste, in sede di opposizione a decreto ingiuntivo, aderiva all’orientamento
espresso dalle S.U. della Corte di Cassazione nella sentenza 19246 del 2010 e dichiarava
improcedibile l’appello proposto da Clocchiatti Severino, sul rilievo che l’appellante avrebbe dovuto
costituirsi entro il termine di cinque giorni dalla notificazione dell’atto di citazione dell’appello a
causa del dimezzamento automatico dei termini di costituzione. Rilevava il giudice di secondo
grado che, se si fosse seguito il precedente e consolidato indirizzo giurisprudenziale, secondo il
quale la riduzione a metà dei termini di costituzione in appello dipendeva dalla scelta dell’appellante
di ridurre a metà i termini in quel grado, tale effetto non si sarebbe verificato.

,AP

‘)

Così deciso nella camera di consiglio del 4 giugno 2013.

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