Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2396 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2396

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 12358-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

ZA DI B.R. E C. SAS, in persona del legale

rappresentante pro tempore, Z.G., nella qualità di

Socio Accomandante, B.R., personalmente e nella

qualità di socio accomandatario/ amministratore, domiciliati presso

la cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentati e difesi dall’avvocato ABERTO BISCARO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 58/7/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DEL PIEMONTE, depositata il 17/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MICHELE

CATALDI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale la Commissione tributaria regionale del Piemonte ha accolto l’appello della Z.A. s.a.s. di B.R. e C. e dei soci B.R. e Z.G. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Asti che, dopo averli riuniti, aveva rigettato i ricorsi dei predetti avverso gli avvisi d’accertamento, relativi agli anni d’imposta 2011 e 2012, con i quali l’Ufficio, sulla scorta di un p.v.c. della G. d. F., aveva ritenuto che costituissero indice di ricavi non dichiarati della società, e quindi anche del maggior reddito da partecipazione dei soci, i prelievi degli stessi soci dai conti correnti bancari della s.a.s., nettamente superiori agli utili dichiarati come conseguiti da quest’ultima negli stessi esercizi ed iscritti nella contabilità societaria come crediti verso i soci. La Emmepi s.a.s. di B.R. e C. (già Z.A. s.a.s. di B.R. e C.) ed i soci B.R. e Z.G. si sono costituiti con controricorso.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo la ricorrente Agenzia deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la nullità della sentenza impugnata per la mera apparenza della sua motivazione in ordine all’insussistenza della pretesa erariale, affermata tautologicamente e con il richiamo ad una serie argomenti privi di attinenza con la fattispecie controversa e quindi non idonei a rendere comprensibile l’iter logico-giuridico che dovrebbe costituire la ratio decidendi della decisione d’appello.

Il motivo è fondato.

Infatti è pacifico tra le parti (come emerge dallo stesso controricorso) e risulta dalla sentenza impugnata (nella parte che espone lo svolgimento del processo) che, nel caso di specie, si discuta (come da atto impositivo riprodotto nel ricorso) di un accertamento analitico-induttivo, emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, nel quale la presunzione semplice di maggiori ricavi trova fondamento nei prelevamenti dai conti sociali, ripetuti e superiori rispetto ai ricavi dichiarati dalla società, effettuati dai soci ed emergenti dalla stessa contabilità della s.a.s., ritenuta quindi inattendibile.

Tuttavia, la parte propriamente motiva della sentenza espone contemporaneamente qualificazioni giuridiche astratte e ricostruzioni fattuali non coincidenti e contraddittorie, riferendosi all’accertamento induttivo puro ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 2; alla riferibilità alle società di capitali di movimenti bancari sul conto corrente personale dei soci (fattispecie estranea al caso di specie, nel quale è pacifico si tratti di operazioni effettuate sul conto della stessa società, peraltro di persone); ad operazioni inesistenti; ad operazioni soggettivamente inesistenti, con specifico riferimento alla prova della malafede del contribuente ai fini della detrazione in materia di Iva; alla prova di costi non inerenti o inesistenti.

Tale serie di questioni, esposte anche in maniera astratta dal caso di specie ed attraverso citazioni giurisprudenziali non correlate direttamente a quest’ultimo, non consente, sul piano logico e giuridico, di comprendere quali argomentazioni, in fatto ed in diritto compongano e sorreggano realmente la ratio decidendi posta a base della sentenza impugnata. Ne’ tale patologia della motivazione può ridursi, come sostengono i controricorrenti, ad un preteso mero errore materiale, consistente nell’indicazione normativa del secondo, piuttosto che del comma 1 dell’art. 39 D.P.R. n. 600 del 1973. Infatti, la circostanza che si tratti univocamente di un mero errore di scrittura, che non comprometterebbe la comprensibilità logica e giuridica della motivazione, non emerge dalla lettura complessiva del provvedimento e, in ogni caso non potrebbe giustificarne la non intelligibilità comunque derivante dai contestuali riferimenti ad operazioni inesistenti ed all’inattendibilità di costi, argomenti la cui pertinenza al caso di specie non è chiarita dal giudice d’appello.

Tanto premesso, va quindi ricordato che “La riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione. Pertanto, è denunciabile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione.” (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014; conforme, ex multis, Cass., Sez. 3 -, Sentenza n. 23940 del 12/10/2017).

Nel caso di specie ricorre la fattispecie della motivazione obbiettivamente incomprensibile, oltre che insanabilmente contraddittoria, per le ragioni già illustrate.

La sentenza impugnata va quindi cassata, con rinvio al giudice a quo.

2. Con il secondo motivo la ricorrente Agenzia deduce, in subordine al rigetto del primo, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c.; del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), per avere la CTR ritenuto che la continua erogazione, da parte della società ai soci, di somme superiori agli utili sociali dichiarati non potesse di per sé sola costituire un indizio sufficiente dell’esistenza di maggiori ricavi occulti della società e di maggior reddito dei suoi soci.

Il motivo, formulato dalla ricorrente in subordine all’eventuale rigetto del primo, resta assorbito dall’accoglimento di quest’ultimo.

PQM

Accoglie il primo motivo e dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio. il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA