Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2395 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. VI, 27/01/2022, (ud. 16/11/2021, dep. 27/01/2022), n.2395

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. MOCCI Mauro – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – rel. Consigliere –

Dott. CROLLA Cosmo – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 2731-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

SOC. COOP. FLORICOLA 2001 A R.L, in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PAOLO EMILIO N.

57, presso lo studio dell’avvocato TIZIANA TURRENI, rappresentata e

difesa dall’avvocato ANDREA MARIO APREA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8665/14/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA CAMPANIA, depositata il 09/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/11/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CATALDI

MICHELE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, avverso la sentenza di cui all’epigrafe, con la quale la Commissione tributaria regionale della Campania ha accolto l’appello della Cooperativa Floricola 2001 a r.l. avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Napoli, che aveva rigettato il ricorso della medesima contribuente contro l’avviso d’accertamento con il quale, relativamente all’Ires, all’Irap ed all’Iva di cui all’anno d’imposta 2011, era stata riscontrata l’omessa contabilizzazione e la conseguente omessa dichiarazione di ricavi ed erano stati negati benefici fiscali riservati alle società cooperative agricole, non essendo state riscontrate in concreto le finalità mutualistiche che avrebbero dovuto giustificarli.

La contribuente si è costituita con controricorso.

La proposta del relatore è stata comunicata, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Preliminarmente, va respinta l’eccezione di inammissibilità del ricorso perché tardivamente proposto, dovendo applicarsi la sospensione ope legis di nove mesi del termine semestrale d’impugnazione, che ricadeva nel periodo compreso tra il 24 aprile 2018 ed il 31 luglio 2019, ai sensi del D.L. 23 ottobre 2018, n. 119, art. 6, comma 11, convertito dalla L. 17 dicembre 2018, n. 136.

2. Con il primo motivo l’Agenzia deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 14.

Assume la ricorrente che, a differenza di quanto ritenuto dalla CTR, l’Amministrazione finanziaria, senza necessità del parere favorevole degli organi competenti alla relativa vigilanza, è sempre legittimata a disconoscere, per ogni singolo periodo d’imposta, le agevolazioni fiscali riconosciute alle società cooperative, dimostrando che la veste mutualistica sia contraddetta in concreto dallo svolgimento, nella medesima frazione temporale fiscalmente rilevante, di una comune attività imprenditoriale.

3. Con il secondo motivo l’Agenzia deduce, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e la falsa applicazione del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 10 (erroneamente indicato come “1” nella rubrica). Assume la ricorrente che, a differenza di quanto ritenuto dalla CTR, in tema di agevolazioni tributarie, le cooperative agricole possono beneficiare dell’esenzione dall’Ires anche per le attività agricole connesse, ai sensi del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 10, (nella formulazione modificata dalla L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 8), purché le stesse siano svolte prevalentemente nei confronti dei soci e non di terzi, come invece contestato nell’accertamento impugnato.

I due motivi, per la loro connessione oggettiva se non sovrapponibilità, sono fondati.

Infatti, il D.P.R. n. 601 del 1973, art. 14, dispone che:

“Le agevolazioni previste in questo Titolo si applicano alle società cooperative, e loro consorzi, che siano disciplinate dai principi della mutualità previsti dalle leggi dello Stato e siano iscritti nei registri prefettizi o nello schedario generale della cooperazione.

I requisiti della mutualità si ritengono sussistenti quando negli statuti sono espressamente e inderogabilmente previste le condizioni indicate nel D.Lgs. C.P.S. 14 dicembre 1947, n. 1577, art. 26, e successive modificazioni, e tali condizioni sono state in fatto osservate nel periodo di imposta e nei cinque precedenti, ovvero nel minor periodo di tempo trascorso dall’approvazione degli statuti stessi.

I presupposti di applicabilità delle agevolazioni sono accertati dall’amministrazione finanziaria sentiti il Ministero del lavoro o gli altri organi di vigilanza.”.

Nell’interpretare tale norma, questa Corte ha ritenuto che: ” In tema di agevolazioni tributarie in favore delle società cooperative, la conformità degli statuti ai principi legislativi in materia di mutualità comporta una presunzione di spettanza delle agevolazioni o esenzioni tributarie, sicché il procedimento di verifica dei “presupposti di applicabilità” di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 14, comma 3, che prevede come obbligatorio il preventivo parere degli organi di vigilanza, attiene ai soli casi in cui detta presunzione legale non operi, salva la facoltà dell’amministrazione di disconoscere le agevolazioni, per ogni singolo periodo d’imposta, sulla base di dati concreti, atti a dimostrare che la veste “mutualistica” funge da copertura ad una normale attività imprenditoriale. In tale ottica, il parere preventivo degli organi di vigilanza riguarda i soli requisiti soggettivi della società cooperativa, mentre l’ordinario potere di accertamento degli uffici finanziari ha ad oggetto la natura e le modalità di svolgimento dell’attività produttiva della cooperativa stessa.” (Cass. 08/05/2006, n. 10544; conforme Cass. 04/03/2015, n. 4300), “di modo che, sotto questo profilo, nessun limite incontra l’ordinario potere di accertamento spettante all’amministrazione finanziaria, la cui attività, al riguardo, va ritenuta legittima, indipendentemente dall’esistenza o meno del suddetto parere.” (Cass. 18/10/2018 n. 26179).

In ordine poi alla natura ed all’oggetto della presunzione legale, e quindi al contenuto della relativa prova contraria, è stato precisato che:” In tema di agevolazioni tributarie in favore delle società cooperative, la conformità degli statuti ai principi legislativi in materia di mutualità comporta una presunzione di spettanza delle agevolazioni o esenzioni tributarie. Tale presunzione è relativa e non impedisce all’Amministrazione finanziaria di disconoscere, per ogni singolo periodo di imposta, le agevolazioni suddette, sempreché fondi il suo accertamento su dati concreti, atti a dimostrare che la veste “mutualistica” funge da copertura ad una normale attività imprenditoriale. Se la prova circa la mancanza, in concreto, dei requisiti della mutualità riesce, a nulla rileva l’eventuale parere del Ministero del lavoro favorevole alla cooperativa; in tal caso, i “ristorni ai soci” effettuati “sub specie” di mutualità diventano mere distribuzioni di utili.” (Cass. 20/06/2005, n. 13280).

Ed è stato quindi ribadito che “In tema di agevolazioni tributarie in favore delle società cooperative, la conformità degli statuti ai principi legislativi in materia di mutualità comporta una presunzione solo relativa di spettanza delle stesse, che, in quanto tale, non impedisce all’Amministrazione finanziaria di disconoscerle, per ogni singolo periodo di imposta, sempreché fondi il suo accertamento su dati concreti, atti a dimostrare che la veste mutualistica funge da copertura ad una normale attività imprenditoriale.” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 11969 del 13/07/2012).

Inoltre, riguardo alla necessaria persistenza, nel singolo anno d’imposta d’interesse, dei presupposti dell’agevolazione, ed alla predisposizione dei dati attraverso i quali l’Amministrazione possa esercitare il relativo controllo, è stato puntualizzato che:” In tema di agevolazioni tributarie in favore di società cooperative, per l’applicazione del beneficio previsto dalla II n. 604 del 1977, art. 12, non è sufficiente che la cooperativa possieda i requisiti necessari per entrare nel sistema agevolativo ma è necessario, pur in assenza di esplicita indicazione legislativa, che essa abbia, con riferimento allo specifico periodo di imposta, regolarmente presentato la dichiarazione dei redditi e correttamente tenuto la contabilità, in quanto l’Amministrazione finanziaria deve essere messa in condizione di svolgere il proprio compito di controllo ed accertamento dei presupposti per godere dei benefici in questione.” (Cass. 18/12/2017, n. 30371).

Deve poi considerarsi che, come già rilevato recentemente da questa Corte (Cass. Sez. 5 -, Ordinanza n. 34343 del 23/12/2019), l’esigenza della verifica della concreta sussistenza dei presupposti dell’agevolazione, ovvero della reale finalità mutualistica dell’ente cooperativo, già derivante dall’interpretazione giurisprudenziale del dato normativo nazionale, è stata estesa e rafforzata dai criteri interpretativi dettati dalla Corte di giustizia (con la sentenza 8 settembre 2011, cause riunite C-78/08 e C-80/08) in materia di società cooperative di produzione e lavoro (ma comunque pertinenti in generale la conformità a principi Euro-unitari di quelle agevolazioni attribuite dai legislatore nazionale a società cooperative, ma non anche ad altri operatori costituiti in forma di società a scopo di lucro).

La citata pronuncia è stata originata dal rinvio pregiudiziale disposto da Cass. 08/02/2008, n. 3030, in seguito all’introduzione, ad opera de D.Lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, della nozione di mutualità prevalente, che consente alle società cooperative di avvalersi dei benefici fiscali previsti del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, artt. 10-14 anche laddove l’apporto personale dei soci non abbia carattere totalitario, con il conseguente venir meno dell’effettiva funzione mutualistica del soggetto.

La Corte di giustizia ha ritenuto che: ” Esenzioni fiscali come quelle in discussione nelle cause principali, concesse alle società cooperative di produzione e lavoro in forza di una normativa nazionale del genere di quella contenuta nel D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 11, recante disciplina delle agevolazioni tributarie, nella versione in vigore dal 1984 al 1993, costituiscono un “aiuto di Stato” ai sensi dell’art. 87, n. 1, CE solamente nel caso in cui tutte le condizioni di applicazione di tale disposizione siano soddisfatte. In una situazione come quella all’origine delle controversie di cui è investito il giudice del rinvio, spetterà a quest’ultimo valutare nello specifico il carattere selettivo delle esenzioni fiscali di cui trattasi, nonché la loro eventuale giustificazione alla luce della natura o della struttura generale del sistema tributario nazionale nel quale si inseriscono, stabilendo, segnatamente, se le società cooperative di cui alle cause principali si trovino di fatto in una situazione analoga a quella di altri operatori costituiti in forma di società a scopo di lucro e, qualora ciò si verificasse, se il trattamento fiscale più favorevole riservato alle menzionate società cooperative sia, da un lato, inerente ai principi fondamentali del sistema impositivo vigente nello Stato membro interessato e, dall’altro, conforme ai principi di coerenza e di proporzionalità.” (Corte giustizia, 8 settembre 2011, Ministero dell’Economia e delle Finanze, cause riunite C78/08 e C-80/08).

In applicazione di tali principi, questa Corte ha quindi affermato che: “In tema di agevolazioni tributarie in favore delle società cooperative di produzione e lavoro, secondo i vincolanti criteri interpretativi dettati dalla Corte di giustizia (con la sentenza 8 settembre 2011, cause riunite C-78/08 e C-80/08), il giudice nazionale deve valutare il carattere selettivo e la giustificazione, alla luce della struttura generale del sistema tributario nazionale, delle esenzioni fiscali di cui al D.P.R. 29 settembre 1973, n. 601, art. 11, che costituiscono un “aiuto di Stato”, verificando se effettivamente i beneficiari siano enti a finalità mutualistica, che operano nell’interesse economico dei soci, con cui intrattengano una relazione non solo commerciale, ma personale particolare, in cui essi partecipino attivamente ed abbiano diritto ad un’equa ripartizione dei risultati economici.” (Cass. 24/02/2015, n. 3653).

Infine, in ordine all’oggetto delle predette verifiche ed alla rilevanza di queste ultime rispetto alle esenzioni in materia di imposizione diretta, come dedotto dalla ricorrente questa Corte ha già chiarito che ” In tema di agevolazioni tributarie, le cooperative agricole possono beneficiare dell’esenzione dall’Ires anche per le attività agricole connesse, ai sensi del D.P.R. n. 601 del 1973, art. 10 (nella formulazione modificata dalla L. n. 350 del 2003, art. 2, comma 8), purché le stesse siano svolte prevalentemente nei confronti dei soci e non di terzi. ” (Cass. Sez. 5 -, Sentenza n. 19351 del 20/07/2018).

La CTR non ha fatto buon governo dei principi richiamati, per cui va accolto il ricorso e la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla CTR, per i necessari accertamenti in fatto.

PQM

Accoglie il ricorso e cassa la sentenza impugnata, rinviando alla Commissione tributaria regionale della Campania in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

 

 

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