Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23941 del 23/11/2016


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Cassazione civile sez. VI, 23/11/2016, (ud. 03/10/2016, dep. 23/11/2016), n.23941

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 15828-2015 proposto da:

CROCE ROSSA ITALIANA, (OMISSIS), in persona del legale rappresentante

pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI

12, presso L’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

V.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1061/2011 della CORTE D’APPELLO DI L’AQUILA,

depositata l’11/12/2014i

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

06/10/2016 dal Consigliere Relatore. Dott. ANTONELLA PAGETTA.

Fatto

FATTO E DIRITTO

L’odierno intimato, dipendente con contratto di lavoro a tempo indeterminato della Croce Rossa Italiana, conveniva l’ente datore di lavoro per sentirlo condannare al pagamento di somme a titolo di saldo del compenso incentivante (per l’anno 2005) e di restituzione degli importi, relativi al medesimo titolo, recuperati dall’ente per gli anni successivi; a sostegno della domanda deduceva l’illegittimità della Det. direttoriale 17 luglio 2007, n. 86 con la quale Croce Rossa Italiana aveva proceduto al recupero, nei confronti di tutti i dipendenti, di detto compenso incentivante, mediante sottrazione dal Fondo unico per l’incentivazione, previsto da disposizione collettiva, di un importo complessivo di Euro 5.154.216,87 secondo un piano di recupero da realizzare in cinque annualità, dal 2006 al 2010.

Il Tribunale ha accolto la domanda. La statuizione è stata confermata dalla Corte di appello di L’Aquila sul rilievo che, mentre la determinazione dei fondi per l’incentivazione per gli anni 2003 e 2004 era avvenuta a seguito di accordo con le organizzazioni sindacali in conformità a quanto previsto dal contratto collettivo di riferimento, la successiva rideterminazione dell’ammontare del Fondo era stata frutto di scelta unilaterale dell’Amministrazione.

Avverso tale sentenza la Croce Rossa Italiana ha proposto ricorso per cassazione affidato ad un unico articolato motivo; la parte intimata non ha svolto attività difensiva.

Il Consigliere relatore ha concluso per il parziale accoglimento del ricorso. Il Collegio condivide tale valutazione.

Si premette che con l’unico motivo di ricorso Croce Rossa Italiana ha dedotto violazione e falsa applicazione degli artt. 31, 32 CCNL 1998/1999 Comparto Enti Pubblici non Economici, degli artt. 2103 e 2033 c.c., della L. n. 448 del 1999, art. 20, comma 1, lett. e). Ha quindi esposto Che, a seguito di rilievi formulati da parte del Collegio dei Revisori, con nota n. 7336 del 18.5.2006, il Ragioniere Generale dello Stato aveva incaricato l’Ispettorato Generale di Finanza di eseguire una verifica amministrativo-contabile presso il Comitato Centrale della Croce Rossa Italiana in merito alla regolarità della costituzione e della erogazione dei Fondi relativi al trattamento accessorio del personale. Dalla relazione conclusiva dell’Ispettore di Finanza, comunicata con nota n. 137691 del 23.10.2006, emerse che l’Ente aveva corrisposto, a titolo di compenso incentivante, somme in eccesso per gli anni 2003 e 2034. Le irregolarità evidenziate riguardavano il pagamento di fondi di incentivazione per gli anni 2002, 2003, 2004 e 2005 in assenza della certificazione del Collegio dei Revisori e dell’approvazione dei Ministeri Vigilanti; il pagamento del Fondo 2003 in esubero rispetto allo stanziamento di bilancio; l’inserimento nei fondi di incentivazione per gli anni 2003, 2004, e 2005 di somme a titolo di maggiori entrate e di minori spese, inesistenti e/o in eccesso rispetto al quantum inseribile; il mancato accantonamento nei Fondi per il 2003, 2001 e 2005 delle somme necessarie al pagamento delle “progressioni orizzontali”. Per gli anni 2003 e 2004 i Fondi erano già stati integralmente corrisposti ai dipendenti, mentre con riferimento al Fondo 2005 erano stati versati degli acconti, giacchè a seguito dell’intimazione del Collegio dei Revisori Il pagamento del saldo – di regola corrisposto nel mese di maggio dell’anno successivo – venne sospeso, senza erogazione di ulteriori importi, fino alla conclusione della verifica ispettiva.

Alla stregua delle risultanze ispettive, il Ministero dell’economia e delle Finanze impose a Croce Rossa Italiana di “formulare un piano di rientro da realizzare nell’arco temporale più breve possibile ai fini del recupero delle somme illegittimamente corrisposte”. Onde ottemperare a tale prescrizione, la Croce Rossa Italiana deliberò di recuperare nell’arco di cinque anni l’importo complessivo pari ad Euro 5.154.216,87 mediante riduzione degli stanziamenti dei Fondi relativi agli anni successivi.

Tanto premesso in ordine allo svolgimento della vicenda, incontestata nel suoi termini fattuali, l’odierna ricorrerne deduce che tale operazione di recupero doveva ritenersi del tutto legittima, in quanto la contrattazione collettiva nazionale fissa solo il tetto massimo ed invalicabile per la costituzione del fondo, ma non esclude che l’importo possa essere determinato al ribasso, specialmente nel caso in cui debba arginarsi un pregresso sforamento e debba operarsi il recupero di quanto corrisposto in eccesso. Conclude dunque per la piena legittimità della Determinazione Direttoriale impugnata e del piano di rientro ivi previsto.

Il ricorso deve essere deciso in continuità con le condivisibili pronunce di questa Corte su ricorsi proposti da Croce Rossa Italiana aventi il medesimo oggetto (Cass. un. 1245, 1180, 826, 825,589,484, 278, 153, 151, 77, 16 del 2016; Cass. un. 25161, 24834 del 2015).

In tali pronunzie è stato innanzitutto precisato che l’assunto secondo cui l’Ente ricorrente avrebbe operato una ripetizione di indebito regolata dall’art. 2033 c.c., come pure prospettato dalla difesa dei lavoratori, non corrisponde all’esatta qualificazione giuridica dei fatti, i quali non sono sussumibili nell’alveo di tale fattispecie legale. Croce Rossa Italiana non ha, infatti, proceduto ad un vero e proprio recupero per ricalcolo del compenso incentivante erogato a ciascun lavoratore negli anni interessali dalla verifica ispettiva, pur avendo costoro percepito l’incentivo in misura superiore a quanto sarebbe spettato ove la parte datoriale avesse correttamente operato, in esatta applicazione delle regole della contrattazione nazionale e in osservanza dei vincoli di bilancio. L’ente, proprio ritenendo, (sulla base di un parere reso dall’Avvocatura generale) che non potesse ricorrere un’ipotesi di erogazione sine titulo, a fronte di una prestazione lavorativa già resa, ha proceduto al recupero delle eccedenze indebitamente erogate per il passato attraverso la rimodulazione dei compensi accessori dovuti per gli anni dal 2006 al 2010.

Tale riduzione e il conseguente recupero, del compenso incentivante di cui all’art. 28, comma 1, lett. e) del c.c.n.l. 1998-2001, in relazione agli anni 2006 e 2007 e agli anni successivi sono stati ritenuti legittimi in considerazione del fatto che il relativo diritto non si era già perfezionato nei suoi elementi costitutivi, integrati dalla prestazione lavorativa, dalla compiuta verifica del raggiungimento degli obiettivi e dalla ripartizione dell’apposito fondo a seguito di accordo sindacale.

In relazione al Fondo 2005, per il quale Firme aveva versato degli acconti sospendendo, a seguito dell’intimazione del Collegio dei Revisori, il pagamento del saldo (che sarebbe dovuto avvenire nel maggio 2006) è stato ritenuto che essendosi già perfezionati tutti gli elementi costitutivi del diritto al compenso in oggetto anteriormente alla D.D. n. 6/07 non vi erano i presupposti per negare il pagamento del residuo.

In base quindi alla consolidata giurisprudenza di questa Corte, alla quale si ritiene di dare continuità, il ricorso deve essere accolto limitatamente agli anni successivi al 2005.

A tanto consegue l’accoglimento in parte qua del ricorso e la cassazione della decisione con rinvio, anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di legittimità ad altro giudice di secondo grado che si designa nella Corte d’appello di L’Aquila, in diversa composizione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso per quanto di ragione; cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche ai fini del regolamento delle spese del giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di L’Aquila in diversa composizione.

Così deciso in Roma, il 6 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2016

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