Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23939 del 15/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 15/11/2011, (ud. 26/10/2011, dep. 15/11/2011), n.23939

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. CIRILLO Ettore – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende ope legis;

– ricorrente –

contro

D.G.G.;

– intimata –

avverso la sentenza n. 104/2008 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di GENOVA del 14/05/08, depositata il 14/07/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26/10/2011 dal Presidente Relatore Dott. CARLO PARMEGGIANI;

è presente il P.G. in persona del Dott. IMMACOLATA ZENO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella causa indicata in premessa è stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. comunicata al P.M. e notificata agli avvocati delle parti costituite:

“La Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione, con un motivo, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Liguria n. 104 del 14-5-2008, depositata il 14-7-2008, confermativa della sentenza della CTP di Genova che aveva annullato la cartella di pagamento emessa nei confronti di D.G. G. relativa ad imposte dell’anno 2000 (secondo la tesi dell’Ufficio indicate nella dichiarazione dei redditi dal contribuente e da questo non pagate) sul rilievo di difetto di motivazione dell’atto in quanto contenente ad avviso del giudice tributario riprese di imposte non esposte in dichiarazione. Il contribuente non svolge attività difensiva.

Con l’unico motivo deduce vizio di violazione di legge (art. 132 c.p.c. art. 118 disp. att. c.p.c., D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4) in quanto la CTR aveva espresso una motivazione solo apparente, priva sia della esposizione anche succinta dei fatti processuali che dei motivi della decisione, essendosi limitata a “condividere” l’assunto dei primi giudici senza alcuna specificazione e contestazione dei motivi di gravame, sì che non era possibile cogliere la “ratio decidendi” alla base della reiezione dell’appello dell’Ufficio. Il motivo è palesemente fondato.

La Commissione di appello si è limitata ad affermare che non vi erano elementi di novità nel gravame dell’Ufficio rispetto a quanto esposto in primo grado e che pertanto la decisione dei primi giudici in quanto correttamente motivata in fatto ed in diritto doveva essere condivisa. Trova quindi applicazione il principio giurisprudenziale pacifico secondo cui è legittima la motivazione per relationem della sentenza pronunciata in sede di gravame, purchè il giudice d’appello,facendo proprie le argomentazioni del primo giudice, esprima, sia pure in modo sintetico, le ragioni della conferma della pronuncia in relazione ai motivi di impugnazione proposti, in modo che il percorso argomentativo desumibile attraverso la parte motiva delle due sentenze risulti appagante e corretto. Deve viceversa essere cassata la sentenza d’appello allorquando la laconicità della motivazione adottata, formulata in termini di mera adesione, non consenta in alcun modo di ritenere che all’affermazione di condivisione del giudizio di primo grado il giudice di appello sia pervenuto attraverso l’esame e la valutazione di infondatezza dei motivi di gravame (Cass, n. 15483 del 2008).

Essendo questa ultima la ipotesi ricorrente nel caso concreto, pare che la sentenza debba essere cassata con rinvio al giudice del merito.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto, riaffermati i principi sopra richiamati, il ricorso deve essere accolto, con cassazione della sentenza impugnata e rinvio per nuovo esame a diversa sezione della CTR della Liguria che provvederà anche sulle spese di questa fase di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata, e, rinvia, anche per le spese, a diversa sezione della CTR della Liguria.

Così deciso in Roma, il 26 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2011

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