Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23920 del 03/09/2021

Cassazione civile sez. I, 03/09/2021, (ud. 27/04/2021, dep. 03/09/2021), n.23920

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. VANNUCCI Marco – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14623/2020 proposto da:

M.A.N., elettivamente domiciliato in Padova, vicolo

M. Buonarroti n. 2, presso lo studio dell’avv. M. M. Bassan, che lo

rappresenta e difende per procura in atti;

– ricorrente –

contro

Commissione Territoriale per il Riconoscimento della Protezione

Internazionale Verona Sez. Padova; Ministero dell’Interno,

(OMISSIS); Procuratore Generale Repubblica Presso Corte Cassazione;

– intimati –

avverso la sentenza n. 5310/2019 della CORTE D’APPELLO di VENEZIA,

depositata il 22/11/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/04/2021 dal Cons. Dott. LUCA SOLAINI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Venezia ha respinto il gravame proposto da M.N.A.N., cittadino del Camerum richiedente asilo, avverso l’ordinanza del Tribunale di Venezia che, confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, gli aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale, anche nella forma sussidiaria, e di quella umanitaria.

Il ricorrente aveva riferito di avere lasciato il proprio Paese per paura di venire ucciso dagli stregoni, come era accaduto al fratello allorché era intervenuto nella contesa insorta fra lui e gli zii, i quali si erano opposti alla scelta dell’imam di nominarlo erede del padre defunto. La corte del merito, premesso che l’appello era incentrato sulla domanda di protezione umanitaria, ha rilevato che, al di là delle contraddizioni fra quanto dichiarato da N. alla C.T. e quanto dichiarato al tribunale, il fatto che molti credano nella magia non è ragione per ritenere che essa rappresenti un effettivo pericolo; ha poi accertato che la regione del Camerun di provenienza del migrante non versa in una situazione di violenza indiscriminata ed ha infine escluso che il richiedente avesse allegato profili di vulnerabilità tali da giustificare il rilascio in suo favore di un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie.

M.N.A.N. propone ricorso per la cassazione della sentenza sulla base di tre motivi.

Le parti intimate non hanno svolto difese.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Il ricorrente censura la decisione:

1.1. con il primo motivo, per “difetto di motivazione in relazione alla formulazione dei motivi d’appello e alla credibilità delle dichiarazioni rese” in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5: lamenta che la corte del merito abbia ritenuto irrilevante, ai fini dell’accoglimento della domanda di protezione umanitaria, un’indagine sulla situazione generale in cui versa il suo Paese d’origine e sulle possibilità ivi sussistenti di ottenere adeguata protezione dalle minacce provenienti da soggetti privati; contesta, inoltre, il giudizio di inattendibilità delle sue dichiarazioni, frutto, a suo dire, di una lettura superficiale del verbale di audizione;

1.2 con il secondo motivo, per violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 2, comma 1, lett. h-bis e art. 32 comma 3, D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6 e del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 3; si duole che il giudice d’appello abbia respinto la domanda di protezione umanitaria senza tener conto: della persecuzione da lui subita da parte degli zii, del suo positivo percorso di integrazione in Italia, nonché della situazione generale del Camerun, che si trova, fra l’altro, in stato di emergenza sanitaria a causa dello scoppio della pandemia da Covid 19.

2. Entrambi i motivi sono inammissibili.

2.1. In primo luogo questa Corte, che non ha accesso diretto agli atti di causa, non è in grado di verificare se le dichiarazioni rese dal ricorrente in sede di audizione dinanzi alla C.T. ed al giudice di primo grado siano state travisate o mal interpretate dalla corte del merito, posto che il ricorso non le richiama integralmente, né specifica dove siano rintracciabili, all’interno del fascicolo d’ufficio o di quello di parte, i relativi verbali: non v’e’ dunque alcun riscontro che la vicenda sia stata esposta nei termini, lineari, in cui è riportata nella parte narrativa del ricorso anziché nei diversi, e assai confusi, termini in cui l’ha riassunta il giudice d’appello.

2.2. Ciò premesso, il primo motivo non investe neppure la ratio decidendi sulla quale si fonda il rigetto delle domande, atteso che la corte territoriale ha evidenziato che, al di là della contraddittorietà delle dichiarazioni del richiedente, i fatti da lui allegati non integravano i presupposti per il riconoscimento delle tutele invocate in quanto, pur potendosi credere alla magia e agli stregoni, ciò non significa che questi rappresentino un pericolo o un’effettiva minaccia di danno grave.

2.3. Quanto al secondo motivo, va rilevato, per un verso, che il giudice a quo ha specificamente accertato, citando le COI consultate, che la regione del Camerun di provenienza di N. non è teatro di violenza indiscriminata determinata da conflitto armato, e per l’altro, che non risulta che le circostanze che, a dire del ricorrente, avrebbero giustificato l’accoglimento della domanda di protezione umanitaria (sua integrazione in Italia; suoi trascorsi in Libia; pandemia) siano state allegate e documentate nel corso del giudizio di merito; ciò senza contare che, secondo quanto richiesto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il vizio di motivazione va denunciato attraverso la precisa indicazione del come e del quando sono stati dedotti i fatti di cui si lamenta l’omesso esame, nonché attraverso l’illustrazione della loro decisività.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 26 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 settembre 2021

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