Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23918 del 29/10/2020

Cassazione civile sez. VI, 29/10/2020, (ud. 08/10/2020, dep. 29/10/2020), n.23918

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18820-2019 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, C.F. ((OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

S.G.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 917/8/2018 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA CALABRIA SEZIONE DISTACCATA di REGGIO CALABRIA,

depositata il 07/05/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/10/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

Ritenuto che:

In controversia relativa ad impugnazione di una cartella di pagamento notificata a cura del Concessionario della Riscossione Equitalia relativa a tributi afferenti l’anno di imposta 1995 per un importo complessivo di Euro 25.297,90, con la sentenza impugnata la CTR della Calabria, sez di Reggio Calabria dichiarava inammissibile l’appello proposto dall’Agenzia delle entrate avverso la sfavorevole pronuncia di primo grado “in assenza dell’attestazione della spedizione del riferito atto, in assenza della copia della ricevuta della raccomandata e dell’avviso di ricevimento, i soli documenti comprovanti l’effettività della notifica” e comunque la regolare costituzione del contraddittorio con la conseguente impossibilità per questa CTR di verificare la tempestività della costituzione in giudizio dell’appellante;

– avverso tale statuizione l’Agenzia delle entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo, l’intimato S.G. non si è costituito;

– sulla proposta avanzata dal relatore ai sensi del novellato art. 380 bis c.p.c., risulta regolarmente costituito il contraddittorio.

Diritto

che:

E’ fondato e va accolto il primo motivo di ricorso con il quale la ricorrente deduce la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, comma 1, e art. 53, per avere la CTR ritenuto inammissibile l’appello dell’ufficio per omesso deposito della ricevuta di spedizione della raccomandata postale nonostante il deposito della distinta/elenco delle raccomandate postali, recante il timbro a secco dell’ufficio, attestante l’avvenuta tempestiva presentazione del plico all’ufficio postale di spedizione.

Al riguardo deve ricordarsi che è principio giurisprudenziale assolutamente pacifico e dal quale non vi è ragione di discostarsi, quello secondo cui “Nel giudizio tributario, la prova del perfezionamento della notifica a mezzo posta dell’atto d’appello per il notificante nel termine di cui all’art. 327 c.p.c., è validamente fornita dall’elenco di trasmissione delle raccomandate recante il timbro datario delle Poste, non potendosi attribuire all’apposizione di quest’ultimo su detta distinta cumulativa altro significato se non quello di attestarne la consegna all’ufficio postale” (Cass. n. 22878 del 2017; v. anche Cass. n. 24568 del 2014 e n. 7312 del 2016). Peraltro, “La giurisprudenza chiarisce, sul punto, che la veridicità dell’apposizione della data mediante il timbro postale a calendario è presidiata dal reato di falso ideologico in atto pubblico, poichè si riferisce all’attestazione di attività compiute dal pubblico agente nell’esercizio delle sue funzioni in relazioni alla ricezione (Cass. pen., 14.4.1994 – Cass. pen. 1996, 93, s.m.). Infatti, riguardo al timbro postale mancante di firma si ritiene che si ha atto pubblico in senso tecnico giuridico pur in difetto di sottoscrizione dell’atto stesso, esistendo la possibilità d’identificarne la provenienza e non richiedendone la legge la sottoscrizione ad substantiam (Cass. pen.,10.1. 1989 – Cass. pen. 1991, I, 418, s.m.; conf. 1.3.1985 – Cass. pen. 1986, 1083, s.m.; 27.5.1982 – Cass. pen. 1983, 1980, s.m.; v. sull’accettazione del plico Cass. pen., 27.1.1987 – Cass. pen. 1988, 826, s.m.)” (Cass., Sez. U., n. 13452 del 2017, p. 5.9, v. anche p. 5.10).

Ciò posto in diritto, deve osservarsi in fatto che nel caso di specie l’amministrazione finanziaria unitamente al ricorso d’appello depositò nella segreteria della Commissione tributaria regionale l’elenco delle raccomandate consegnate per la spedizione all’ufficio postale, corredato di timbro a secco del predetto ufficio, perfettamente leggibile, riportante la data del 29/09/2008, anteriore alla scadenza del termine di impugnazione (di un anno, ex art. 327 c.p.c. nella versione ante riforma del 2012, trattandosi di giudizio introdotto nell’anno 1995, oltre a quarantacinque giorni di sospensione dei termini per il periodo feriale); termine di impugnazione decorrente dalla pubblicazione della sentenza di primo grado, effettuata in data 5/07/2007.

A quanto fin qui detto deve aggiungersi che risulta ampiamente rispettato anche il termine di trenta giorni previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22 (cui fa rinvio al medesimo D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53, comma 2) per la costituzione in giudizio del ricorrente, nella specie effettuata in data 13/10/2008.

Pertanto, alla stregua di quanto sopra detto, nel caso di specie la CTR ha errato nel ritenere necessario l’invio della c.d. CAD in quanto, ad attestare la regolarità della notifica dell’atto d’appello, avrebbe dovuto ritenere sufficiente la produzione dell’elenco delle raccomandate consegnato all’ufficio postale di spedizione, corredato di timbro a secco del predetto ufficio.

Conclusivamente, quindi, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata con rinvio, per nuovo esame nel merito, alla competente CTR, in diversa composizione, che provvederà anche a regolamentare le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Calabria, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 8 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 29 ottobre 2020

 

 

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