Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23914 del 03/09/2021

Cassazione civile sez. I, 03/09/2021, (ud. 14/04/2021, dep. 03/09/2021), n.23914

EMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – Presidente –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Mauro – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 126612020 proposto da:

M.A., rappresentato e difeso dall’avvocato Anna Rosa Oddone

del foro di Torino, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno, in persona del Ministro pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 296/2020 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

pubblicata il 03/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/04/2021 da FALABELLA MASSIMO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. – E’ impugnata per cassazione la sentenza della Corte di appello di Torino, pubblicata il 18 novembre 2019, con cui è stato respinto il gravame proposto da M.A. nei confronti dell’ordinanza ex art. 702 ter c.p.c., comma 5, del Tribunale del capoluogo piemontese. In esito ai due gradi del giudizio di merito la domanda di protezione internazionale dell’odierno ricorrente non ha trovato accoglimento.

2. – Il ricorso per cassazione si fonda su due motivi; il secondo è peraltro numerato, nell’atto di impugnazione, come terzo. Il Ministero dell’interno, intimato, non ha notificato controricorso, ma ha depositato un “atto di costituzione” in cui non è svolta alcuna difesa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. – Il primo motivo oppone la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), e comunque l’omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Si lamenta che la Corte di merito, aderendo alla motivazione contenuta nella decisione di primo grado, abbia “rigettato la domanda di riconoscimento di protezione internazionale, limitandosi a negare quanto lamentato nel ricorso e nell’appello in ordine alla mancanza di valutazione della vicenda, delle tradizioni del luogo e in ordine alla posizione di dubbio della Commissione sui fatti narrati debitamente circostanziati, in particolare per la narrazione delle violenze morali e materiali subite”. Secondo l’istante, la sentenza impugnata non conterrebbe valutazioni critiche diverse da quelle formulate dal Tribunale, “ma semplici enunciazioni di conferma dell’ordinanza” pronunciata dal giudice di prima istanza. Si deduce, inoltre, che la Corte di Torino avrebbe omesso di valutare le fonti aggiornate specifiche sulla situazione in atto in Nigeria, e cioè fatti e circostanze fondamentali per la decisione.

Il motivo è inammissibile.

La Corte di appello, con riguardo alle forme di protezione c.d. maggiori (status di rifugiato e protezione sussidiaria) ha rilevato che la vicenda personale narrata dal richiedente doveva ritenersi non credibile; ha poi osservato che doveva escludersi, avendo riguardo alle fonti informative consultate, citate nel corpo del provvedimento, e alla regione di provenienza del ricorrente, l’esistenza della condizione di cui all’art. 14, lett. c), cit. (e cioè la presenza, nell’area in questione, di una situazione di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno o internazionale).

Il ricorrente formula una censura che si rivela per larghi tratti incomprensibile e che con specifico riferimento alla fattispecie di cui al cit. art. 14, lett. c), citato in rubrica, mostra di non tener conto di un dato: quello per cui violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato, interno o internazionale costituisce oggetto di un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito (Cass. 12 dicembre 2018, n. 32064), suscettibile di essere censurato in sede di legittimità a norma dell’art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass. 21 novembre 2018, n. 30105): censura che il ricorrente non ha nemmeno articolato. Vero è che chi ricorre per cassazione può impugnare la decisione anche per l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, e cioè per “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, per “motivazione apparente”, per “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili”, per “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa, però, qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (cfr. Cass. Sez. U. 7 aprile 2014, nn. 8053 e 8054). Ma è altrettanto vero che la generica denuncia di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia (preannunciata nella rubrica del motivo), oltre a riferirsi a fattispecie oramai estranea alla previsione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, non è stata associata, dal ricorrente, ad alcuna censura vertente su una delle radicali carenze motivazionali che, in base alla richiamata giurisprudenza, assumono oggi rilievo in sede di legittimità.

2. – Col secondo mezzo viene formulata una ulteriore doglianza di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia. Deduce il ricorrente che la Corte di appello, investita della domanda di protezione umanitaria, avrebbe omesso di valutare la propria condizione di vulnerabilità, che pure era stata posta in luce.

Anche tale motivo è inammissibile.

Ha evidenziato la Corte di appello non essere emerse dagli atti “situazioni sostanzialmente eccezionali e transitorie in cui sussista una connessione con valori costituzionalmente ed internazionalmente garantiti” – e cioè, si intende – lesioni di diritti fondamentali della persona, atte a dar ragione di una vera e propria vulnerabilità del richiedente. L’istante assume di aver argomentato la propria domanda, quanto alla protezione umanitarìa, deducendo (avanti ai giudici di primo e di secondo grado) “la situazione di estrema vulnerabilità” che lo avrebbe interessato, ma nulla dice quanto alla prospettazione, nel precorso giudizio di merito, di specifiche condizioni personali che avrebbero consentito l’accesso alla nominata tutela. Va considerato che la proposizione del ricorso al tribunale nella materia della protezione internazionale dello straniero non si sottrae all’applicazione del principio dispositivo, sicché il ricorrente ha l’onere di indicare i fatti costitutivi del diritto azionato, pena l’impossibilità per il giudice di introdurli d’ufficio nel giudizio (Cass. 28 settembre 2015, n. 19197; in senso conforme: Cass. 29 ottobre 2018, n. 27336; Cass. 31 gennaio 2019, n. 3016). Ne discende che l’obbligo di motivazione dei giudici di merito va qui rapportato a circostanziate deduzioni quanto a fattori di vulnerabilità personale: deduzioni di cui, come detto, il motivo non fa menzione. Il mezzo di censura risulta pertanto carente di specificità, e conseguentemente, di decisività.

3. – Il ricorso va in conclusione dichiarato inammissibile.

4. – Nulla deve statuirsi in punto di spese processuali.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello stabilito per il ricorso, ove dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della 1^ Sezione Civile, il 14 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 settembre 2021

 

 

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