Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23909 del 15/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 15/11/2011, (ud. 27/10/2011, dep. 15/11/2011), n.23909

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PARMEGGIANI Carlo – rel. Presidente –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. GRECO Antonio – Consigliere –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna Concetta – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 24301/2009 proposto da:

STUDIO DI RADIOLOGIA MEDICA, ECOGRAFICA E TERAPIA FISICA SRL

(OMISSIS), in persona del suo legale rappresentante,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA VENEZIA 11, presso

ASSONIME, rappresentata e difesa dall’avvocato PENNELLA Nicola,

giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 160/5/2009 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DI NAPOLI, SEZIONE DISTACCATA di SALERNO del 6/04/09,

depositata il 20/04/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

27/10/2011 dal Presidente Relatore Dott. CARLO PARMEGGIANI;

è presente il P.G. in persona del Dott. NICOLA LETTIERI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Nella causa indicata in premessa è stata depositata in cancelleria la seguente relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., comunicata al P.M. e notificata agli avvocati delle parti costituite:

“La Studio di radiologia medica, ecografica e terapia fisica s.r.l.

propone ricorso per cassazione, con tre motivi, avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della Campania, sez. staccata di Salerno, n. 160/5/09 in data 6-4-09, depositata in data 20-4-09, che accogliendo l’appello della Agenzia delle Entrate di Avellino e respingendo il gravame incidentale del contribuente avverso la sentenza della CTP di Avellino, respingeva il ricorso della società contribuente avverso un avviso di accertamento relativo a maggiore IRPEG ed IRAP per l’anno 2002.

La Agenzia non svolge attività difensiva.

Con il primo motivo la ricorrente deduce nullità della sentenza ai sensi dell’art. 112 c.p.c., in quanto la CTR aveva esaminato l’appello incidentale della società solo relativamente al regolamento delle spese, ed invece aveva omesso di considerare la censura parimenti esposta in tale atto relativa alla carenza di motivazione dell’atto di accertamento.

Con il secondo motivo, in via subordinata, svolge la stessa doglianza sotto il profilo della carenza di motivazione.

Con il terzo, pure subordinato motivo, deduce insufficienza di motivazione, in quanto la CTR, riconoscendo come fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti il metodo induttivo seguito dall’Ufficio per la determinazione dei ricavi, fondato sui consumi di materiale (lastre radiografiche, pellicole per ecografie) in sè non contestati, da cui risalire al numero delle prestazioni, e quindi degli incassi, non aveva illustrato i criteri concretamente seguiti dall’Ufficio per tale operazione induttiva.

Il primo motivo è inammissibile per carenza di autosufficienza, in quanto, non essendo menzionato in sentenza il motivo di gravame che si assume non considerato, era onere del ricorrente dimostrare di avere effettivamente proposto detto motivo, con indicazione specifica dell’atto e del testo relativo, senza di che anche in caso di “error in procedendo” la Corte non è tenuta ad un esame “ex officio” dell’intero fascicolo processuale.

Il secondo mezzo è infondato per lo stesso motivo, essendo la censura generica e quindi inammissibile, ed il terzo è pure inammissibile, in quanto non è sufficiente lamentare una lacuna motivazionale della sentenza senza illustrare i motivi per cui questa sia rilevante ai fini del decidere, esponendo dati e considerazioni da cui si possa evincere che il procedimento in concreto seguito dall’Ufficio nella ricostruzione dei ricavi, condiviso dalla CTR doveva considerarsi errato”.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il Collegio, a seguito della discussione in Camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che non possono essere condivise le argomentazioni esposte nella memoria depositata dal ricorrente, in quanto, per il primo motivo, non è sufficiente, per ottemperare all’onere di autosufficienza del ricorso, esporre di avere censurato in una certa pagina dell’appello incidentale il “modus operandi” dell’Ufficio finanziario senza riportare testualmente il testo della censura, si da non rendere immediatamente chiaro se si tratti di un preciso motivo di impugnazione ovvero di generiche doglianze che non necessitavano di specifico esame da parte della CTR, punto peraltro non chiarito neppure nella memoria; per il secondo motivo, il richiamo a supporto del vizio motivazionale delle stesse argomentazioni circa la insufficienza di motivazione dell’avviso di accertamento presuppone la cognizione dei termini della censura di cui sopra, rimasti ignoti con conseguente genericità ed inammissibilità di tale mezzo di impugnazione; per il terzo, deve rilevarsi che la motivazione della CTR sulla attendibilità e congruenza del metodo induttivo seguito dall’Ufficio nella determinazione dei ricavi è ampia, logicamente ineccepibile ed esaustiva, laddove il richiamo reiterato anche in questa sede da parte del ricorrente alla motivazione dell’atto di accertamento è del tutto ultroneo, non essendo su di questa fondata la “ratio decidendi” della sentenza; che pertanto, riaffermati i principi sopra richiamati, il ricorso della Agenzia deve essere rigettato.

Nulla per le spese, in mancanza di costituzione della intimata.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 27 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2011

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