Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23897 del 15/11/2011

Cassazione civile sez. trib., 15/11/2011, (ud. 05/07/2011, dep. 15/11/2011), n.23897

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

COMUNE DI CASTELLO DI CISTERNA, in persona del legale rappresentante

prò tempore, rappresentato e difeso, giusta Delib. G.C. n. 10 del

2009 e mandato a margine del ricorso, dagli Avv.ti DAVINO Arcangelo e

Alberto D’Auria, nello studio del quale ultimo, in Roma, Via Calcutta

n. 45, è elettivamente domiciliato;

– ricorrente –

contro

G.M.C., residente a (OMISSIS);

– intimata –

avverso la sentenza n. 84/33/2008 della Commissione Tributaria

Regionale di Napoli – Sezione n. 33, in data 20/05/2008, depositata

il 17 giugno 2008.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

05 luglio 2011 dal Relatore Dott. Antonino Di Blasi;

Presente il P.M., Dott. VELARDI Maurizio.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO e MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Considerato che nel ricorso iscritto a R.G. n. 5320/2009, è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“1 – E’ chiesta la cassazione della sentenza n. 84/33/2008, pronunziata dalla CTR di Napoli Sezione n. 33 il 20.05.2008 e DEPOSITATA il 17 giugno 2008.

Il ricorso, che attiene ad impugnazione di cartella di pagamento, relativa alla TARSU per l’anno 2002, censura l’impugnata decisione per violazione o falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 7, ed omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punto decisivo della controversia, nonchè del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 52, ed omessa, insufficiente e contraddittoria m motivazione su punto decisivo della controversia.

2 – L’intimata, non ha svolto difese in questa sede.

3 – La formulazione dei motivi, alla cui stregua è chiesta la cassazione della decisione, non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c., non apparendo conferenti i quesiti e non risultando specificamente e idoneamente indicato il fatto controverso rilevante, nè le ragioni per le quali la motivazione non sarebbe idonea a sorreggere la decisione (SS.UU. n. 20603/2007, n. 4648/2008, n. 4719/2008, n. 16002/2007, n. 4309/2008, n. 4311/2008).

4 – Le questioni poste con i primi due mezzi, vanno esaminati alla stregua dei principi, espressione di consolidato orientamento giurisprudenziale. E’ stato, infatti, affermato che nel processo tributario, l’esercizio dei poteri di acquisizione d’ufficio, attribuiti, dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 7, alle commissioni tributarie, costituisce una facoltà discrezionale del giudice, ma tali poteri istruttori – anche alla luce della riforma dell’art. 111 Cost. – non hanno la funzione di sopperire al mancato assolvimento dell’onere probatorio delle parti, le quali, fra l’altro, non possono dolersi dell’uso che di essi il giudice abbia fatto, quanto quella di garantire la parte che si trova nell’impossibilità di esibire documenti risolutivi in possesso dell’altra parte (Cass. n. 8439/2004, n. 7129/2003).

4 bis – Costituisce, d’altronde, ius receptum che la deduzione del vizio di motivazione deve evidenziare l’erroneità del risultato raggiunto dal Giudice del merito attraverso l’allegazione e la dimostrazione dell’inesistenza o dell’assoluta inadeguatezza dei dati che egli ha tenuto presenti ai fini della decisione, o delle regola giustificative (anche implicite) che da quei dati hanno condotto alla conclusione accolta, non potendo limitarsi alla mera contrapposizione di un risultato diverso sulla base dei medesimi dati, che si assume erroneamente valutati e di regole di giustificazione prospettate come più congrue (Cass. n. 3994/2005, n. 20322/2005, n. 1170/2004).

5 – Le doglianze prospettate con il terzo e quarto motivo, poi, si risolvono in una diversa lettura degli elementi già diversamente valutati dal Giudice di appello, ragion per cui impingono nel principio secondo cui la valutazione degli elementi probatori è attività istituzionalmente riservata al giudice di merito, non sindacabile in cassazione se non sotto il profilo della congruità della motivazione del relativo apprezzamento (Cass. n. 23286/2005, n. 12014/2004, n. 322/2003).

Infatti, la CTR è pervenuta alle rassegnate conclusioni, dopo avere individuato la documentazione di riferimento, attraverso un ragionamento, sotto il profilo logico- giuridico, corretto, con il quale ha dato contezza del percorso decisionale e degli elementi ritenuti conducenti, evidenziando l’irrilevanza giuridica, agli effetti di che trattasi, della convenzione, sia a motivo che la stessa regolava solo i rapporti interni tra Comune e Concessionario, sia pure perchè la stessa non conteneva, nè poteva contenere, disposizioni di deroga al regime decadenziale di legge.

6 – Si ritiene, quindi, sussistano i presupposti per la trattazione del ricorso in Camera di consiglio e la definizione, ai sensi degli artt. 375 e 380 bis c.p.c., proponendosi declaratoria di rigetto, per manifesta infondatezza. Il Relatore Cons. Dott. Antonino Di Blasi”.

La Corte:

Vista la relazione, il ricorso e gli altri atti di causa;

Considerato che in esito alla trattazione del ricorso, il Collegio, condividendo i motivi esposti nella relazione, ritiene di dover rigettare l’impugnazione, per manifesta infondatezza;

Considerato che nulla va disposto per le spese del giudizio, in assenza dei relativi presupposti;

Visti gli artt. 375 e 380 bis c.p.c..

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 5 luglio 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2011

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