Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23895 del 03/09/2021

Cassazione civile sez. lav., 03/09/2021, (ud. 16/03/2021, dep. 03/09/2021), n.23895

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. MANCINO Rossana – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – Consigliere –

Dott. CAVALLARO Luigi – rel. Consigliere –

Dott. BUFFA Francesco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28018-2015 proposto da:

T.D., T.M., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA GIOVANNI BETTOLO 8, presso lo studio dell’avvocato PIERO

PAOLO LETTIERI, rappresentati e difesi dall’avvocato SALVATORE APA;

– ricorrente – principale –

contro

I.N.A.I.L. – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI

INFORTUNI SUL LAVORO, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144,

presso lo studio degli avvocati ANDREA ROSSI, LETIZIA CRIPPA che lo

rappresentano e difendono;

– controricorrente – ricorrente incidentale –

nonché contro

T.F., T.L.M., T.P.,

R.M., quali eredi di T.R.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 572/2015 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO,

depositata il 11/06/2015 R.G.N. 2690/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/03/2021 dal Consigliere Dott. CAVALLARO LUIGI;

il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. STEFANO

VISONA’ ha depositato conclusioni scritte.

 

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che, con sentenza depositata l’11.6.2015, la Corte d’appello di Catanzaro, in parziale riforma della pronuncia di primo grado, ha dichiarato R.M.G., T.L.M. e T.P., quali eredi di T.R., unitamente a D. e T.M., quali eredi di T.S., tenuti a pagare quanto richiesto dall’INAIL in via di regresso ai loro danti causa e al germano di costoro, T.F., a titolo di costo dell’infortunio occorso a T.R., maggiorato degli interessi legali; che avverso tale pronuncia D. e T.M., nella spiegata qualità, hanno proposto ricorso per cassazione, deducendo tre motivi di censura, successivamente illustrati con memoria;

che l’INAIL ha resistito con controricorso, contenente ricorso incidentale fondato su un motivo e anch’esso successivamente illustrato con memoria;

che T.F. e gli eredi di T.R. non hanno svolto in questa sede attività difensiva;

che il Pubblico ministero ha rassegnato conclusioni scritte con cui ha chiesto il rigetto del ricorso principale e l’accoglimento del ricorso incidentale.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che, con il primo motivo del ricorso principale, i ricorrenti denunciano omessa pronuncia sull’eccezione di inammissibilità e comunque infondatezza dell’azione di regresso promossa dall’INAIL nei confronti del loro dante causa per non essere l’infortunato T.R. lavoratore dipendente bensì socio della s.d.f. F.lli T., nonché germano dei chiamati in regresso;

che, con il secondo motivo, i ricorrenti si dolgono che la Corte territoriale non abbia pronunciato sulla domanda con cui essi avevano chiesto accertarsi il concorso di colpa dell’infortunato T.R. e la consequenziale rideterminazione dell’importo dovuto all’INAIL;

che, con il terzo motivo, i ricorrenti lamentano omessa pronuncia sulla domanda di riforma della sentenza di prime cure nella parte in cui aveva affermato la loro responsabilità solidale con T.F., e non parziaria siccome eredi, come peraltro domandato dall’INAIL fin dal ricorso introduttivo del giudizio;

che, con l’unico motivo del ricorso incidentale, l’INAIL denuncia violazione del T.U. n. 1124 del 1965, artt. 10 e 11, nonché dell’art. 1223 c.c., per avere la Corte territoriale escluso che il credito fatto valere fosse suscettibile di rivalutazione monetaria, ancorché costituisca credito di valore;

che il primo motivo del ricorso principale è infondato, stabilendo il T.U. n. 1124 del 1965, art. 9, che, agli effetti dell’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, le società, anche di fatto e comunque denominate, che siano costituite da prestatori d’opera, sono considerate “datori di lavoro” nei confronti dei propri soci che prestino opera manuale nella società stessa;

che, con riguardo al secondo motivo, deve preliminarmente rilevarsi che fin dalla costituzione in primo grado gli odierni ricorrenti ebbero a dedurre che in capo al loro dante causa il giudice penale aveva individuato soltanto un “non rilevante grado di colpa”, atteso che anche la “parte lesa”, ossia T.R., avrebbe dovuto “concorrere ad apprestare le opere provvisionali necessarie ad evitare pericoli di caduta alle persone impegnate nel lavoro” (così la memoria di costituzione dei ricorrenti in primo grado e la sentenza del Pretore di Crotone sulla scorta del cui accertamento l’INAIL ha promosso il presente giudizio, debitamente trascritte a pagg. 28-29 del ricorso per cassazione);

che, pertanto, affatto erroneamente la Corte territoriale ha ritenuto che la questione della corresponsabilità di T.R. fosse stata per la prima proposta in grado di appello, dichiarandola inammissibile;

che l’accoglimento del secondo motivo del ricorso principale importa l’assorbimento del terzo e del ricorso incidentale, riguardando entrambi questioni logicamente successive alla determinazione del costo dell’infortunio imputabile agli odierni ricorrenti;

che la sentenza impugnata va pertanto cassata in relazione al motivo accolto e la causa rinviata alla Corte d’appello di Reggio Calabria, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte accoglie il secondo motivo del ricorso principale, rigettato il primo e assorbiti il terzo e il ricorso incidentale. Cassa la sentenza impugnata in relazione al motivo accolto e rinvia la causa alla Corte d’appello di Reggio Calabria, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 16 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 settembre 2021

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