Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2388 del 03/02/2021

Cassazione civile sez. III, 03/02/2021, (ud. 06/10/2020, dep. 03/02/2021), n.2388

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 29624/2019 proposto da:

M.Y., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ANDREA DORIA, 64,

presso lo studio dell’avvocato MAURO NOTARGIOVANNI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministero pro tempore;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5067/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 23/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

06/10/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. M.Y., cittadino della (OMISSIS), ricorre affidandosi ad un unico motivo per la cassazione della sentenza della Corte d’Appello di Roma che aveva confermato la pronuncia del Tribunale di rigetto della domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, da lui avanzata in ragione del diniego opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di far parte di un gruppo religioso di fede cristiana denominato “(OMISSIS)” (cosidetta “chiesa domestica”) nei confronti del quale era iniziata una dura campagna di repressione da parte del governo di Pechino, caratterizzata da arresti e detenzioni illegali. Ha aggiunto che in ragione di ciò era stato arrestato dalla Polizia locale che aveva fatto incursione nella sua abitazione sequestrando oggetti e denaro; e di essere riuscito a fuggire, dandosi alla clandestinità per lungo tempo.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con unico motivo di ricorso, il ricorrente deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 lett. b), in combinato disposto con il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8.

1.1. Lamenta che la decisione di rigetto era fondata sulla erronea convinzione che il racconto narrato – rispetto al quale la sua credibilità non veniva messa in discussione – non poteva essere ricondotto al fumus persecutionis dedotto e che, in relazione a ciò, la statuizione era priva di ogni riferimento a fonti ufficiali attendibili, aggiornate e riferibili alla questione delle persecuzioni subite dai culti religiosi non ufficiali nel suo paese di origine.

1.2. Il motivo è fondato.

1.3. La Corte ha del tutto omesso di riferire le argomentazioni spese a sostegno della decisione – secondo le quali era stato stipulato un accordo di pacificazione fra il Ministero degli Esteri Cinese e la Santa Sede che rendeva non più attuale la persecuzione denunciata – a fonti ufficiali attendibili ed aggiornate, e cioè di adempiere al dovere di cooperazione istruttorio, prescritto dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 5: la motivazione resa, infatti, riporta tale informazione senza alcun riferimento alla provenienza della notizia (cfr. pag. 2 sest’ultimo capv della sentenza impugnata).

1.4. Al riguardo, si osserva che questa Corte ha affermato il principio, ormai consolidato, secondo cui “il riferimento operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle “fonti informative privilegiate” deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice di specificare la fonte informativa in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta ritenuto rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione” (cfr. Cass. 13449/2019 ed, in termini Cass. 13897/2019; Cass. 9230/2020; Cass. 11312/2019; Cass. 11103/2019; Cass. 8819/2020).

1.5. La Corte si è discostata da tale principio omettendo di compiere un accertamento fondato su fonti attendibili ed aggiornate idonee a contraddire, in termini oggettivi e non ipotetici, il rischio paventato; e di riportarle in motivazione.

2. La sentenza, pertanto, deve essere cassata con rinvio alla Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione, per il riesame della controversia alla luce del principio di diritto sopra evidenziato e per la decisione in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

PQM

La Corte;

cassa la sentenza impugnata e rinvia, per il riesame della controversia, alla Corte d’Appello di Roma in diversa composizione che dovrà decidere anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 6 ottobre 2020.

Depositato in Cancelleria il 3 febbraio 2021

 

 

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