Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23874 del 03/09/2021

Cassazione civile sez. II, 03/09/2021, (ud. 04/02/2021, dep. 03/09/2021), n.23874

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CARRATO Aldo – Presidente –

Dott. PICARONI Elisa – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rosanna – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11432-2016 proposto da:

B.C., G.C., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA F M TORRIGIO 112, presso lo studio dell’avvocato DOMENICO

SPASARI, che li rappresenta e difende;

– ricorrenti –

contro

G.F., G.D., G.A.,

C.G., G.M.A., elettivamente domiciliati in

ROMA, VIA DEGLI SCIALOJA 18, presso lo studio dell’avvocato MARCO

ANIELLO ESPOSITO, rappresentati e difesi dagli avvocati GABRIELLA

FIUMARA, DANIELA BELLOCCO;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 361/2015 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 22/12/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

04/02/2021 dal Consigliere Dott. ROSSANA GIANNACCARI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

C.G., G.M.A., F., D. ed A. citarono in giudizio, innanzi al Tribunale di Palmi, B.C. e G.C. per chiedere lo scioglimento della comunione relativa ad un fabbricato in (OMISSIS).

I convenuti si costituirono e, in via riconvenzionale, chiesero la condanna degli attori al pagamento delle somme sostenute per l’acquisto del terreno e per la costruzione del fabbricato.

Il giudizio di primo grado si concluse con la dichiarazione della cessazione della materia del contendere in relazione alla domanda di divisione, per intervenuta conciliazione giudiziale, e con il rigetto della domanda riconvenzionale.

L’appello proposto da B.C. e G.C. venne rigettato con sentenza della Corte d’appello di Reggio Calabria del 22.12.2015.

Per la cassazione della sentenza d’appello hanno proposto ricorso B.C. e G.C. sulla base di tre motivi.

Hanno resistito con controricorso C.G., G.M.A., F., D. ed A..

In prossimità dell’udienza, i ricorrenti hanno depositato memoria illustrativa.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

E’ pregiudiziale – in quanto attinente alla procedibilità del ricorso – il rilievo dei mancato deposito, da parte della ricorrente, della copia conforme della sentenza impugnata munita della relata di notifica.

L’art. 369 c.p.c. prevede, a pena di improcedibilità che il ricorrente debba depositare, unicamente al ricorso, copia autentica della sentenza o della decisione impugnata con la relata di notifica. Quest’ultimo onere, in particolare, è funzionale all’ordinato svolgersi del giudizio di legittimità e soprattutto, alla verifica della tempestività dell’impugnazione (ex, multis Cass. 12658/2017).

Tale rigore va contemperato con la normativa e la giurisprudenza Eurounitaria formatasi in relazione all’art. 6 della Convenzione EDU, secondo cui la disciplina nazionale relativa all’accesso alla giustizia non può ledere tale diritto nella sua sostanza (cfr Corte eur. DU 16.6.2015 ric. Mazzoni N. 20485/06), sicché i giudici nazionali devono verificare l’esistenza o meno di una restrizione sproporzionata al diritto di accesso della parte a un tribunale negli Stati Membri dell’Unione (cfr. la sentenza 15.9.2016 sul ricorso n. 32610/07 in causa Trevisanato, relativa al quesito di diritto regolato dall’art. 366 bis c.p.c.). Si tratta, quindi, di bilanciare l’esigenza funzionale di porre regole di accesso alle impugnazioni con quella a un equo processo, da celebrare in tempi ragionevoli, come prescritto dall’art. 47 della Carta di Nizza.

La giurisprudenza più recente ha mitigato quindi il rigore formalistico dell’art. 369 c.p.c., prevedendo che non abbia luogo la sanzione della improcedibilità qualora la sentenza impugnata, unitamente alla relata di notifica, risulti comunque nella disponibilità del giudice perché prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l’istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio (Cassazione civile, sez. un., 2/5/2017, n. 10648).

Un’altra ipotesi in cui, nonostante l’omesso deposito della sentenza impugnata e della relata di notificazione, il ricorso va egualmente ritenuto procedibile è integrata qualora la sua notificazione si sia perfezionata, dal lato del ricorrente, entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza, poiché il collegamento tra la data di pubblicazione della sentenza indicata nel ricorso e quella della notificazione del ricorso, emergente dalla relata di notificazione dello stesso, assicura comunque lo scopo cui tende la prescrizione normativa ovvero di consentire al giudice di accertarne la tempestività del termine in relazione al termine di impugnazione (Cass., sez. VI, n. 11386/2019 e Cass. n. 17066 del 2013).

Nel caso di specie, i ricorrenti non hanno depositato la sentenza impugnata, pubblicata in data 22.12.2015 e notificata in data 19.3.2016, unitamente alla relata di notifica, né essa risulta dal fascicolo dei controricorrenti.

Inoltre, la notifica del ricorso, avvenuta il 12.4.2016, non si è perfezionata entro il sessantesimo giorno dalla pubblicazione della sentenza ragion per cui il ricorso va dichiarato improcedibile.

Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come in dispositivo.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, in solido fra loro, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

PQM

Dichiara improcedibile il ricorso e condanna i ricorrenti, in solido fra loro, al pagamento, in favore dei controricorrenti, delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 3.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, Iva e cpa come per legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, con vincolo solidale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte di cassazione, il 4 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 3 settembre 2021

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