Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23873 del 15/11/2011

Cassazione civile sez. II, 15/11/2011, (ud. 12/10/2011, dep. 15/11/2011), n.23873

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ODDO Massimo – Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. BUCCIANTE Ettore – Consigliere –

Dott. NUZZO Laurenza – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

REGIONE VENETO, in persona del Presidente pro empore della Giunta

Regionale, rappresentata e difesa, in virtù di mandato a margine del

ricorso, dagli Avv.ti Morra Romano e Fabio Lorenzoni ed elettivamente

domiciliata presso lo studio del secondo, in Roma, v. del Viminale,

n. 5;

– ricorrente –

contro

COOPERATIVA PRODUTTORI LATTE SERENISSIMA S.C.A.R.L (PI.:

(OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro-tempore,

rappresentata e difesa dagli Avv.ti Manzi Andrea e Catia Salvalaggio

in virtù di procura speciale a margine del controricorso ed

elettivamente domiciliata presso lo studio del primo in Roma, via

Confalonieri, n. 5;

– controricorrente –

Avverso la sentenza del Tribunale di Treviso n. 1654/2003, depositata

il 2 agosto 2005;

Udita la relazione della causa svolta nell’udienza pubblica del 12

ottobre 2011 dal Consigliere relatore Dott. Aldo Carrato;

uditi gli Avv.ti Fabio Lorenzoni per la ricorrente e Federica Manzi,

per delega, nell’interesse della controricorrente;

udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. RUSSO Rosario Giovanni, che ha concluso per il rigetto

del ricorso, previa correzione della motivazione della sentenza.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso del 3 giugno 2002, formulato ai sensi della L. n. 689 del 1981, art. 22 la Coop. Produttori Latte Serenissima s.c.a.r.l.

proponeva opposizione dinanzi al Tribunale di Treviso avverso l’ordinanza n. 193 del 19 marzo 2002 (notificata il 4 maggio 2002), con la quale il Presidente della Giunta regionale veneta le aveva ingiunto, ai sensi della L. n. 468 del 1992, art. 11, comma 2 il pagamento della sanzione di Euro 15.503,00, per la violazione della stessa L. n. 468 del 1992, art. 5, commi 3 e 4, con riferimento alla mancata trattenuta del prelievo supplementare di latte vaccino ai produttori conferenti nonchè al verbale di contestazione del 30 marzo 2002 con il quale funzionari dell’Ispettorato regionale le avevano contestato che il prelievo non era stato regolarmente trattenuto.

Nella costituzione della convenuta Regione Veneto, il Tribunale adito, con sentenza n. 1654 del 2003 (depositata il 2 agosto 2005), accoglieva l’opposizione con il conseguente annullamento dell’ordinanza-ingiunzione opposta e dell’impugnato verbale di accertamento, compensando le spese del giudizio.

A sostegno dell’adottata sentenza il menzionato Tribunale rilevava che, nella specie, il prelievo supplementare era stato regolarmente effettuato così come anche le garanzie per la restituzione degli anticipi autonomamente concessi ai produttori erano state correttamente assunte, evidenziando come esulassero dall’area di vigilanza della Regione Veneto tutti i rapporti successivi al prelievo poichè rientranti nelle iniziative proprie dell’Ente ed atteso che altri erano i soggetti interessati al riguardo di quelle anticipazioni.

Nei confronti dell’indicata sentenza (non notificata) ha proposto ricorso per cassazione la Regione Veneto basato su due motivi, al quale ha resistito con controricorso l’intimata Coop. Produttori latte Serenissima s.c.a.r.l., il cui difensore ha anche depositato memoria difensiva ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo la Regione ricorrente ha dedotto (in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3) la violazione e falsa applicazione dell’art. 10 del Reg. CE n. 3950/1992, siccome interpretato dalla CGCE con sentenza 25 marzo 2004 in cause riunite C-231/00, C-303/00 e C. 451/00 e con ordinanza 21 giugno 2005 (procedimenti riuniti C- 162/03, C-185/03, C-44/04, C-45/04, C-223/04, C-224/04, C-271/04 e C- 272/04), avuto riguardo alla qualificazione, operata nella sentenza impugnata, del prelievo supplementare come “sanzione”.

2. Con il secondo motivo la ricorrente ha prospettato (sempre con riguardo all’art. 360 c.p.c., n. 3) la violazione e falsa applicazione della L. 26 novembre 1992, n. 468, art. 5, commi 4 e 8, del D.M. 25 ottobre 1995, come sanzionato dalla L. n. 468 del 1992, art. 11, commi 2 e 6, nonchè – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5 – l’insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia risultante a verbale e disatteso dal giudice di prime cure, con riferimento al passaggio in cui si era ritenuto che determinati controlli e verifiche esulavano dalla competenze regionali qualora si fosse dibattuto in ordine a condotte successive al prelievo e che il primo acquirente aveva legittimamente operato allorquando, dopo aver proceduto formalmente a realizzare la trattenuta, aveva immediatamente restituito il pari importo del prelievo ai propri conferenti come anticipo sulla futura compensazione.

3. Rileva il collegio che il primo motivo è da dichiararsi inammissibile.

Invero, al di là della circostanza che la Regione Veneto non ha riportato in ricorso, in modo adeguato, i passaggi motivazionali della sentenza impugnata nei quali il prelievo supplementare sarebbe stato qualificato come sanzione, non risulta dedotto nè spiegato quale incidenza abbia sortito detta qualificazione sulla correttezza e sulla legittimità della sentenza stessa con riguardo ai provvedimenti sanzionatori impugnati, ragion per cui tale doglianza si prospetta irrilevante per difetto di specifico interesse in capo alla stessa ricorrente.

4. Il secondo richiamato motivo, relativo alla ritenuta natura obbligatoria dell’adempimento della trattenuta posto a carico dell’acquirente e alla sua compatibilità con l’ordinamento comunitario (da considerarsi confermato anche per effetto del sopravvenuto D.M. 25 ottobre 1995), è da ritenersi infondato.

In proposito, infatti, occorre evidenziare che le Sezioni unite di questa Corte – sulla premessa che la Corte di giustizia aveva affermato, con la sentenza del 29 aprile 1999, che l’art. 2, n. 2, del regolamento del Consiglio CE n. 3950 del 1992 avrebbe dovuto essere interpretato nel senso che, pur avendo gli acquirenti la facoltà di trattenere il prelievo supplementare sul prezzo del latte e dei prodotti lattiero-caseari, tale disposizione, prevedendo una facoltà, non imponeva, tuttavia, alcun obbligo agli acquirenti – hanno statuito, con la sentenza n. 26434 del 12 dicembre 2006 (pienamente condivisa da questo collegio), che la L. n. 468 del 1992, artt. 5 e 11 ove traducono detta facoltà in un obbligo e ne sanzionano l’inosservanza con l’applicazione di una pena pecuniaria, non sono compatibili con la norma comunitaria, nell’interpretazione vincolante resa dalla Corte di giustizia con la richiamata decisione, e vanno, pertanto, disapplicati (in tal senso v., da ultimo, ad es., Cass. n. 6551 e n. 11642 del 2010). Peraltro, con la stessa sentenza, le Sezioni unite hanno chiarito – in questo modo confutando le ulteriori argomentazioni dedotte dall’ente ricorrente – che, d’altra parte, la ritenuta incompatibilità non viene meno in virtù del fatto che l’ordinamento interno consente all’acquirente, in alternativa alla trattenuta, di convenire con il fornitore la costituzione di equipollenti forme di garanzia del creditore (ai sensi del D.M. 25 ottobre 1995, art. 1), dal momento che l’introduzione di una siffatta modalità alternativa di adempimento non incide sulla sussistenza dell’obbligazione e, quindi, non evita la perdita della facoltatività della trattenuta, voluta dall’anzidetta norma comunitaria come libera opzione dell’acquirente stesso (rimanendo irrilevanti le disposizioni eventualmente previste con altre fonti di tipo secondario).

Alla stregua del riportato orientamento delle Sezioni unite (ed in tal senso, pertanto, correggendosi la motivazione della sentenza impugnata, con il cui dispositivo si era, comunque, pervenuto all’accoglimento dell’opposizione con il conseguente annullamento dei provvedimenti sanzionatori oggetto della originaria domanda giudiziale), il ricorso della Regione Emilia-Romagna deve essere rigettato.

5. Le spese del presente giudizio seguono la soccombenza e vanno poste a carico della ricorrente nella misura liquidata come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio, liquidate in complessivi Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori come per legge.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della 2^ Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 12 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2011

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA