Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23872 del 11/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 11/10/2017, (ud. 19/07/2017, dep.11/10/2017),  n. 23872

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. DORONZO Adriana – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – rel. Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 725-2014 proposto da:

MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA – C.F. (OMISSIS), in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

F.P., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 2,

presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO AMERICO, che lo rappresenta

e difende unitamente e disgiuntamente agli avvocati VITTORIO

ANGIOLINI, ISETTA BARSANTI MAUCERI e GLORIA PIERI;

– controricorrente –

nonchè contro

D.T., C.F.;

– intimate –

avverso la sentenza n. 373/2013 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 28/06/2013;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 19/07/2017 dal Consigliere Dott. ESPOSITO LUCIA, che

successivamente alla comunicazione è pervenuto atto di rinuncia al

ricorso.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che con la sentenza impugnata la Corte di appello di Genova ha confermato la decisione del giudice di primo grado che aveva accolto la domanda proposta da F.P. ed altri, dipendenti non di ruolo del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, incaricati di supplenze in forza di consecutivi contratti a tempo determinato, volta al riconoscimento del diritto dei predetti alla progressione stipendiale in relazione al servizio prestato in forza di tali contratti;

che la Corte territoriale, richiamato il principio di non discriminazione sancito dalla clausola 4 dell’Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato, trasfuso nella Direttiva 99/70/CE del 28 giugno 1999, nel rigettare le ulteriori censure mosse dal MIUR, ha svolto le seguenti considerazioni: – le condizioni di impiego, rispetto alle quali sussiste il divieto di discriminazione, comprendono, in conformità con quanto chiarito dalla Corte di Giustizia, tutti gli istituti idonei ad incidere sulla quantificazione del trattamento retributivo, non essendo idonei a giustificare una diversità di trattamento tanto la mera circostanza che un impiego nel settore pubblico sia definito “non di ruolo”, quanto la specialità del sistema del reclutamento scolastico; – la posizione del docente a tempo indeterminato e quella di chi ha lavorato con continuità nella medesima mansione in forza di una pluralità di rapporti a termine sono pertanto pienamente equiparabili, non potendo essere preclusiva la circostanza che si tratti di un impiegato “non di ruolo”, non assunto per pubblico concorso e non soggetto a stabilizzazione dopo un periodo di prova; – s’impone, di conseguenza, una lettura della disciplina nazionale conforme alla norma europea come interpretata dalla Corte di Giustizia;

che per la cassazione della sentenza ha proposto ricorso il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sulla base di un unico motivo;

Il F. ha resistito con controricorso mentre gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva, che il collegio ha autorizzato, come da decreto del Primo Presidente in data 14 settembre 2016, la redazione della motivazione in forma semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

Che, pur essendo intervenuta rinuncia al ricorso, manca la prova della notifica alle controparti dell’atto di rinuncia;

che questa Corte ha ripetutamente affermato che in assenza dei requisiti di cui all’art. 390 c.p.c., u.c., (notifica alle parti costituite o comunicazione degli avvocati delle stesse per l’apposizione del visto), l’atto di rinunzia sebbene non idoneo a determinare l’estinzione del processo, denota il venir meno definitivo di ogni interesse alla decisione e comporta, pertanto, l’inammissibilità del ricorso, salvo che la controparte manifesti la volontà di ottenere, comunque, la pronuncia sull’oggetto del contendere (cfr. Cass. n. 2259/2013; Cass. n. 11606/2011; Cass. Sez. Un. n. 3876/2010);

che, pertanto, non ravvisandosi ragioni per discostarsi dalla giurisprudenza richiamata, il ricorso va dichiarato inammissibile;

che la rinuncia giustifica la compensazione delle spese del giudizio di legittimità nei confronti della parte costituita;

che non può trovare applicazione nei confronti delle amministrazioni dello Stato D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, atteso che le stesse, mediante il meccanismo della prenotazione a debito, sono esentate dal pagamento delle imposte e tasse che gravano sul processo (cfr. Cass. n. 1778/2016).

PQM

 

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Spese compensate.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 19 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 ottobre 2017

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