Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23844 del 23/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 23/11/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 23/11/2016), n.23844

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 23230/2010 R.G. proposto da:

S.R., elettivamente domiciliato in Roma, viale Parioli,

43, presso lo studio dell’Avv. Francesco d’Ayala Valva del Foro di

Roma, unitamente all’Avv. Giuseppe Piva del Foro di Venezia,

all’Avv. Michele Tiengo e all’Avv. Umberto Santi del Foro di Padova,

giusta procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto

n. 55/19/2009, depositata il 25/06/2009;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 29

settembre 2016 dal Relatore Cons. Emilio Iannello;

udito l’Avv. Michele Tiengo per il ricorrente;

udito l’Avvocato dello Stato Bruno Dettori per la controricorrente;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale dott.

BASILE Tommaso, il quale ha concluso per l’accoglimento.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. S.R. propone ricorso per cassazione, affidato a tre motivi, nei confronti dell’Agenzia delle entrate (che resiste con controricorso), avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale del Veneto depositata in data 25/6/2009, con la quale – in controversia concernente le separate impugnazioni del diniego di rimborso dell’IRAP versata dal contribuente, esercente l’attività di medico pediatra convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, negli anni dal 1998 al 2000 – è stata confermata la decisione di primo grado, che aveva respinto i ricorsi riuniti del contribuente.

In particolare i giudici d’appello, nel respingere il gravame del contribuente, trascritte le risultanze del Quadro RE dei Modelli UNICO presentati per i predetti anni e premesso che, per l’esercizio della propria attività, il medico convenzionato deve dimostrare di possedere locali idonei, debitamente attrezzati e funzionali, hanno rilevato che, a comprova di ciò, il ricorrente ha dichiarato per tutti gli anni spese relative ad immobili; hanno inoltre osservato che, negli anni 1999 e 2000, il contribuente risulta aver sostenuto costi anche per l’utilizzo di attività di soggetti terzi afferenti all’attività professionale; ciò – secondo i giudici d’appello – “costituisce un ulteriore elemento che va a confermare l’esistenza di un contesto organizzativo autonomo”.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, artt. 2 e 3 per avere la sentenza impugnata ritenuto rilevante la disponibilità da parte del medico convenzionato con il S.S.N. di uno studio professionale, considerato requisito minimale ed indispensabile per l’esercizio dell’attività convenzionata.

3. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia omessa o insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la C.T.R. mancato di giustificare l’affermata rilevanza delle spese sostenute per l’immobile ove è svolta l’attività convenzionata attraverso un esame concreto dell’entità delle stesse nel corso degli anni, in realtà del tutto esigue e compatibili con un “minimale svolgimento” dell’attività medesima.

4. Con il terzo motivo il ricorrente denuncia infine omessa e/o insufficiente motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per avere la C.T.R. attribuito rilievo confermativo della sussistenza del presupposto d’imposta ai compensi erogati a terzi, omettendo tuttavia di considerare che tali esborsi sono stati dichiarati solo per gli anni 1999 e 2000 e che, comunque, erano di esiguo ammontare ed erano agevolmente giustificabili per le sostituzioni richieste a colleghi, alla luce dell’obbligo di mantenimento di un presidio sanitario nell’ambulatorio convenzionato con il S.S.N., anche nei periodi di ferie e malattia del medico convenzionato.

5. E’ fondato il primo motivo.

Come da tempo chiarito da questa stessa Corte, con riguardo all’IRAP, la disponibilità, da parte dei medici convenzionati con il Servizio sanitario nazionale, di uno studio, avente le caratteristiche e dotato delle attrezzature, indicate nell’art. 22 dell’Accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con i medici di medicina generale, reso esecutivo con D.P.R. 28 luglio 2000, n. 270, ai sensi del D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, art. 8, rientrando nell’ambito del “minimo indipensabile” per l’esercizio dell’attività professionale ed essendo obbligatoria ai fini dell’instaurazione e del mantenimento del rapporto convenzionale, non integra, di per sè, in assenza di personale dipendente, il requisito dell’autonoma organizzazione ai fini del presupposto impositivo (Cass. n. 10240 del 2010; n. 1158 del 2012; n. 13810 del 2014; n. 14412 del 2016).

La decisione della C.T.R., attribuendo rilievo proprio alla disponibilità di locali per lo studio medico – pur riconosciuta come indispensabile per lo svolgimento dell’attività in regime di convenzione -, non si conforma evidentemente a tale principio di diritto e va pertanto sul punto cassata, con assorbimento del secondo motivo.

6. E’ fondato anche il terzo motivo di ricorso.

L’affermazione, nella fattispecie concreta, della rilevanza “confermativa”, circa la sussistenza del presupposto d’imposta, delle spese indicate nelle dichiarazioni dei redditi, peraltro solo per gli anni 1999 e 2000, non è sorretta da adeguata motivazione.

Quella esposta, invero, risulta sostanzialmente apodittica, risolvendosi in affermazioni generiche e meramente descrittive di dati di fatto in sè neutri in assenza di alcuna argomentata valutazione (“… ha sostenuto dei costi anche per l’utilizzo di attività di soggetti terzi afferenti (al)l’attività professionale…”) e, comunque, mancanti di alcun concreto riferimento agli elementi considerati che consenta di apprezzare la congruenza della conclusione esposta e il percorso logico seguito per giungere ad essa.

E’ costante giurisprudenza di questa Corte che ricorre il vizio di insufficiente motivazione ove il giudice non indichi gli elementi dai quali ha tratto il proprio convincimento ovvero il criterio logico e la ratio decidendi che lo ha guidato. Il giudice deve delineare il percorso logico seguito, descrivendo il legame tra gli elementi interni determinanti che conducono necessariamente ed esclusivamente alla decisione adottata; mentre deve escludere, attraverso adeguata critica, la rilevanza di ogni elemento esterno al percorso logico seguito, di natura materiale, logica o processuale, ed astrattamente idoneo a delineare conseguenze divergenti dall’adottata decisione (v. ex multis, Cass. Sez. L, n. 11198 del 12/11/1997, Rv. 509810).

Tale onere non risulta nella specie in alcuna misura assolto, avendo la C.T.R. omesso alcuna valutazione dei dati considerati – in particolare quanto a entità, destinazione, sistematicità dei compensi – che potesse giustificare l’attribuzione ad essi di valenza indiziaria nel senso esposto in sentenza.

7. Per tutto quanto sopra esposto, in accoglimento del primo e del terzo motivo di ricorso, assorbito il secondo, va cassata la sentenza impugnata con rinvio al giudice a quo, in diversa composizione, perchè, alla luce del principio di diritto sopra affermato, proceda a nuovo esame della fattispecie.

Al giudice del rinvio va altresì devoluto il regolamento delle spese anche del presente giudizio di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo e il terzo motivo di ricorso; dichiara assorbito il secondo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla C.T.R del Veneto, in diversa composizione, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2016

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