Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23844 del 02/09/2021

Cassazione civile sez. III, 02/09/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 02/09/2021), n.23844

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31496-2019 proposto da:

E.F., elettivamente domiciliato in ROMA, presso la

CANCELLERIA della CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avv. FRANCESCO MARIA DE GIORGI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso la sentenza n. 998/2019 emessa dalla CORTE D’APPELLO DI LECCE

depositata in data 24/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/03/2021 dal Consigliere Dott. MARCO DELL’UTRI.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

E.F., cittadino della (OMISSIS), ha chiesto alla competente commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato politica, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis);

a sostegno della domanda proposta, il ricorrente ha dedotto di essere fuggito dalla (OMISSIS) per il timore di essere sottoposto ad un’arbitraria, ingiusta e indefinita carcerazione, essendo stato in precedenza arrestato in assenza di prove, ed essendo fortunosamente riuscito a evadere dopo un lungo periodo di detenzione senza processo o possibilità di difesa;

la Commissione Territoriale ha rigettato l’istanza;

avverso tale provvedimento E.F. ha proposto, ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35, ricorso dinanzi al Tribunale di Lecce, che ne ha disposto il rigetto;

tale decisione, appellata dal soccombente, è stata confermata dalla Corte d’appello di Lecce con sentenza in data 24/9/2019;

a fondamento della decisione assunta, la corte territoriale ha evidenziato l’insussistenza dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione internazionale invocate dal ricorrente, tenuto conto: 1) della complessiva inattendibilità delle dichiarazioni rese dall’interessato nel corso del procedimento; 2) della mancanza, nei territori di provenienza del ricorrente, di condizioni tali da integrare, di per sé, gli estremi di una situazione generalizzata di conflitto armato;

3) della insussistenza dei presupposti per il riconoscimento, in favore dell’istante, di un permesso di soggiorno per motivi umanitari;

il provvedimento della Corte d’appello è stato impugnato per cassazione da E.F. con ricorso fondato su quattro motivi d’impugnazione;

il Ministero dell’Interno, non costituito nei termini di legge con controricorso, ha depositato atto di costituzione ai fini dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione della causa.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

con i primi tre motivi, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di legge, per avere la corte territoriale erroneamente esercitato i propri doveri di cooperazione istruttoria al fine di corroborare il contenuto delle dichiarazioni rese dal ricorrente nel corso del procedimento, tanto con riguardo alla relativa attendibilità, quanto in relazione ai riscontri connessi ai rischi paventati attraverso il proprio racconto, con specifico riferimento all’indagine relativa all’accertamento dei presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione internazionale rivendicata;

con il quarto motivo, il ricorrente censura la sentenza impugnata per violazione di legge, per avere la corte territoriale erroneamente omesso di procedere all’esame delle effettive condizioni di sicurezza della (OMISSIS), sotto il profilo del rispetto dei diritti fondamentali della persona, con particolare riguardo ai rischi connessi alla vicenda personale dedotta in giudizio;

tutti e quattro i motivi – congiuntamente esaminabili per ragioni di connessione – sono inammissibili.

osserva il Collegio come, attraverso le censure in esame, l’odierno ricorrente si sia limitato allo svolgimento di un’analisi critica del tutto generica del provvedimento impugnato, limitandosi a sostenere i termini della credibilità delle dichiarazioni dallo stesso rese nel corso del procedimento, senza tuttavia nulla riferire riguardo ad esse, o riguardo ai contenuti della decisione impugnata;

in particolare, il ricorrente non risulta essersi in alcun modo confrontato con l’articolazione della decisione impugnata, segnatamente nella parte in cui, oltre a destituire di attendibilità il relativo racconto di vita, ha escluso che le circostanze di fatto comunque narrate valessero a integrare i presupposti per il riconoscimento delle forme di protezione maggiori rivendicate;

anche le censure concernenti la contestazione del mancato riconoscimento della protezione sussidiaria (con specifico riferimento all’ipotesi di cui all’art. 14 cit.), lett. C o della protezione umanitaria (solo sommariamente e genericamente nominata nel corpo del ricorso) risultano strutturate nei termini di astratte e apodittiche affermazioni di principio, senza alcuna concretizzazione della doglianza in rapporto a un effettivo vizio rinvenibile nella pronuncia impugnata;

ciò posto, l’irriducibile genericità delle censure esaminate impedisce, tanto di cogliere lo spessore effettivo dei relativi contenuti critici, quanto la reale consistenza dell’interesse alla proposizione dei motivi d’impugnazione in esame, con la conseguente inevitabile qualificazione della relativa inammissibilità;

sulla base di tali premesse, dev’essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso;

non vi è luogo per l’adozione di alcuna statuizione in ordine alla regolazione delle spese del presente giudizio di legittimità, avuto riguardo alla mancata tempestiva costituzione in giudizio dell’amministrazione resistente;

dev’essere viceversa attestata la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 2 settembre 2021

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