Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23841 del 15/11/2011

Cassazione civile sez. lav., 15/11/2011, (ud. 06/10/2011, dep. 15/11/2011), n.23841

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MIANI CANEVARI Fabrizio – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. MAISANO Giulio – Consigliere –

Dott. FILABOZZI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. MANCINO Rosanna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

I.N.P.S. – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona

del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso l’Avvocatura Centrale

dell’Istituto, rappresentato e difeso dagli avvocati TRIOLO VINCENZO,

FABIANI GIUSEPPE, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

M.M.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 169/2006 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 06/05/2006, r.g.n. 655/04;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

06/10/2011 dal Consigliere Dott. ANTONIO FILABOZZI;

udito l’Avvocato TRIOLO VINCENZO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.M. ha chiesto il riconoscimento del proprio diritto alla corresponsione dell’indennità per prestazioni straordinarie e temporanee di cui all’art. 10 dell’ordinanza della PDCM n. 2649 del 13 ottobre 1997, richiesta per una dipendente sospesa dal lavoro a seguito degli eventi sismici che avevano colpito la città di (OMISSIS), sede dell’impresa, e negatagli dall’INPS sul rilievo che la relativa domanda sarebbe stata presentata fuori termine.

Il Tribunale di Perugia ha accolto la domanda con sentenza che, su ricorso dell’Istituto, è stata parzialmente riformata dalla Corte d’appello di Perugia, nel senso di riconoscere il diritto alla corresponsione dell’indennità in questione limitatamente al periodo gennaio-marzo 1998, oggetto della domanda presentata in data 25 maggio 1998, alla quale, secondo la Corte territoriale, doveva ritenersi applicabile la sospensione dei termini disposta dalla L. n. 434 del 1997 di conversione del D.L. n. 364 del 1997, che riguardava tutti i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, comportanti decadenze da qualsiasi diritto azione ed eccezione in scadenza dal 26 settembre 1997 al 31 marzo 1998 (dovendo invece ritenersi tardiva la domanda presentata il 27.10.1998 per il periodo maggio-agosto 1998).

Avverso tale sentenza ricorre per cassazione l’INPS affidandosi ad un unico motivo di ricorso.

L’intimato non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.- Con l’unico motivo si denuncia violazione della L. n. 164 del 1975, art. 7 richiamato dall’ordinanza della P.D.C.M. del 13 ottobre 1997, n. 2649, chiedendo a questa Corte di stabilire se al termine perentorio di cui alla suddetta disposizione sia applicabile la sospensione stabilita dal D.L. n. 364 del 1997, art. 1, comma 1 conv.

in L. n. 434 del 1997.

2.- Il ricorso è infondato.

E’ pacifico in causa che il M. ha chiesto all’INPS, con due distinte domande, l’indennità per prestazioni straordinarie e temporanee pari al trattamento straordinario di integrazione salariale – prevista dall’art. 10 dell’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri n. 2649 del 13.10.1997 – in favore di una dipendente che era stata sospesa dal lavoro a causa del sisma del 26.9.1997 per i periodi dal gennaio al marzo 1998 e dal maggio all’agosto 1998, presentando la prima domanda in data 25.5.1998 e la seconda in data 27.10.1998.

L’art. 10 della predetta ordinanza stabilisce, ai primi due commi, che “ai lavoratori dipendenti dai datori di lavoro privati e ai soci lavoratori delle cooperative di lavoro operanti nei comuni di cui all’art. 1 della presente ordinanza interessati alla crisi sismica iniziata il 26 settembre 1997, non rientranti nel campo di applicazione degli interventi ordinari di cassa integrazione, sospesi dal lavoro o lavoranti ad orario ridotto in conseguenza del predetto sisma, è corrisposta per il periodo di sospensione e comunque non oltre il 31 dicembre 1997” – termine che è stato poi prorogato fino al 31 dicembre 1998 in virtù di successive ordinanze del Ministero dell’Interno – “un’indennità pari al trattamento straordinario di integrazione salariale previsto dalle vigenti disposizioni, ovvero proporzionata alla predetta riduzione di orario, nonchè agli assegni per il nucleo familiare ove spettanti” (comma 1); “L’indennità di cui al comma 1 è corrisposta dall’Istituto nazionale di previdenza sociale su richiesta del datore di lavoro … da produrre entro il termine di cui alla L. 20 maggio 1975, n. 164, art. 7, comma 1,…

Per i periodi di paga già scaduti, la richiesta dovrà essere prodotta nel termine di trenta giorni dalla data di pubblicazione della presente ordinanza nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Per la richiesta i datori di lavoro si atterranno alla procedura prevista dalla L. n. 164 del 1975” (comma 2). La L. n. 164 del 1975, art. 7, comma 1 richiamato dalla predetta ordinanza del 13.10.1997, prevede che “per l’ammissione al trattamento di integrazione salariale l’imprenditore presenta alla sede provinciale dell’Istituto nazionale della previdenza sociale apposita domanda nella quale dovranno essere indicati la causa della sospensione o riduzione dell’orario di lavoro e la loro presumibile durata, il numero dei lavoratori interessati e delle ore di effettivo lavoro. La domanda deve essere presentata entro il termine di 25 giorni dalla fine del periodo di paga in corso al termine della settimana in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro”.

Il D.L. n. 364 del 1997, convertito in L. n. 434 del 1997, stabilisce, infine, all’art. 1, che “per i soggetti che, alla data del 26 settembre 1997, erano residenti o avevano sede operativa nei comuni e nei territori individuati ai sensi dell’art. 1, commi 2 e 3, dell’ordinanza del Ministero dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile n. 2694 del 13 ottobre 1997 sono sospesi, sino al 31 marzo 1998, i termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali, anche tributari, comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, in scadenza nel periodo dal 26 settembre 1997 al 31 marzo 1998. Sono, altresì, sospesi per lo stesso periodo tutti i termini relativi ai processi esecutivi, mobiliari o immobiliari, nonchè ad ogni titolo di credito avente forza esecutiva creato prima del 26 settembre 1997 e alle rate dei mutui di qualsiasi genere in scadenza nel medesimo periodo. Sono altresì sospesi per il predetto periodo i termini di notificazione dei processi verbali, di esecuzione del pagamento in misura ridotta, di svolgimento di attività difensiva e per la presentazione di ricorsi amministrativi e giurisdizionali, relativamente ai procedimenti di irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie. Le predette sospensioni non operano con riguardo a termini previsti dalle norme vigenti per l’esercizio da parte dell’amministrazione finanziaria dei poteri di accertamento e di verifica delle dichiarazioni e dei versamenti effettuati dai contribuenti”.

Non è controverso tra le parti che, ritenendo applicabile la detta sospensione dei termini anche all’ipotesi in esame, la prima domanda presentata dal M. per il periodo gennaio-marzo 1998 dovrebbe considerarsi tempestiva, così come ritenuto dalla Corte territoriale, mentre dovrebbe ritenersi la tardività della domanda presentata il 27.10.1998 in relazione al periodo di sospensione dal lavoro dal maggio all’agosto 1998.

3.- Il ricorrente, tuttavia, sostiene che, contrariamente a quanto ritenuto dal giudice d’appello, la sospensione dei termini disposta dal D.L. n. 364 del 1997, art. 1 opererebbe solo per i termini di prescrizione e di decadenza “correlati indistintamente a tutte quante le prestazioni previdenziali ed assistenziali che, di regola ed in via di normalità, vengono erogate dall’INPS nei riguardi della generalità dei soggetti, residenti sull’intero territorio nazionale, che posseggano i requisiti richiesti dalla legge e che ne facciano formale richiesta”, e non invece per quelle prestazioni che, come quella in esame, siano collegate ad un evento di carattere straordinario ed eccezionale, quale il sisma verificatosi nelle Regioni Marche ed Umbria nel settembre 1997.

4.- L’assunto è infondato. E’ sufficiente considerare, al riguardo, che l’ampiezza della previsione di cui al disposto del cit. D.L. n. 364 del 1997, art. 1 non lascia spazio per operare alcuna distinzione all’interno della categoria dei “termini di prescrizione e quelli perentori, legali e convenzionali, sostanziali e processuali …

comportanti decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, in scadenza nel periodo dal 26 settembre 1997 al 31 marzo 1998” e, tanto meno, una distinzione tra termini correlati alla domanda di prestazioni erogate, “in via di normalità”, nei confronti della generalità dei soggetti residenti nel territorio nazionale e termini per la presentazione di domande volte ad ottenere la corresponsione di indennità previste al verificarsi di eventi di natura straordinaria o eccezionale, posto che la norma stabilisce la sospensione dei termini perentori, quale ne sia la fonte, legale o convenzionale, che comportino, va ribadito, “decadenze da qualsiasi diritto, azione ed eccezione, in scadenza nel periodo dal 26 settembre 1997 al 31 marzo 1998”, fatta eccezione esclusivamente per alcuni termini espressamente contemplati dalla stessa norma (quelli, cioè, che sono stabiliti “per l’esercizio da parte dell’amministrazione finanziaria dei poteri di accertamento e di verifica delle dichiarazioni e dei versamenti effettuati dai contribuenti).

5.- Rafforza, poi, le suddette conclusioni la circostanza che il decreto legge abbia stabilito la sospensione di tutti, indistintamente, i termini previsti a pena di decadenza, in scadenza nel periodo dal 26.9.1997 al 31.3.1998, proprio in favore dei soggetti individuati ai sensi dell’art. 1, commi 2 e 3, dell’ordinanza n. 2694 del 13.10.1997 – che ha istituito l’indennità di cui si discute -, avendo quindi ben presente anche il termine di decadenza indicato all’art. 10, comma 2, della stessa ordinanza ai fini della presentazione della domanda intesa ad ottenere l’indennità di cui al comma 1.

6.- Il ricorso deve essere pertanto rigettato.

7.- Considerato che la parte intimata non ha svolto attività difensiva, non deve provvedersi in ordine alle spese di questo giudizio di cassazione.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; nulla per le spese.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 6 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 15 novembre 2011

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