Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23837 del 23/11/2016


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Cassazione civile sez. trib., 23/11/2016, (ud. 29/09/2016, dep. 23/11/2016), n.23837

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 16995-2010 proposto da:

F.G., elettivamente domiciliato in ROMA LUNGOTEVERE DEI

MELLINI 17, presso lo studio dell’avvocato ORESTE CANTILLO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato GUGLIELMO CANTILLO

giusta delega a margine;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 100/2009 della COMM.TRIB.REG della Campania

SEZ.DIST. di SALERNO, depositata il 04/05/2009;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

29/09/2016 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE LOCATELLI;

udito per il ricorrente l’Avvocato CANTILLO GUGLIELMO che ha chiesto

l’accoglimento;

udito per il resistente l’Avvocato DETTORI che ha chiesto il rigetto;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

BASILE TOMMASO che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

F.G., esercente la professione di commercialista, presentava istanza di rimborso dell’Irap versata per gli anni dal 2000 al 2004.

A seguito del silenzio rifiuto della Agenzia delle Entrate, il contribuente proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Salerno che Io accoglieva con sentenza n. 123 del 2006.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria regionale di Napoli che lo accoglieva con sentenza del 4.5.2009. In particolare il giudice di appello riteneva la sussistenza del presupposto impositivo “in relazione ai notevoli ed evidenti compensi a terzi così come riportati negli appositi quadri RE delle dichiarazioni reddituali”.

F.G. propone ricorso per cassazione formulando due motivi di impugnazione.

L’Agenzia delle Entrate si costituisce al solo fine della partecipazione all’udienza.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.Primo motivo: violazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, art. 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 nella parte in cui il giudice di appello ha ritenuto che la sola indicazione di compensi occasionali corrisposti a terzi è condizione sufficiente affinchè possa dirsi realizzato il presupposto della autonomia organizzativa.

Il motivo è infondato. Il giudice di appello ha correttamente affermato che la corresponsione a terzi di compensi di notevole entità per prestazioni inerenti alla attività professionale del contribuente è elemento sintomatico della sussistenza di autonoma organizzazione. L’assunto è conforme a quanto statuito da questa Corte con la sentenza Sez. U, n. 12108 del 26/05/2009, Rv. 608232, secondo cui sussiste il requisito della autonoma organizzazione allorchè il lavoratore autonomo si avvale in maniera non occasionale di prestazioni professionali rese dal terze persone.

Il carattere occasionale della prestazioni rese da terzi è una qualificazione introdotta dal ricorrente nella formulazione del quesito di diritto, ma non è stato ritenuto dal giudice di merito.

2. Secondo motivo: insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Il motivo è inammissibile per mancanza del momento di sintesi richiesto dall’art. 366 bis c.p.c., applicabile in relazione alla data di pubblicazione della sentenza impugnata.

Il ricorso deve pertanto essere rigettato. Spese regolate come da dispositivo.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore della Agenzia delle Entrate liquidate in Euro millecinquecento oltre eventuali spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 29 settembre 2016.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2016

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