Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23818 del 11/10/2017


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Cassazione civile, sez. trib., 11/10/2017, (ud. 19/09/2017, dep.11/10/2017),  n. 23818

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – rel. Consigliere –

Dott. ZOSO Liana Maria Teresa – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CARBONE Enrico – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 137/2010 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

EQUITALIA POLIS SPA;

– intimata –

e contro

IMPAR PLAST SRL, elettivamente domiciliato in ROMA VIA CARDINAL DE

LUCA 10, presso lo studio dell’avvocato TULLIO ELEFANTE, che lo

rappresenta e difende;

– resistente con atto di costituzione –

avverso la sentenza n. 120/2008 della COMM. TRIB. REG. di NAPOLI,

depositata il 31/10/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

19/09/2017 dal Consigliere Dott. ORONZO DE MASI.

Fatto

RILEVATO

che la C.T.R. della Campania, con la sentenza in epigrafe, ha riformato la decisione di primo grado che aveva respinto il ricorso, proposto dalla IMPAR PLAST s.r.l., avverso la cartella di pagamento emessa, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione, per omessi versamenti (IVA, IRPEG, IRAP) relativi all’anno d’imposta 2003, ed ha ritenuto validamente perfezionato il condono fiscale di cui la contribuente aveva chiesto di avvalersi, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, a seguito della presentazione per via telematica, in data 17/5/2004, della dichiarazione integrativa di cui alla predetta disposizione, recante i versamenti effettuati, per un totale di Euro 140.441,30, a fronte dell’importo complessivo di Euro 142.460,20 portato dalla cartella esattoriale, quest’ultima non preceduta dal prescritto avviso, nè da alcun riscontro, da parte dell’Ufficio, in merito alla formulata richiesta di annullamento in autotutela dell’ atto; che l’Agenzia delle entrate ricorre per ottenere la cassazione della sentenza con tre motivi, mentre la intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che la ricorrente, con il primo motivo d’impugnazione, deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, insufficiente motivazione su un fatto controverso e decisivo per il giudizio, giacchè il Giudice di appello ha ritenuto che la contribuente ha fornito la prova della presentazione della dichiarazione integrativa di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, la quale, tra l’altro, deve contenere l’indicazione delle imposte o ritenute dovute per ciascun periodo d’imposta, condizione necessaria per procedere alla definizione agevolata, non essendo altrimenti possibile alcuna comparazione tra dati della dichiarazione ed attestazioni dei versamenti eseguiti, pur emergendo dalla stessa documentazione prodotta dalla società IMPAR PLAST la mancata compilazione del quadro E, relativo alla definizione ex art. 9 bis (omessi versamenti) citato;

che, con il secondo motivo d’impugnazione, deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, comma 3, giacchè il Giudice di appello ha ritenuto che l’emissione della cartella di pagamento è illegittima in quanto non preceduta dall’invio di alcun avviso alla contribuente, e formula il seguente quesito di diritto: Dica la Suprema Corte se la C.T.R. abbia violato il combinato disposto del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19 e D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis, comma 3, allorchè, in fattispecie di cartella esattoriale emessa del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, non preceduta dall’avviso prescritto dal comma 3 della stessa disposizione, ha affermato il principio di diritto secondo cui la cartella di pagamento è illegittima qualora non sia stata preceduta dall’avviso previsto dell’art. 36 bis citato, comma 3, laddove il corretto principio di diritto da applicare sarebbe stato il seguente: la cartella di pagamento non preceduta dalla comunicazione dell’esito della liquidazione è legittima, non essendo l’omissione di detta comunicazione produttiva di alcuna invalidità della medesima cartella di pagamento;

che, con il terzo motivo d’impugnazione, deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione dell’art. 132, comma 2, giacchè il Giudice di appello non ha indicato le ragioni in base alle quali l’implicito diniego di autotutela produce l’invalidità della cartella di pagamento, o l’illegittimità della pretesa tributaria, e formula il seguente quesito di diritto: Dica la Suprema Corte se sia nulla per violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, la sentenza della C.T.R. nel capo in cui attribuisce rilevanza caducatoria della cartella di pagamento al silenzio dell’Agenzia delle Entrate sull’istanza di autotutela, senza esplicitare le ragioni in diritto poste alla base di tale statuizione;

che è fondata la prima censura, intesa contestare la motivazione della sentenza in quanto carente in punto di prova della presentazione, da parte della contribuente, della dichiarazione integrativa di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, perchè la C.T.R. non ha tratto dalle risultanze istruttorie le conclusioni dall’Ufficio ritenute evidenti e, comunque, univocamente desumibili, segnatamente, avuto riguardo alla documentazione (ricevuta di presentazione della dichiarazione di condono) prodotta dalla stessa società IMPAR PLAST, e quella (stampa delle dichiarazioni integrative) prodotta in appello dall’Agenzia delle Entrate, in quanto la impugnata decisione non dà conto della intervenuta compilazione del “quadro E” della dichiarazione “per ritardati o omessi versamenti (codice 8093)” presentata telematicamente e, dunque, della avvenuta indicazione, da parte della società contribuente, non soltanto dei versamenti effettuati, dei quali si legge in sentenza, ma anche delle imposte dovute; che, infatti, come questa Corte ha già avuto modo di osservare, “La L. n. 289 del 2002, art. 9 bis, comma 3, stabilisce espressamente che, al fine di potersi avvalere delle disposizioni sulla definizione dei ritardati od omessi versamenti di cui ai precedenti commi 1 e 2, è necessario che la dichiarazione integrativa contenga un “apposito prospetto” recante l’indicazione delle imposte o ritenute dovute per ciascun periodo di imposta ed i dati del versamento effettuato. L’irregolarità della dichiarazione presentata dalla contribuente, sprovvista del quadro E contenente l’elenco degli omessi versamenti che si intendevano effettuare è ostativa al perfezionamento del condono” (Cass. n. 13401/2016; vedi anche Cass. n. 7291/2017;; n. 20431/2014; n. 17514/2014; n. 10650/2013);

che fondata è anche la seconda censura, intesa a contestare la correttezza dell’affermazione della CTR secondo cui la cartella esattoriale sarebbe illegittima perchè “non risulta che sia stata preceduta dall’avviso prescritto”, in quanto, diversamente da quanto ritenuto dal giudicante, “In materia di riscossione, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 36 bis e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54 bis, l’invio al contribuente della comunicazione di irregolarità, al fine di evitare la reiterazione di errori e di consentire la regolarizzazione degli aspetti formali, è dovuto solo ove dai controlli automatici emerga un risultato diverso rispetto a quello indicato nella dichiarazione ovvero un’imposta o una maggiore imposta e, comunque, la sua omissione determina una mera irregolarità e non preclude, una volta ricevuta la notifica della cartella, di corrispondere quanto dovuto con riduzione della sanzione, mentre tale adempimento non è prescritto in caso di omessi o tardivi versamenti, ipotesi in cui, peraltro, non spetta la riduzione delle sanzioni amministrative ai sensi del D.Lgs. n. 462 del 1997, art. 2, comma 2” (Cass. n. 13759/2016; n. 12023/2015);

che, nella specie, la lite instaurata riguarda una cartella esattoriale inerente la liquidazione dell’IVA, IRPEG ed IRAP, relativamente all’anno d’imposta 2003, a seguito di controllo automatizzato della dichiarazione, liquidazione cui la contribuente ha opposto soltanto l’asserito perfezionamento del condono fiscale richiesto ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9-bis, negato invece dall’Ufficio, per cui qui non si pone alcuna esigenza di una preventiva comunicazione dell’esito della liquidazione del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 bis, nè tantomeno dell’invito a fornire chiarimenti della L. n. 212 del 2000, ex art. 6, potendo l’Ufficio procedere direttamente all’iscrizione a ruolo dell’imposta dovuta sulla base dei numeri esposti nella dichiarazione del contribuente;

che, passando all’esame del terzo motivo d’impugnazione, la sentenza della C.T.R. è censurabile allorchè attribuisce del tutto apoditticamente al silenzio dell’Agenzia delle entrate, sull’istanza di autotutela della contribuente, efficacia caducatoria della cartella di pagamento oggetto di causa;

che, secondo quanto costantemente affermato da questa Corte in tema di condono fiscale, “qualora il contribuente abbia presentato richiesta di definizione amministrativa della L. n. 289 del 2002, ex art. 9 bis, la mancata notificazione del provvedimento motivato di rigetto dell’istanza di condono non comporta alcuna decadenza a carico dell’Amministrazione finanziaria, nè si traduce in una violazione del diritto di difesa del contribuente, poichè questi, a norma del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 19, comma 3, può proporre tutte le censure deducibili avverso il provvedimento presupposto, a lui non notificato, in sede di impugnazione della cartella esattoriale emessa per il recupero dell’imposta, equivalendo la notifica di questo atto a manifestazione implicita, da parte dell’Ufficio, del convincimento di ritenere consolidata la pretesa tributaria e, conseguentemente, della volontà di negare l’ammissione al condono” (Cass. n. 15881/2016), mentre l’esercizio, da parte dell’Amministrazione finanziaria, del potere discrezionale di annullamento in autotutela di un atto impositivo, il quale non costituisce un mezzo di tutela del contribuente, se può essere oggetto del sindacato del giudice tributario, che deve verificare l’esistenza di eventuali profili di illegittimità del rifiuto, giammai può essere utilizzato per contestare la fondatezza della pretesa tributaria, “sindacato che costituirebbe un’indebita sostituzione del giudice nell’attività amministrativa” (Cass. S.U. n. 7388/2007);

che, dunque, il vizio denunciato sussiste in quanto il Giudice di appello ha ritenuto di dare rilievo alla mancata adozione del sollecitato atto di autotutela, mediante adesione acritica alle prospettazioni della contribuente, senza indicazione nè della tesi da essa sostenuta, nè delle ragioni di tale condivisione, per cui la decisione in parte qua è corredata da motivazione solo apparente;

che, in conclusione, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata cassata, con rinvio della causa alla medesima C.T.R., in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del giudizio di legittimità.

PQM

 

La Corte, accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata, e rinvia alla Commissione Tributaria Regionale della Campania, in diversa composizione, anche per la liquidazione delle spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 19 settembre 2017.

Depositato in Cancelleria il 11 ottobre 2017

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