Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23804 del 28/10/2020

Cassazione civile sez. trib., 28/10/2020, (ud. 07/07/2020, dep. 28/10/2020), n.23804

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angelina Maria – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. SUCCIO Roberto – rel. Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12203/2013 R.G. proposto da:

Z.A., rappresentato e difeso giusta delega in atti

dall’avv. Mariano Goglia (PEC avvmarianogoglia.jpuntopec.it) e con

domicilio eletto in Roma, presso lo studio dell’avv. Claudio

Marrapese alla via Balduina n. 114;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato;

– controricorrente –

Avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Campania n. 315/31/12 depositata il 05/11/2012 non notificata;

Udita la relazione della causa svolta nell’adunanza camerale del

07/07/2020 dal Consigliere Roberto Succio.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– con la sentenza di cui sopra il giudice di seconde cure ha respinto l’appello del contribuente e quindi confermato la pronuncia della CTP di Benevento che aveva sancito la legittimità dell’atto impugnato, avviso di accertamento per IVA, IRPEF ed IRAP 2004;

– avverso la sentenza di seconde cure propone ricorso per cassazione Z.A.; resiste con controricorso l’Amministrazione Finanziaria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– con il primo motivo si censura la sentenza impugnata per contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia per avere la CTR erroneamente ritenuto sussistenti i presupposti e legittimo l’accertamento del D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. D), in particolare stante l’antieconomicità della gestione dell’impresa;

– il motivo è inammissibile;

– esso infatti, nel concreto, si configura quale censura motivazionale, denunciandosi che “il ragionamento della CTR è errato…” (pag. 5 del ricorso per cassazione); orbene, poichè la sentenza impugnata è stata depositata in data 5 novembre 2012, pertanto dopo l’11 settembre 2012, trova applicazione quanto ai motivi di ricorso e ai vizi deducibili per cassazione, il nuovo testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, (come modificato dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, cosiddetto “Decreto Sviluppo”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale 26 giugno 2012, n. 147, convertito con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, pubblicata in Gazzetta Ufficiale 11 agosto 2012, n. 187);

– tal disposizione, applicabile per l’appunto alle sentenze pubblicata a partire dall’11 settembre 2012, quindi anche alla pronuncia qui gravata, consente di adire la Suprema Corte per “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti”;

– conseguentemente, poichè formulate con riferimento al previgente testo del n. 5 di cui sopra, tutte le censure aventi per oggetto il difetto di motivazione non sono consentite e debbono esser dichiarate inammissibili;

– il secondo motivo di ricorso si incentra sulla violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), denunciando analoga censura sotto il profillo della violazione di legge;

– il motivo è infondato;

– questa Corte da tempo ritiene (Cass. Sez. 6 – 5, Ordinanza n. 26036 del 30/12/2015) che in materia di IVA, l’Amministrazione finanziaria, in presenza di contabilità formalmente regolare ma intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, può desumere in via induttiva, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), e del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, commi 2 e 3, sulla base di presunzioni semplici, purchè gravi, precise e concordanti, il reddito del contribuente utilizzando le incongruenze tra i ricavi, i compensi ed i corrispettivi dichiarati e quelli desumibili dalle condizioni di esercizio della specifica attività svolta, incombendo su quest’ultimo l’onere di fornire la prova contraria e dimostrare la correttezza delle proprie dichiarazioni; in particolare si è stabilito (Cass. Sez. 5, Ordinanza n. 27552 del 30/10/2018) che in tema di accertamento, l’Amministrazione finanziaria può determinare il reddito del contribuente in via induttiva, pur in presenza di contabilità formalmente regolare, ove quest’ultima sia intrinsecamente inattendibile per l’antieconomicità del comportamento del contribuente, che può desumersi anche da un unico elemento presuntivo, purchè preciso e grave, quale l’abnormità della percentuale di ricarico;

nel presente caso, con motivazione plausibile, l’esiguità del reddito dichiarato (Euro 2.597,00) è stata (Ndr: testo originale non comprensibile) abnorme a fronte sia dei ricavi dichiarati in Euro 490.349,50 sia dei costi per carburanti dichiarati in Euro 186.627,65, legittimando quindi l’accertamento a fronte del quale il contribuente non risulta, come la CTR ha accertato in fatto, aver fornito prova contraria; – conseguentemente, il ricorso va respinto;

– le spese seguono la soccombenza;

– infine, va dato atto che sussistono i presupposti processuali per il c.d. “raddoppio” del contributo unificato.

PQM

rigetta il ricorso; liquida le spese in Euro 4.100,00 oltre a spese prenotate a debito che pone a carico di parte soccombente.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari quello dovuto per il ricorso a norma del cit. art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 7 luglio 2020.

Depositato in Cancelleria il 28 ottobre 2020

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA