Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2379 del 29/01/2019

Cassazione civile sez. VI, 29/01/2019, (ud. 08/11/2018, dep. 29/01/2019), n.2379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRECO Antonio – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Consigliere –

Dott. LUCIOTTI Lucio – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25494-2017 proposto da:

RISCOSSIONE SICILIA SPA, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avvocato LORENZO LO VERSO;

– ricorrente –

contro

M.G.;

– intimatio –

avverso la sentenza n. 1090/12/2017 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE di PALERMO, depositata il 27/03/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 08/11/2018 dal Consigliere Dott. SOLAINI LUCA.

R.G. 25494/17.

Fatto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con ricorso in Cassazione affidato a un unico motivo, nei cui confronti, il contribuente non ha spiegato difese scritte, l’agente della riscossione impugnava la sentenza della CTR della Sicilia, relativa a un’ingiunzione di pagamento e sottostante cartella per ICI 1998-2002, dove è questione della produzione di nuovi documenti in appello.

Ti concessionario deduce la violazione di norme di diritto, in particolare, del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 58, in relazione all’art 360 c.p.c., comma 1, n. 3, in quanto, erroneamente, la CTR avrebbe considerato inammissibile la produzione in appello della documentazione relativa alla notifica della cartella, benchè contumace in primo grado, in spregio alla normativa richiamata in rubrica.

Il motivo è fondato.

E’ infatti, insegnamento di questa Corte, che “In materia di produzione documentale in grado di appello nel processo tributario, alla luce del principio di specialità espresso del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, comma 2, – in forza del quale, nel rapporto fra norma processuale civile ordinaria e nonna processuale tributaria, prevale quest’ultima – non trova applicazione la preclusione di cui all’art. 345 c.p.c., comma 3 (nel testo introdotto dalla legge 18 giugno 2009, n. 69), essendo la materia regolata dal citato D.Lgs., art. 58, comma 2, che consente alle parti di produrre liberamente i documenti anche in sede di gravame, sebbene preesistenti al giudizio svoltosi in primo grado” (Cass. n. 18907/11, ord. 22776/15, 20109/12, 16916/05, 8501/10, 3611/06, 23616/11 e 20103/12).

Nel caso di specie, i giudici d’appello hanno “mal governato” il superiore principio, in quanto la produzione di documenti in appello è ammessa, indipendentemente dalla possibilità o meno per l’interessato di produrli in primo grado qualora sia volti a documentare fatti che fanno già parte del dibattito processuale, alla stregua di mere difese, senza modificare il thema decidendum, come nel caso di specie, in virtù della domanda spiegata dal contribuente in primo grado.

In accoglimento del ricorso, la sentenza va cassata e la causa va rinviata alla Commissione tributaria regionale della Sicilia, affinchè, alla luce dei principi sopra esposti, riesamini il merito della controversia.

PQM

La Corte suprema di cassazione

Accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Commissione tributaria regionale della. Sicilia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, alla camera di consiglio, il 8 novembre 2018.

Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2019

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