Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 2379 del 27/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 27/01/2022, (ud. 12/01/2022, dep. 27/01/2022), n.2379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CHINDEMI Domenico – Presidente –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. LO SARDO Giuseppe – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 19928/2016 R.G., proposto da:

M.M., rappresentato e difeso dall’Avv. Domenico Dell’Aere,

con studio in Canosa di Puglia (BT), elettivamente domiciliato

presso l’Avv. Gianna Valeri, con studio in Roma, giusta procura in

margine al ricorso introduttivo del presente procedimento;

– ricorrente –

contro

l’Agenzia delle Entrate, con sede in Roma, in persona del Direttore

Generale pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura

Generale dello Stato, con sede in Roma, ove per legge domiciliata;

– controricorrente –

Avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale

di Bari il 15 febbraio 2016 n. 333/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata (mediante collegamento da remoto, ai sensi del D.L. 28

ottobre 2020, n. 137, art. 27, comma 1, convertito, con

modificazioni, dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176, in virtù della

proroga disposta dal D.L. 30 dicembre 2021, n. 228, art. 16, comma

3, in corso di conversione in legge, con le modalità stabilite dal

decreto reso dal Direttore Generale dei Servizi Informativi ed

Automatizzati del Ministero della Giustizia il 2 novembre 2020) del

12 dicembre 2022 dal Dott. Giuseppe Lo Sardo.

 

Fatto

RILEVATO

che:

M.M. ha proposto ricorso per la cassazione della sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Regionale di Bari il 15 febbraio 2016 n. 333/05/2016, la quale, in controversia avente ad oggetto l’impugnazione di avviso di liquidazione di maggiori imposte di registro, ipotecaria e catastale in relazione alla compravendita di fondi rustici con riserva di proprietà dell’I.S.M.E.A. (registrata l’8 aprile 2009) per la decadenza dall’agevolazione della piccola proprietà contadina in seguito all’accertata insussistenza del requisito della mancata alienazione di fondi rustici con superficie superiore ad un ettaro nel biennio antecedente all’acquisto, a causa della compravendita di fondo rustico a mezzo di procuratrice speciale (registrata il 2 marzo 2009), ha accolto l’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate nei confronti del medesimo avverso la sentenza depositata dalla Commissione Tributaria Provinciale di Bari il 19 marzo 2014 n. 712/22/2014, con compensazione delle spese giudiziali. La Commissione Tributaria Regionale ha riformato la decisione di prime cure sul presupposto che il contribuente avesse stipulato nell’anno 2001 (con riguardo al fondo rustico alienato) soltanto un contratto preliminare (e non definitivo) di compravendita, che neppure era stato sottoposto a registrazione (e, quindi, era sprovvisto di data certa). L’Agenzia delle Entrate si è costituita con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo, si denuncia violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 1, e dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per aver omesso di pronunciarsi su un’eccezione pregiudiziale dell’appellato con riguardo alla carenza di specificità dei motivi di appello.

2. Con il secondo motivo, si denuncia violazione del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per non aver dichiarato l’inammissibilità dell’appello per carenza di specificità dei motivi.

3. Con il terzo motivo, si denuncia violazione dell’art. 2704 c.c., comma 1, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver erroneamente ritenuto che la scrittura privata del 27 marzo 2001, con la quale il contribuente aveva venduto (e non promesso di vendere, come era stato valutato dal giudice di appello) un fondo rustico ad un terzo, fosse sprovvista di data certa, potendo desumersi la certezza della data dal contestuale conferimento di procura speciale irrevocabile per la vendita mediante scrittura privata con sottoscrizione autenticata da notaio.

4. Con il quarto motivo, si denuncia violazione dell’art. 2909 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per non aver tenuto conto della formazione del giudicato interno sul collegamento ravvisato dal giudice di prime cure tra la procura speciale irrevocabile ed il contratto preliminare di compravendita per la realizzazione di un negozio indiretto di compravendita del fondo rustico.

Ritenuto che:

1. Il primo motivo è inammissibile.

1.1 Difatti, il vizio di omessa pronunzia è configurabile solo nel caso di mancato esame di questioni di merito, e non anche di eccezioni pregiudiziali di rito (tra le tante: Cass., Sez. 3, 11 ottobre 2018, n. 25154; Cass., Sez. 5, 8 marzo 2019, n. 6811; Cass., Sez. 6-5, 15 ottobre 2019, n. 25958; Cass., Sez. 5, 23 ottobre 2019, n. 27096; Cass., Sez. 5, 13 ottobre 2020, n. 22007; Cass., Sez. 5, 4 dicembre 2020, n. 27804; Cass., Sez. 5, 5 novembre 2021, n. 31855; Cass., Sez. 65, 23 dicembre 2021, n. 41362), quale quella che il ricorrente assume oggetto della mancata decisione.

1.2 Peraltro, ad integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia non basta la mancanza di un’espressa statuizione del giudice, essendo necessaria la totale pretermissione del provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto; tale vizio, pertanto, non ricorre quando la decisione, adottata in contrasto con la pretesa fatta valere dalla parte, ne comporti il rigetto o la non esaminabilità pur in assenza di una specifica argomentazione (Cass., Sez. 5, 30 gennaio 2020, n. 2153; Cass., Sez. 5, 2 aprile 2020, n. 7662; Cass., Sez. 3, 29 gennaio 2021, n. 2151). Ed è stato quindi ritenuto che non ricorre il vizio di omessa pronuncia di una sentenza di appello quando, pur non essendovi un’espressa statuizione da parte del giudice in ordine ad un motivo di impugnazione, tuttavia la decisione adottata comporti necessariamente la reiezione di tale motivo, dovendosi ritenere che tale vizio sussista solo nel caso in cui sia stata completamente omessa una decisione su di un punto che si palesi indispensabile per la soluzione del caso concreto (Cass., Sez. 6 – 1, 4 giugno 2019, n. 15255).

1.3 Nella specie, a ben vedere, decidendo nel merito, il giudice di appello ha implicitamente disatteso l’eccezione pregiudiziale di inammissibilità.

2. Il secondo motivo – che, comunque, è strettamente connesso al primo motivo – è infondato.

2.1 Per costante orientamento di questa Corte, nel processo tributario la sanzione di inammissibilità dell’appello per difetto di specificità dei motivi, prevista dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 1, deve essere interpretata restrittivamente, in conformità all’art. 14 preleggi, trattandosi di disposizione eccezionale che limita l’accesso alla giustizia, dovendosi consentire, ogni qual volta nell’atto sia comunque espressa la volontà di contestare la decisione di primo grado, l’effettività del sindacato sul merito dell’impugnazione (tra le tante: Cass., Sez. 6-5, 24 agosto 2017, n. 20379; Cass., Sez. 5, 15 gennaio 2019, n. 707; Cass., Sez. 5, 15 gennaio 2019, n. 707; Cass., Sez. 5, 21 luglio 2020, n. 15519; Cass., Sez. 5, 2 dicembre 2020, n. 27496; Cass., Sez. 5, 11 febbraio 2021, n. 3443; Cass., Sez. 5, 10 marzo 2021, n. 6596; Cass., Sez. 5, 11 marzo 2021, nn. 6850 e 6852; Cass., Sez. 5, 21 luglio 2020, n. 15519; Cass., Sez. 5, 26 maggio 2021, nn. 14562 e 14582; Cass., Sez. 5, 27 maggio 2021, n. 14873).

Pertanto, l’indicazione dei motivi specifici dell’impugnazione, richiesta dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 1, non deve, quindi, consistere in una rigorosa enunciazione delle ragioni invocate a sostegno dell’appello, richiedendosi, invece, soltanto una esposizione chiara ed univoca, anche se sommaria, sia della domanda rivolta al giudice del gravame, sia delle ragioni della doglianza (Cass., Sez. 5, 21 novembre 2019, n. 30341).

Si e’, inoltre, ritenuto che non vi è incertezza dei motivi specifici dell’impugnazione, tali da comportare l’inammissibilità dell’appello a termini del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, comma 1, ove il gravame, benché formulato in modo sintetico, contenga una motivazione interpretabile in modo inequivoco, potendo gli elementi di specificità dei motivi ricavarsi dall’intero atto di impugnazione nel suo complesso (Cass., Sez. 6-5, 24 agosto 2017, n. 20379; Cass., Sez. 5, 21 luglio 2020, n. 15519; Cass., Sez. 5, 26 maggio 2021, n. 14582).

2.2 Non e’, quindi, necessaria ai fini dell’ammissibilità dell’appello la indicazione di specifici motivi in relazione a specifiche censure della sentenza impugnata, essendo sufficiente che l’appellante si riporti alle argomentazioni già sostenute nel grado di merito precedente, insistendo per la legittimità dell’avviso impugnato (Cass., Sez. 5, 26 maggio 2021, n. 14582).

2.3 Nella specie, in conformità al principio enunciato, dopo aver riportato una chiara e dettagliata sintesi dei motivi di appello (“Ha ribadito che l’Ufficio si era limitato a constatare l’esistenza del contratto del 10 febbraio 2009, registrato il 2 marzo 2009 (la cui esistenza precludeva la concedibilità delle invocate agevolazioni); ha evidenziato che il momento traslativo della proprietà di un fondo è – secondo le norme del codice civile – quello della stipula del contratto definitivo nelle prescritte forme dell’atto pubblico o della scrittura privata autenticata, e giammai quello della stipula di un contratto preliminare, che come è noto ha solo effetti obbligatori tra le parti, e che peraltro nel caso di specie non ha neppure data certa, non essendo mai stato registrato; ha infine sottolineato che il signor M. avrebbe potuto e dovuto assumere informazioni circa l’esito della procura speciale rilasciata alla V., prima di rendere la dichiarazione sul cui mendacio si fonda l’avviso di liquidazione impugnato”), dalla quale si desume la loro inequivoca attinenza alle rationes della decisione di prime cure, trascritta – nei limiti delle ragioni salienti – nella disanima degli antefatti processuali (“La vendita è avvenuta in data 27/3/2001 contestualmente alla sottoscrizione del preliminare di vendita… la portata ampia dei poteri concessi in procura trova giustificazione nella volontà espressa che l’atto aveva i connotati e gli elementi essenziali di un vero e proprio atto definitivo di vendita… La prova di tale voluta condizione la si trova nello stesso preliminare alla pagina 1, dove il sig. M.M. rilascia ampia e definitiva quietanza per la somma ricevuta e dichiara di non avere null’altro a pretendere per detta vendita. La prova concreta è poi la procura speciale che conferma che già nel 2001 la vendita era formalmente e contestualmente avvenuta con stipula di quell’atto. In sostanza dalla lettura del preliminare si evince che le parti hanno inteso porre in essere un contratto definitivo e non un contratto preliminare”), il giudice del gravame ha esaminato le singole censure dell’amministrazione finanziaria, escludendone in modo implicito la genericità lamentata ex adverso.

3. Il terzo motivo è infondato.

3.1 Come è noto, l’art. 2704 c.c., comma 1, dispone che: “La data della scrittura privata della quale non è autenticata la sottoscrizione non è certa e computabile riguardo ai terzi, se non dal giorno in cui la scrittura è stata registrata o dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta o dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento”.

Peraltro, ai fini dell’imposta di registro, sulla base della normativa tributaria vigente l’amministrazione finanziaria deve essere ricompresa nel concetto di “terzo” di cui all’art. 2704 c.c., in quanto titolare di un diritto di imposizione collegato al negozio documentato e suscettibile di pregiudizio per effetto di esso (tra le tante: Cass., Sez. 5, 17 dicembre 2008, n. 29451; Cass., Sez. 5, 24 marzo 2017, n. 7621; Cass., Sez. 5, 27 giugno 2019, n. 17249; Cass.,., Sez. 5, 16 ottobre 2020, n. 22488; Cass., Sez. 5, 5 marzo 2021, n. 6159; Cass., Sez. 5, 21 luglio 2021, n. 209813). Perciò, la data certa può essere opposta al terzo (e, dunque, anche all’amministrazione finanziaria) mediante l’autenticazione della sottoscrizione (in cui la data dell’autentica costituisce la data certa della scrittura); dal giorno della morte o della sopravvenuta impossibilità fisica di colui o di uno di coloro che l’hanno sottoscritta; dal giorno in cui il contenuto della scrittura è riprodotto in atti pubblici o, infine, dal giorno in cui si verifica un altro fatto che stabilisca in modo egualmente certo l’anteriorità della formazione del documento (Cass., Sez. 5, 24 marzo 2017, n. 7621).

In ogni caso, l’assenza, nella previsione dell’art. 2704 c.c., comma 1, di un’elencazione tassativa dei fatti in base ai quali la data di una scrittura privata non autenticata possa ritenersi opponibile nei confronti dei terzi, consente al giudice di merito di valutare, col suo prudente apprezzamento, se sussiste un fatto, diverso dalla registrazione, che sia idoneo a dimostrare con certezza l’anteriorità della formazione del documento rispetto ad una data determinata (Cass., Sez. 1, 22 ottobre 2009, n. 22430; Cass., Sez. 6-1, 12 settembre 2016, n. 17926; Cass., Sez. 1, 17 novembre 2016, n. 23425; Cass., Sez. 6-1, 15 marzo 2018, n. 6462; Cass., Sez. 5, 21 luglio 2021, n. 20813).

3.2 Nella specie, il giudice di appello si è attenuto a tali principi, avendo ritenuto che la scrittura privata del 27 marzo 2001 non potesse avere data certa (nei confronti dell’amministrazione finanziaria) per carenza di autenticazione o registrazione, per cui “l’unico atto al quale deve farsi riferimento è quello stipulato e registrato appena qualche settimana prima del giorno in cui il signor M. acquistò dalla Ismea alcuni appezzamenti di terreno agricolo nei Comuni di Minervino Murge e Spinazzola”, con la conseguenza che “(…) il signor M. non aveva diritto alle agevolazioni fiscali previste per la piccola proprietà contadina dalla L. n. 604 del 1954, art. 1, ricorrendo la condizione ostativa di cui alla L. n. 640 del 1954, art. 2, comma 1, n. 3)”.

3.3 Ne’ si può ritenere che il fatto idoneo a comprovare con eguale certezza l’anteriore formazione del documento possa ravvisarsi nel contestuale conferimento della procura speciale irrevocabile a vendere (mediante scrittura privata con sottoscrizione autenticata da notaio in pari data) il medesimo fondo rustico che era stato considerato nella scrittura privata del (OMISSIS). Difatti, la mera identità dell’oggetto – in assenza di altri univoci elementi di collegamento – non è sufficiente ad instaurare una palese ed inequivoca connessione sul piano temporale tra scrittura privata con sottoscrizione autenticata da notaio e scrittura privata con sottoscrizioni non autenticate da notaio, che, perciò, è stato implicitamente escluso dal giudice di appello.

4. Anche il quarto ed ultimo motivo è infondato.

4.1 Per costante giurisprudenza di questa Corte, il giudicato interno, nel giudizio di merito, non può formarsi altro che sulla statuizione avente ad oggetto, congiuntamente, le decisioni sull’esistenza di un fatto, l’esistenza di una norma e l’idoneità del fatto a produrre, in base alla norma, l’effetto da questa previsto, rimanendo, pertanto, esclusa la ravvisabilità della sua formazione sul fatto opposto a quello accertato dal giudice (tra le tante: Cass., Sez. Lav., 20 dicembre 2006, n. 27196; Cass., Sez. 3″, 17 settembre 2008, n. 23747; Cass., Sez. 3″, 19 marzo 2009, n. 6651; Cass., Sez. 2″, 31 ottobre 2012, n. 18834; Cass., Sez. Lav., 3 dicembre 2015, n. 24660; Cass., Sez. Lav., 4 febbraio 2016, n. 2217; Cass., Sez. Lav., 5 luglio 2018, n. 17680; Cass., Sez. Lav., 5 maggio 2017, n. 11027; Cass., Sez. Lav., 1 luglio 2020, n. 13412; Cass., Sez. 2″, 17 novembre 2021, n. 34823).

Ai fini della selezione delle questioni, di fatto o di diritto, suscettibili di devoluzione e, quindi, di giudicato interno se non censurate in appello, la locuzione giurisprudenziale “minima unità suscettibile di acquisire la stabilità del giudicato interno” individua la sequenza logica costituita dal fatto, dalla norma e dall’effetto giuridico, ossia la statuizione che affermi l’esistenza di un fatto sussumibile sotto una norma che ad esso ricolleghi un dato effetto giuridico. Ne consegue che, sebbene ciascun elemento di detta sequenza possa essere oggetto di singolo motivo di appello, nondimeno l’impugnazione motivata anche in ordine ad uno solo di essi riapre la cognizione sull’intera statuizione (Cass., Sez. Lav., 4 dicembre 2016, n. 2217; Cass., Sez. 6″-3, 16 maggio 2017, n. 12202; Cass., Sez. Lav., 26 giugno 2018, n. 16853; Cass., Sez. Lav., 5 marzo 2019, n. 6351; Cass., Sez. 6″-5, 21 dicembre 2020, n. 29195; Cass., Sez. 5″, 24 febbraio 2021, n. 4970; Cass., Sez. Lav., 3 novembre 2021, n. 31470; Cass., Sez. Lav., 17 dicembre 2021, n. 40651), così espandendo nuovamente il potere del giudice di riconsiderarla e riqualificarla anche relativamente agli aspetti che, sebbene ad essa coessenziali, non siano stati singolarmente coinvolti, neppure in via implicita, dal motivo di gravame (Cass., Sez. 6-3, 16 maggio 2017, n. 12202).

4.2 Nella specie, la proposizione dell’appello (anche) sulla natura e sulla qualificazione del contratto documentato dalla scrittura privata (come si evince dalla narrativa della sentenza impugnata) aveva riaperto la cognizione sull’intera statuizione, involgendo anche l’apprezzamento del nesso di collegamento con la procura speciale irrevocabile a vendere.

Su tale premessa, il giudice di appello aveva escluso a monte ogni collegamento di tipo strutturale e funzionale – al di là della sola contemporaneità – tra la procura speciale irrevocabile a vendere ed il contratto preliminare di compravendita aventi ad oggetto il medesimo fondo rustico, sul presupposto dell’inidoneità delle pattuizioni intercorse tra le parti all’efficacia traslativa della proprietà. Per cui, nessun giudicato interno poteva essersi formato sull’accertamento della sentenza di prime cure sull’interdipendenza funzionale dei due negozi (anche in considerazione della esplicita qualificazione della scrittura privata del (OMISSIS) in termini di contratto definitivo di compravendita), essendo stata specificamente investita tale statuizione dai motivi di gravame.

5. Alla stregua delle suesposte argomentazioni, dunque, valutandosi l’inammissibilità o l’infondatezza dei motivi dedotti, il ricorso deve essere rigettato.

6. Le spese giudiziali seguono la soccombenza e sono liquidate nella misura fissata in dispositivo.

7. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso; condanna il ricorrente alla rifusione delle spese giudiziali in favore della controricorrente, liquidandole nella misura di Euro 4.100,00 per compensi, oltre a spese prenotate a debito; dà atto dell’obbligo, a carico del ricorrente, di pagare l’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale effettuata da remoto, il 12 gennaio 2022.

Depositato in Cancelleria il 27 gennaio 2022

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