Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23732 del 10/10/2017


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 20/07/2017, dep.10/10/2017),  n. 23732

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. OLIVIERI Stefano – Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 20364 del ruolo generale dell’anno

2016, proposto da:

E.H.E.I.A. (C.F.: (OMISSIS)) rappresentato e

difeso, giusta procura a margine del ricorso, dagli avvocati Silvio

Belardi (C.F.: (OMISSIS)), Albert Paifrader (C.F.: (OMISSIS)) e

Paolo Quattrocchi (OMISSIS));

– ricorrente –

nei confronti di:

M.E. (C.F.: (OMISSIS));

ALLIANZ S.p.A. (C.F.: (OMISSIS)), in persona del legale

rappresentante pro tempore;

– intimati –

per la cassazione della sentenza del Tribunale di Bolzano n.

115/2016, pubblicata in data 1 febbraio 2016;

udita la relazione sulla causa svolta nella camera di consiglio in

data 20 luglio 2017 dal Consigliere TATANGELO Augusto.

Fatto

FATTI DI CAUSA

E.H.E.I.A. ha agito in giudizio nei confronti di M.E. e della sua assicuratrice della responsabilità civile Allianz S.p.A., per ottenere il risarcimento dei danni subiti in occasione di un incidente stradale avvenuto in data (OMISSIS).

La domanda è stata rigettata dal Giudice di Pace di Brunico. Il Tribunale di Bolzano, in riforma della decisione di primo grado, accertato il concorso di colpa dei conducenti di entrambi i veicoli coinvolti, ha riconosciuto in favore dell’attore il 50% dei danni subiti, liquidato in Euro 636,59, oltre accessori. Ricorre E.H.E.I., sulla base di quattro motivi. Non hanno svolto attività difensiva in questa sede gli intimati. Il ricorso è stato trattato in camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375,376 e 380 – bis c.p.c., in quanto ritenuto destinato ad essere rigettato.

Il ricorrente ha depositato memoria ai sensi dell’art. 380 – bis c.p.c., comma 2.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Si premette che tutti i motivi del ricorso contengono un riferimento al “difetto di motivazione”, vizio non più previsto tra quelli che consentono il ricorso per cassazione, in base alla attuale formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, applicabile nella specie in ragione della data di pubblicazione della sentenza impugnata.

Con riguardo a tale profilo, dunque, il ricorso è certamente inammissibile.

2. Con il primo motivo del ricorso si denunzia “violazione e falsa applicazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e difetto di motivazione in relazione al D.P.R. n. 495 del 1992, artt. 81,106 e 107 (Regolamento di attuazione del Codice della Strada), al D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 145, (Codice della Strada) ed all’art. 2054 c.c., comma 2, con riferimento alla corretta individuazione del responsabile del sinistro”.

Con il secondo motivo si denunzia “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, in ordine al punto di collisione dei mezzi coinvolti per come individuato a seguito dell’esperita prova testimoniale e difetto di motivazione con riferimento al mancato esame di dette risultanze testimoniali”.

I primi due motivi del ricorso, che riguardano la dinamica del sinistro e la responsabilità, sono connessi e possono essere esaminati congiuntamente.

Essi sono in parte inammissibili ed in parte manifestamente infondati.

In tema di sinistri stradali costituiscono accertamenti di fatto, non censurabili in sede di legittimità, la ricostruzione della dinamica dell’incidente e l’accertamento della condotta e della responsabilità dei soggetti coinvolti, così come l’accertamento dell’esistenza o dell’esclusione del rapporto di causalità tra i comportamenti dei singoli soggetti e l’evento dannoso (ex plurimis: Cass., Sez. 3, Sentenza n. 3503 del 23/02/2016, Rv. 638917 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 1028 del 25/01/2012, Rv. 621316 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 13085 del 05/06/2007, Rv. 597606 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 9243 del 18/04/2007, Rv. 597864 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 19301 del 08/09/2006, Rv. 592930 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 4009 del 23/02/2006, Rv. 587395 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 14599 del 12/07/2005, Rv. 583449 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 19305 del 03/10/2005, Rv. 584424 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 22985 del 07/12/2004, 10/08/2004, Rv. 576167 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 19188 del 15/12/2003, Rv. 568935 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 18941 del 11/12/2003, Rv. 569296 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 11007 del 14/07/2003, Rv. 565039 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 4567 del 27/03/2003, Rv. 561838 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 915 del 22/01/2003, Rv. 560441 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 15809 del 11/11/2002, Rv. 558397 – 01).

La decisione impugnata – che ha riconosciuto il paritario concorso di colpa dei soggetti coinvolti – risulta fondata su insindacabili accertamenti di fatto relativi alla dinamica del sinistro (ivi incluse le questioni relative alla segnaletica stradale esistente sui luoghi ed al punto di collisione tra l’autovettura della M. e la bicicletta condotta dall’ E.H.E.I.), cui il giudice del merito è pervenuto all’esito dell’esame di tutti i fatti storici rilevanti emergenti dall’istruttoria, ed è sostenuta da motivazione adeguata, non apparente e priva di insanabili contraddizioni logiche.

Di conseguenza, va esclusa sia la violazione delle disposizioni di legge richiamate, sia il denunziato omesso esame di fatti rilevanti ai fini della decisione: i motivi di ricorso in esame, in sostanza, sotto questo profilo, si risolvono in una inammissibile richiesta di nuova valutazione del fatto e di diversa interpretazione delle risultanze istruttorie.

Sotto tale ultimo aspetto, con riguardo cioè alla sostanza delle censure avanzate, che riguardano la quaestio facti, d’altronde, i motivi di ricorso in esame non risultano formulati in conformità al paradigma indicato dalle Sezioni Unite di questa Corte (Cass., Sez. U, Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629831 – 01), che richiede, nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, la puntuale indicazione del “”fatto storico”, il cui esame sia stato omesso, del “dato”, testuale o extratestuale, da cui esso risulti esistente, del “come” e del “quando” tale fatto sia stato oggetto di discussione processuale tra le parti e della sua “decisività”, fermo restando che l’omesso esame di elementi istruttori non integra, di per sè, il vizio di omesso esame di un fatto decisivo qualora il fatto storico, rilevante in causa, sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorchè la sentenza non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie”.

Il ricorso difetta di tali puntuali indicazioni, oltre ad essere articolato in totale inosservanza dell’onere di specificità imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, con riguardo alla indicazione del contenuto degli atti processuali e dei documenti rilevanti ai fini dell’esame dei motivi di ricorso, nonchè degli esatti termini della loro acquisizione al giudizio di merito.

3. Con il terzo motivo si denunzia “omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e difetto di motivazione in ordine alla quantificazione del danno biologico subito dal ricorrente nonchè violazione e falsa applicazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento al Decreto Ministeriale della salute del 03.07.2003”.

Anche questo motivo è in parte inammissibile ed in parte manifestamente infondato.

Il ricorrente censura in sostanza gli accertamenti di fatto compiuti dal consulente tecnico di ufficio, ed espressamente condivisi dal giudice del merito, in relazione all’assenza di postumi permanenti residuati all’esito dell’incidente (accertamenti sostenuti da motivazione adeguata, in quanto non apparente e non insanabilmente contraddittoria sul piano logico) senza neanche, peraltro, trascrivere specificamente nel dettaglio il contenuto rilevante della relazione del consulente contestata (se non in alcune parti, di per sè certamente non sufficienti a fondare le censure svolte).

Anche per questo profilo, dunque, vanno escluse le dedotte violazioni di legge e di omesso esame di fatti decisivi, ed il ricorso si risolve in una inammissibile richiesta di nuova valutazione del fatto e di diversa interpretazione delle risultanze istruttorie.

Ed anche per questo motivo valgono le considerazioni espresse in relazione ai primi due, con riguardo alla mancata osservanza del paradigma di cui al vizio previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, e degli oneri di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6.

4. Con il quarto motivo si denunzia “violazione e falsa applicazione di legge ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e difetto di motivazione in relazione agli artt. 92 e 88 c.p.c. per quanto concerne la compensazione delle spese per entrambi i gradi di giudizio”.

Il motivo è manifestamente infondato.

La sentenza impugnata risulta del tutto conforme ai principi di diritto più volte enunciati da questa Corte (e che il ricorso non contiene elementi tali da indurre a rivedere) secondo i quali la compensazione delle spese di lite si giustifica certamente, ai sensi dell’art. 92 c.p.c., comma 2, in considerazione della parziale soccombenza reciproca delle parti conseguente al solo parziale accoglimento delle domande originariamente proposte da parte attrice (cfr. ad es. Cass., Sez. 6 – L, Ordinanza n. 26565 del 21/12/2016, Rv. 642287 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 3438 del 22/02/2016, Rv. 638888 – 01; Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 21684 del 23/09/2013, Rv. 627822 – 01; Sez. 3, Ordinanza n. 22381 del 21/10/2009, Rv. 610563 – 01).

5. Il ricorso è rigettato.

Nulla è a dirsi con riguardo alle spese del giudizio non avendo le parti intimate svolto attività difensiva nella presente sede. Dal momento che il ricorso risulta notificato successivamente al termine previsto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 18, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, introdotto dalla citata L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17.

PQM

 

La Corte:

– rigetta il ricorso;

– nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis.

Motivazione Semplificata.

Così deciso in Roma, il 20 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2017

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA