Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23713 del 01/09/2021

Cassazione civile sez. III, 01/09/2021, (ud. 17/03/2021, dep. 01/09/2021), n.23713

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31815/2019 proposto da:

D.A., domiciliato ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato IBRAHIM KHALIL DIARRA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO;

– resistente –

avverso la sentenza n. 7554/2019 del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata

il 17/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/03/2021 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – Con ricorso affidato a tre motivi, D.A., cittadino della (OMISSIS), ha impugnato il decreto emesso dal Tribunale di Venezia, comunicato il 17 settembre 2019, di rigetto del ricorso svolto avverso la decisione della Commissione territoriale di Verona – sez. Padova, la quale a sua volta aveva respinto la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, nonché, in via gradata, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

2. – Per quanto ancora rileva in questa sede, il Tribunale di Venezia rilevava che: a) il racconto del richiedente (aver lasciato (OMISSIS) per timore di rappresaglie da parte dei parenti della persona che aveva ucciso investendola con il proprio taxi) non era credibile, in quanto contraddittorio e inverosimile; b) non poteva riconoscersi lo status di rifugiato, né la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b); c) non sussistevano i presupposti per riconoscere la protezione sussidiaria di cui al citato art. 14, lett. C non ravvisandosi nella zona di provenienza del richiedente, in base alle COI utilizzate (AI 2016/2017, HR 2017), una condizione di violenza generalizzata in una situazione di conflitto armato; d) non sussistevano i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria in quanto non sussistenti elementi comprovanti una adeguata integrazione in Italia (non essendo a tal fine sufficiente un contratto a tempo determinato scaduto e lo svolgimento di corsi di lingua e formazione professionale) e una situazione di vulnerabilità in caso di rimpatrio, anche con riferimento alla inattendibilità della vicenda narrata e di allegazioni su particolari ragioni di vulnerabilità.

3. – Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, depositando unicamente “atto di costituzione” al fine della partecipazione a eventuale udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 58 e 14 e D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 27, comma 1 bis, nonché artt. 115 e 116 c.p.c., “per non aver ritenuto credibile il racconto del ricorrente”, adducendo il Tribunale solo asserite e non sussistenti contraddizioni.

1.1. – Il motivo è inammissibile.

In tema di protezione internazionale, il D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, impone al giudice soltanto l’obbligo, prima di pronunciare il proprio giudizio sulla sussistenza dei presupposti per la concessione della protezione, di compiere le valutazioni ivi elencate e, in particolare, di stabilire se le dichiarazioni del richiedente siano coerenti e plausibili. Da ciò consegue che: a) la norma non potrà mai dirsi violata sol perché il giudice del merito abbia ritenuto inattendibile un racconto o inveritiero un fatto; b) non sussiste un diritto dello straniero ad essere creduto sol perché abbia presentato la domanda di asilo il prima possibile o abbia fornito un racconto circostanziato; c) il giudice è libero di credere o non credere a quanto riferito secondo il suo prudente apprezzamento che, in quanto tale, non è sindacabile in sede di legittimità, se non in base al paradigma del vizio di cui al vigente art. 360 c.p.c., n. 5 (Cass. n. 6897/2020).

Il Tribunale, nell’apprezzamento della credibilità del racconto del richiedente, si è attenuto al principio di procedimentalizzazione legale della decisione avendo operato la propria valutazione alla stregua dei criteri indicati nel D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, comma 5, prendendo in considerazione, non atomisticamente, le circostanze dedotte in giudizio e reputando non attendibile il narrato, mentre le censure mosse con il ricorso su tale specifica ratio decidendi sono orientate a criticare piuttosto un (preteso) profilo di insufficienza e contraddittorietà della motivazione, quale denuncia comunque inammissibile alla luce della vigente, e applicabile ratione temporis, formulazione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

2. – Con il secondo mezzo è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, “nonché vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., n. 5 per avere, al fine di negare il riconoscimento della protezione internazionale escluso l’esistenza di una situazione di violenza indiscriminata in situazione di conflitto armato interno o internazionale, ritenendo che la situazione in (OMISSIS) non presenti tale livello di criticità sotto il profilo della sicurezza”.

2.1. – Il motivo è inammissibile in tutta la sua articolazione.

Le censure che investono il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b), sono inammissibili una volta che (in ragione dello scrutinio che precede) è ormai cristallizzata la valutazione del giudice di merito circa l’inattendibilità della narrazione fatta dal richiedente, operando l’attendibilità delle dichiarazioni al riguardo come presupposto per il riconoscimento della predetta forma di protezione internazionale.

Quanto alla denuncia di violazione del citato art. 14, lett. c. essa è affatto generica, giacché fondata unicamente sulle originarie allegazioni veicolate con il ricorso dinanzi al Tribunale ed e’, quindi, inidonea a scalfire in questa sede la specifica motivazione resa dal giudice di merito (cfr. sintesi nel “Rilevato che”) sulla insussistenza delle condizioni per il riconoscimento di detta forma di protezione sussidiaria, con indicando puntuale delle COI utilizzate.

3. – Con il terzo mezzo è prospettata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32 e D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, “nonché vizio motivazionale ex art. 360 c.p.c., n. 5 per aver ritenuto che il ricorrente non abbia allegato fattori di soggettiva vulnerabilità e per non aver preso in considerazione l’attività lavorativa svolta dal ricorrente e il grado di integrazione raggiunto”.

3.1. – Il motivo è inammissibile.

A fronte della motivazione (cfr. sintesi nel “Rilevato che”) resa dal Tribunale in punto di valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza (Cass., S.U., n. 29459/2019), le critiche di parte ricorrente sono orientate, nella sostanza, a dedurre un vizio di insufficiente motivazione (non più veicolabile ratione temporis), insistendo soprattutto sulla asserita condizione di vulnerabilità legata alla giovane età del richiedente, senza dedurre critiche congruenti sulla complessiva ratio decidendi a fondamento del decreto impugnato.

4. – Il ricorso va, dunque, dichiarato inammissibile.

Non occorre provvedere alla regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità in assenza di attività difensiva della parte rimasta soltanto intimata.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte suprema di Cassazione, il 17 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 1 settembre 2021

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