Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23712 del 24/09/2019

Cassazione civile sez. trib., 24/09/2019, (ud. 27/06/2019, dep. 24/09/2019), n.23712

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CIRILLO Ettore – Presidente –

Dott. LOCATELLI Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. NAPOLITANO Lucio – Consigliere –

Dott. CONDELLO Pasqualina Anna Piera – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 23457-2014 proposto da:

G.C., elettivamente domiciliato in ROMA VIA SAVOIA 80,

presso lo studio dell’avvocato ELETTRA BIANCHI, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO PIMPINI;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 179/2014 della COMM.TRIB.REG. di L’AQUILA,

depositata il 17/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

27/06/2019 dal Consigliere Dott. LOCATELLI GIUSEPPE.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

A seguito di verifica fiscale l’Agenzia delle Entrate notificava a G.C. un avviso di accertamento per l’anno di imposta 2007, accertando un maggior reddito di impresa di Euro 53.922 e conseguenti maggiori imposte Irpef ed Irap.

Successivamente alla notificazione dell’atto impositivo il contribuente presentava una dichiarazione integrativa, quindi formulava istanza di accertamento con adesione rigettato dalla Agenzia delle Entrate.

Avverso l’avviso di accertamento G.C. proponeva ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Teramo che lo accoglieva con sentenza n. 127 del 2012.

L’Agenzia delle Entrate proponeva appello alla Commissione tributaria regionale dell’Abruzzo che lo accoglieva parzialmente con sentenza n. 179 del 17 febbraio 2014, riducendo il maggior imponibile ad Euro 40.086.

Contro la sentenza di appello G.C. propone ricorso per cassazione sulla base di due motivi.

L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.II primo motivo denuncia:”nullità insanabile per error in procedendo ex art. 360 c.p.c., n. 4 per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 111 Cost., art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 118 dis.att.c.p.c. e D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, comma 2, nn. 2 e 4, nonchè ex art. 360 c.p.c., n. 5 per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti relativamente all’accordo delle parti sul reddito pari ad Euro 40.086.”, atteso che la sentenza impugnata ha omesso di indicare le conclusioni delle parti e non vi è traccia della esposizione delle ragioni di fatto e di diritto poste a fondamento della decisione;dalla lettura della sentenza non è affatto possibile rendersi conto dei motivi che giustificano la statuizione stessa.

La censura, sviluppata esclusivamente con riguardo al dedotto error in procedendo, è infondata. La nullità della sentenza per difformità al modello legale di provvedimento motivato, deducibile quale vizio del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, può essere rilevata esclusivamente in presenza di una motivazione meramente apparente, la quale, pur essendo graficamente esistente, non rende, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture. (Sez. U, Sentenza n. 22232 del 03/11/2016; analogamente Sez.0 n. 9279 del 3/4/2019). Nel caso di specie è da escludere che la mancata trascrizione delle conclusioni delle parti renda inintelligibile il contenuto della decisione, mentre la motivazione che ridetermina il reddito sulla base della differenza contabile tra ricavi e costi dà contezza delle ragioni della decisione.

2.11 secondo motivo denuncia:”Errore in iudicando ex art. 360 c.p.c., n. 5 per omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, segnatamente del procedimento per giungere alla determinazione del reddito di impresa.”

Il motivo è inammissibile A prescindere dalla erronea qualificazione quale “error in iudicando” del motivo di ricorso formulato ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, la censura non deduce alcun omesso esame di un elemento fattuale decisivo ascrivibile al giudice che ha pronunciato la sentenza impugnata, ma propone una contestazione nel merito direttamente rivolta alle modalità di ricostruzione del maggior reddito operato con il processo verbale di constatazione e successivamente con l’avviso di accertamento impugnato.

Spese come da dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso. Condanna il ricorrente al rimborso delle spese in favore della costituita Agenzia delle Entrate, liquidate in Euro duemilatrecento oltre eventuali spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater si dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 27 giugno 2019.

Depositato in cancelleria il 24 settembre 2019

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA