Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23702 del 22/11/2016

Cassazione civile sez. III, 22/11/2016, (ud. 20/05/2016, dep. 22/11/2016), n.23702

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI AMATO Sergio – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. DI MARZIO Fabrizio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 2181/2014 proposto da:

D.M.N., (OMISSIS), in proprio e nella qualità di Presidente

della ONLUS DON ONORIO ROCCA ED ELEONORA CRAWFORD, elettivamente

domiciliato in ROMA, PIAZZALE CLODIO 8, presso lo studio

dell’avvocato SERGIO FALCONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

PIERFRANCESCO RINA giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

A.E., A.V., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA CELIMONTANA 38, presso lo studio dell’avvocato PAOLO PANARITI,

rappresentati e difesi dall’avvocato CARMINE AIELLO giusta procura

speciale in calce al controricorso;

QUICAM SRL, in persona del suo legale rappresentante p.t.

Q.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA LUDOVISI 35, presso lo

studio dell’avvocato MASSIMO LAURO, rappresentata e difesa

dall’avvocato MASSIMO ESPOSITO giusta procura speciale a margine del

controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 2533/2013 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 17/07/2013;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/05/2016 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SERVELLO Gianfranco, che ha concluso per l’inammissibilità in

subordine rigetto di entrambi i ricorsi.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 17/7/2013 la Corte d’Appello di Napoli ha respinto il gravame interposto dal sig. D.M.N., in proprio e nella qualità di Presidente della Onlus Don Onorio Rocca ed Eleonora Crawford, nei confronti dei sigg. A.V. ed E. e della società Qui.Cam. s.r.l. in relazione alla pronunzia Trib. Torre Annunziata n. 130/2010, di accoglimento della domanda da questi ultimi nei loro confronti proposta di risoluzione del contratto di locazione del (OMISSIS) avente ad oggetto immobile ad uso commerciale sito in (OMISSIS) intercorrente tra gli A. e la società Qui.Cam. s.r.l., la quale ultima aveva ceduto la propria azienda e il contratto di locazione al D.M., che li aveva quindi donati alla Onlus di cui era Presidente; con condanna della società Qui.Cam. s.r.l. e della Onlus al pagamento dei canoni dal dicembre 2007 al maggio 2008.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito il D.M., in proprio e nella qualità, e la Onlus Don Onorio Rocca ed Eleonora Crawford propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 5 motivi.

Resistono con controricorso gli A..

La società Qui.Cam. s.r.l. ha presentato controricorso per aderire al ricorso proposto dal D.M., in proprio e nella qualità.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo i ricorrenti denunziano “violazione e falsa applicazione” dell’art. 115 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 2 motivo denunziano “violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1373 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè “omessa motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 3 motivo denunziano “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1218, 1227 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 4 motivo denunziano “violazione e falsa applicazione degli artt. 1453, 1455 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3; nonchè “omessa motivazione su punto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Con il 5 motivo denunziano “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1182 e 1277 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il ricorso è inammissibile.

Va anzitutto osservato che esso risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che ricorrenti fanno riferimento ad atti e documenti del giudizio di merito (es., al contrato dell’1.06.2006″, all’atto notarile del 03.12.2007″, alla “raccomandata con ricevuta di ritorno ai sensi della L. 27 luglio 1978, n. 392, art. 36”, al “primo canone relativo al mese di dicembre 2007 a mezzo vaglia postali in data 31.1.08, 12.02,08 e 07.3.08 per i fitti dei mesi di gennaio, febbraio e marzo 2008”, alla “raccomandata R.R., inviata al procuratore dei locatori e ricevuta in data 26.04.2008”, al “ricorso ex art. 447 bis c.p.c., alla sentenza del giudice di prime cure, all’atto di appello, alle “prove testimoniali”) limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso ovvero, laddove riprodotti, senza nè fornire indicazione alcuna in ordine all’effettuato relativo deposito nel giudizio di merito, la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr., da ultimo, Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

A tale stregua non deducono le formulate censure in modo da renderle chiare ed intellegibili in base alla lettura del solo ricorso, non ponendo questa Corte nella condizione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il relativo fondamento (v. Cass., 18/4/2006, n. 8932; Cass., 20/1/2006, n. 1108; Cass., 8/11/2005, n. 21659; Cass., 2/81/2005, n. 16132; Cass., 25/2/2004, n. 3803; Cass., 28/10/2002, n. 15177; Cass., 12/5/1998 n. 4777) sulla base delle sole deduzioni contenute nel medesimo, alle cui lacune non è possibile sopperire con indagini integrative, non avendo la Corte di legittimità accesso agli atti del giudizio di merito (v. Cass., 24/3/2003, n. 3158; Cass., 25/8/2003, n. 12444; Cass., 1/2/1995, n. 1161).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione, dovendo il ricorrente viceversa porre la Corte di legittimità in grado di orientarsi fra le argomentazioni in base alle quali ritiene di censurare la pronunzia impugnata (v. Cass., 21/8/1997, n. 7851).

Va per altro verso posto in rilievo che non risulta dagli odierni ricorrenti censurata la ratio decidendi secondo cui “non può prescindersi dal constatare che, in primo grado, la Onlus “don Onorio Ricca ed Eleonora Crawford” rimase contumace, tanto che il giudice lo dichiarò espressamente decaduto dalle prove… Dunque, delle deduzioni svolte in questo grado dal D.M. e dalla Onlus, circa le ragioni che avrebbero provocato il ritardo nel pagamento, non v’è prova alcuna (non potendosi nemmeno prendere in considerazione i documenti citati dagli appellanti); nè potevano essere ammesse le prove richieste in primo grado e reiterate in questo grado. Risulta, allora, soltanto che il D.M. ha effettuato in corso di causa due offerte reali, rifiutate dai creditori: ma ciò è del tutto giustificato dalla precedente proposizione della domanda di risoluzione, ai sensi dell’art. 1453 c.c., comma 3, che impedisce l’adempimento una volta che sia stata invocata la risoluzione del contratto.

Del pari inammissibile è il ricorso incidentale adesivo spiegato dalla società Qui.Cam. s.r.l., che risulta formulato in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 6, recando un’esposizione dei fatti di causa che rende inammissibilmente necessario esaminare altri atti per individuare gli elementi indispensabili ai fini di una immediata e precisa cognizione dei medesimi e inammissibilmente non contemplando nemmeno argomentazioni a relativo sostegno, bensì un mero apodittico rinvio ai motivi del ricorso principale.

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 13, comma 1-quater, va dato atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, in via principale e incidentale adesiva, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara il ricorso principale e quello incidentale adesivo inammissibili. Condanna i ricorrenti e la ricorrente incidentale adesiva società Qui.Cam. s.r.l. al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 2.000,00 per onorari, oltre spese a generali ed accessori come per legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti, in via principale e incidentale adesiva, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 20 maggio 2016.

Depositato in Cancelleria il 22 novembre 2016

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