Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23695 del 10/10/2017


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Cassazione civile, sez. lav., 10/10/2017, (ud. 09/05/2017, dep.10/10/2017),  n. 23695

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MACIOCE Luigi – Presidente –

Dott. TORRICE Amelia – rel. Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5021-2016 proposto da:

G.I., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FEDERICO

CONFALONIERI 5, presso lo studio dell’avvocato LUIGI MANZI,

rappresentata e difesa dall’avvocato WALTER PUTATURO, giusta delega

in atti;

– ricorrente –

contro

CAMERA COMMERCIO INDUSTRIA ARTIGIANATO AGRICOLTURA PESCARA, in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GIUNIO BAZZONI 3, presso lo

studio dell’avvocato DANIELE VAGNOZZI, rappresentata e difesa

dall’avvocato GIULIO CERCEO, giusta delega in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 6993/2015 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 19/10/2015 R.G.N. 1344/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

09/05/2017 dal Consigliere Dott. AMELIA TORRICE;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE Alberto, che ha concluso per l’inammissibilità in subordine

rigetto del ricorso;

udito l’Avvocato MANZI FEDERICA per delega Avvocato PUTATURO WALTER;

udito l’Avvocato VAGNOZZI DANIELE per delega Avvocato CERCEO GIULIO.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. La Corte di Appello di L’aquila con sentenza n. 1006/2011 aveva respinto l’appello di G.I., funzionaria della Camera di Commercio di Pescara, appartenente alla categoria D6, avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Pescara aveva respinto il ricorso proposto nei confronti della Camera di Commercio di Pescara volto alla disapplicazione del provvedimento di assegnazione al collega R.F. della posizione organizzativa (PO), settore Programmazione e Risorse finanziarie, alla dichiarazione del proprio diritto all’attribuzione della suddetta posizione organizzativa, ed alla condanna della datrice di lavoro al pagamento del corrispondente trattamento economico, ovvero alla condanna del risarcimento del danno per la mancata attribuzione dell’incarico stesso.

2. Questa Corte con la sentenza n. 2836 del 2014, ha cassato tale sentenza avendo ritenuto che la Corte territoriale, nella parte in cui aveva considerato corretta la scelta dell’Amministrazione di circoscrivere il periodo di valutazione dei candidati alla sola esperienza maturata nell’ultimo triennio di attività, aveva fatto esclusivo riferimento alle giustificazioni offerte dall’ente stesso ed aveva omesso di valutare se la modifica dei criteri prefissati per la verifica delle professionalità, disposta dopo che la selezione era stata bandita, potesse configurare una ipotesi di violazione dei principi di correttezza e buona fede. La sentenza rescindente ha, quindi, rinviato la causa alla Corte di Appello di Roma affinchè stabilisse “se nella specie il mutamento sopravvenuto dei criteri prefissati per la valutazione delle attitudini e capacità professionali dei funzionari nell’ambito della procedura selettiva in oggetto abbia o meno dato luogo ad una ipotesi di violazione dei principi di correttezza e buona fede (artt. 1175 e 1375 c.c.), dando adeguata ragione del proprio convincimento e provvedendo altresì in ordine alle spese del presente giudizio di cassazione”.

3. Riassunto il giudizio dalla G., la Corte di Appello di Roma, con la sentenza n. 6993 in data 19.10.2015 ha rigettato la domanda da questa proposta.

4. La Corte territoriale, richiamato il contenuto dell’art. 9 del CCNL, recante la disciplina per il conferimento degli incarichi, dell’art. 18 del Regolamento di organizzazione relativo alle P.O. e della Det. n. 274 del 2008 del Segretario Generale contenente l’avviso di selezione, ha rilevato che la limitazione del periodo di valutazione (1.1.2005/31.10.2008) delle capacità e delle esperienze professionali risultava giustificata non solo dalle spiegazioni offerte dalla Camera di Commercio ma dalle stesse previsioni del bando della procedura selettiva, di cui costituiva “lex specialis”; che, pertanto, la suddetta limitazione, non avendo comportato alcuna modifica dei criteri di selezione previsti dal bando, non risultava in contrasto con i principi di correttezza e buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c.

5. Ha ritenuto che la violazione di tali norme è configurabile solo nella ipotesi in cui siano lesi diritti soggettivi già riconosciuti in base a norme di legge e che le regole in essi contenute non valgono a configurare obblighi aggiuntivi che non trovino, ai sensi dell’art. 1173 c.c. la loro fonte nel contratto, nel fatto illecito o in ogni altro atto o fatto idoneo a produrlo in conformità all’ordinamento giuridico; che la previsione del periodo di valutazione prevista dal bando era conforme all’art. 9 del CCNL ed all’art. 18 del Regolamento in quanto il criterio temporale era stato ritenuto maggiormente significativo di esperienze e capacità professionali coerenti con il nuovo sistema di gestione introdotto con il D.P.R. n. 254 del 2005.

6. La Corte territoriale ha, poi, rilevato che la G. non aveva allegato concreti elementi idonei a dimostrare, almeno in via presuntiva, che la limitazione del periodo temporale di valutazione fosse stata introdotta per favorire il collega concorrente R.F. e che, per altro verso, l’assunto della lavoratrice risultava logicamente smentito dal fatto che tale criterio aveva riguardato tutte le posizione organizzative per le quali la medesima aveva concorso, laddove il R. aveva concorso solo per la posizione relativa al Settore programmazione e controllo.

7. Avverso la sentenza della Corte di Appello di Roma G.I. ha proposto ricorso per cassazione affidato a quattro motivi, al quale ha resistito con tempestivo controricorso la Camera di Commercio Industria Artigianato ed Agricoltura di Pescara, la quale ha anche depositato memoria ex art. 378 c.p.c.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Sintesi dei motivi.

8. Con il primo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 1175, 1135, 1218, 1362 e sgg. e 1366 e 1366 e sgg. c.c. e dell’art. 9 del CCNL 31.3.1999, relativo alla revisione del sistema di classificazione del Comparto Regioni ed Autonomie locali, dell’art. 18 del Regolamento di Organizzazione degli Uffici e dei Servizi della camera di Commercio e dei criteri fissati in esso fissati ai fini del conferimento delle posizioni organizzative; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia; violazione dei principi in tema di convincimento del giudice, motivazione erronea ed insufficiente, eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta e carenza di istruttoria.

9. Con il secondo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 1175 e 1375 c.c. e dell’art. 8 del CCNL del 31.3.2009 per omessa verifica della rispondenza dei criteri selettivi e del provvedimento di attribuzione della posizione organizzativa ai criteri di correttezza e buona fede; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia; violazione dei principi in tema di convincimento del giudice, motivazione erronea ed insufficiente, eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta e carenza di istruttoria.

10. Con il terzo motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione degli artt. 1175 e 1375 e 1218 c.c. e degli art. 8 e 9 del CCNL del 31.3.2009, con riferimento alla mancata valutazione comparativa dei due aspiranti all’incarico in contestazione; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia; violazione dei principi in tema di convincimento del giudice, motivazione erronea ed insufficiente, eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta e carenza di istruttoria.

11. Con il quarto motivo la ricorrente denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione dell’art. 9 del CCNL del 31.3.2009 e omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia con riferimento al mancato esame dei fascicoli dei due aspiranti alla posizione organizzativa; violazione dei principi in tema di convincimento del giudice, motivazione erronea ed insufficiente, eccesso di potere per erroneità dei presupposti, travisamento dei fatti, ingiustizia manifesta e carenza di istruttoria.

12. La ricorrente a corredo dei motivi di ricorso sostiene, in sostanza, che il Segretario Generale della Camera dì Commercio non aveva alcun margine di discrezionalità in ordine alla individuazione di elementi ulteriori rispetto a quelli fissati dall’art. 18 del Regolamento e che la sopravvenienza del Regolamento di cui al D.P.R. n. 254 del 2005, entrato in vigore (il 31.12.2005) in epoca successiva al periodo ritenuto utile per la valutazione della esperienza e delle capacità professionali, non poteva costituire alcuna valida ragione per giustificare la introdotta limitazione temporale di valutazione; che detta limitazione per tutte le posizioni organizzative messe a concorso non costituiva valida ragione per escludere la dedotta condotta di favore verso il R.. La ricorrente assume, inoltre, che il giudice del rinvio avrebbe lasciato inevaso il compito affidato dalla sentenza rescindente.

13. Richiamato lo svolgersi della vicenda extra processuale e processuale, il contenuto del ricorso introduttivo del giudizio, delle sentenze di primo grado e della sentenza di appello cassata, la ricorrente asserisce che la previsione di “sottofattori” valutativi, la limitazione del periodo da considerare, ai fini della valutazione dell’esperienza e delle capacità professionali introdotta dal bando, al pari della mancata esplicitazione dei criteri di comparazione e della apparente valutazione comparativa compiuta dall’ente resistente sarebbero contrarie alla legge ed ai principi di correttezza e buona fede.

14. In via preliminare va rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso, formulata dalla controricorrente sul rilievo del difetto di sinteticità e di chiarezza espositiva e della avvenuta riproposizione da parte della ricorrente delle argomentazioni spese nei giudizi di merito e nel precedente giudizio di legittimità. Il ricorso, infatti, seppur costruito secondo una tecnica redazionale di non agevole lettura, contiene argomentazioni intellegibili ed esaurienti, intese a motivatamente dimostrare in qual modo le affermazioni contenute nella sentenza impugnata siano errate in diritto e non adeguatamente motivate (Cass. SSUU. 17931/2013; Cass. 24298/2016, 5337/2007).

Esame dei motivi.

15. I motivi, da trattarsi congiuntamente, presentano profili di infondatezza e di inammissibilità.

16. Le censure che addebitano alla Corte territoriale violazione delle regole di ermeneutica contrattuale, con riguardo alla lettura data dalla Corte territoriale agli artt. 8 e 9 del CCNL del 31.3.2009 e dell’art. 18 del Regolamento di Organizzazione degli Uffici e dei Servizi (primo e secondo motivo) sono infondate.

17. Va precisato che, con riguardo ai contratti collettivi nell’ambito dell’impiego pubblico privatizzato (Cass. SSUU 10374/2007; Cass. 10978/2013, 1582/2008), il giudice di legittimità può procedere alla diretta interpretazione secondo i criteri dettati dalle norme codicistiche. Con riferimento a queste ultime, questa Corte ha ripetutamente affermato che in via prioritaria occorre avere riguardo al criterio di cui all’art. 1362 c.c., fondato sul significato letterale delle parole, e che, solo ove il dato letterale della norma risulti ambiguo, può farsi ricorso agli altri canoni strettamente interpretativi, di cui agli artt. 1362-1365 c.c., e, in caso di insufficienza, a quelli interpretativi integrativi di cui agli artt. 1366-1371 c.c. (Cass. 10978/2013, 15339/2008, 2772/2008).

18. La Corte territoriale ha fatto corretta applicazione del criterio di cui all’art. 1362 c.c., nella parte in cui ha ricostruito il tenore letterale della clausola pattizia contenuta nell’art. 9 del CCNL del 31.3.1999 evidenziandone il dato testuale che, effettivamente in maniera chiara e lineare, dopo avere previsto al primo comma che “gli incarichi relativi all’area delle posizioni organizzative sono conferite…dai dirigenti, previa determinazione di criteri generali da parte degli enti, con atto scritto e motivato e possono essere rinnovati con le medesime formalità”, stabilisce al c. 2 che “Per il conferimento degli incarichi gli enti tengono conto – rispetto alle funzioni ed attività da svolgere – della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare, dei requisiti culturali posseduti, delle attitudini e della capacità professionale ed esperienza acquisiti dal personale della categoria D”.

19. Va rilevato che il dato letterale della disposizione pattizia, considerato dalla Corte territoriale ai fini della formulazione del giudizio di conformità del bando per la selezione contenuto nella determinazione n. 274 del 2008 rispetto a tale clausola, non risulta infirmato o contraddetto dall’art. 8 dello stesso CCNL che, dopo avere individuato l’Area delle posizioni organizzative, stabilisce che “1. Gli enti istituiscono posizioni di lavoro che richiedono, con assunzione diretta di elevata responsabilità di prodotto e di risultato: a) lo svolgimento di funzioni di direzione di unità organizzative di particolare complessità, caratterizzate da elevato grado di autonomia gestionale e organizzativa; b) lo svolgimento di attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione correlate a diplomi di laurea e/o di scuole universitarie e/o alla iscrizione ad albi professionali; c) lo svolgimento di attività di staff e/o di studio, ricerca, ispettive, di vigilanza e controllo caratterizzate da elevate autonomia ed esperienza”, e precisa al c. 2 che “Tali posizioni, che non coincidono necessariamente con quelle già retribuite con l’indennità di cui all’art. 37, comma 4, del CCNL del 6.7.1995, possono essere assegnate esclusivamente a dipendenti classificati nella categoria D, sulla base e per effetto d’un incarico a termine conferito in conformità alle regole di cui all’art. 9”.

20. Del pari conforme al dato testuale è la lettura data dalla Corte territoriale all’art. 18 del Regolamento degli Uffici e dei servizi dell’Ente, il cui testo è stato riprodotto nella sentenza impugnata, che individua gli elementi di cui tenere conto nella valutazione dei curricula dei candidati, previsione che costituisce concreta attuazione della delega conferita dall’art. 9 del CCNL all’Ente datore di lavoro, e, per esso, ai suoi dirigenti.

21. Vanno, dunque, respinte le censure che addebitano alla sentenza violazione dei canoni ermeneutici formulate con riguardo alle clausole della negoziazione collettiva e del Regolamento.

22. La sentenza impugnata è corretta e conforme a diritto anche nella parte in cui ha escluso che con l’adozione della determinazione n. 274 del 2008, contenente l’avviso di selezione, la Camera di Commercio avesse violato i principi di correttezza e buona fede individuando l’arco temporale di valutazione nel periodo compreso tra il 1.1.20005 ed il 31.10.2008, atteso che nessuna norma di contratto e di regolamento impediva la fissazione nel bando di più specifici criteri di valutazione.

23. Va al riguardo rilevato che la Corte territoriale ha rilevato che siffatti criteri di valutazione erano contenuti nel bando, come emergeva dal suo esame e, dunque, non solo dalle giustificazioni offerte dalla Camera di Commercio.

24. La circostanza che la Corte territoriale abbia erroneamente affermato che la individuazione di siffatto ambito temporale fosse giustificata dalla esigenza della Camera di Commercio di valutare esperienza e capacità in conformità con il sistema di gestione e di controllo introdotto dal D.P.R. 2 novembre 2005, n. 254(Regolamento per la disciplina della gestione patrimoniale e finanziaria delle Camere di commercio), entrato in vigore il 31.12.2005, successivamente alla indizione dell’avviso pubblico del 2004, non infirma la correttezza del “decisum”. Si tratta di un mero passaggio argomentativo privo di rilievo posto che la statuizione è fondata, come innanzi evidenziato, sulla piena conformità dell’avviso alle previsioni del CCNL e del Regolamento e anche sulla circostanza della mancanza di elementi idonei a far ritenere, sia pure presuntivamente, che la previsione fosse stata introdotta al solo fine di favorire il R..

25. Deve escludersi, poi, che, diversamente da quanto opina la ricorrente, la Corte territoriale abbia disatteso il principio di diritto enunciato da questa Corte nella richiamata sentenza n. 2836 del 2014. La Corte territoriale, infatti, ha rilevato che il bando e, dunque, non solo le giustificazioni, offerte dalla camera di Commercio, attestava che non era sopravvenuto alcun illegittimo mutamento dei criteri di selezione fissati per la valutazione delle attitudini e delle capacità professionali dei concorrenti ed ha bene spiegato le ragioni per le quali non era individuabile, sotto tale aspetto, alcuna violazione dei principi di correttezza e di buona fede, chiarendo che le regole della cui applicazione la ricorrente si doleva erano proprio quelle previste nel bando di cui all’avviso pubblico del 2004.

26. La Corte territoriale ha, inoltre, fatto corretta applicazione del principio, ripetutamente affermato da questa Corte, secondo cui il giudice del rinvio, cui sia demandato il riesame della controversia in ragione del vizio di motivazione della sentenza impugnata, il che è accaduto nella fattispecie in esame, nell’ambito della sua discrezionalità di valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, non può considerarsi vincolato, se non nei limiti del dovere di tenere conto anche delle emergenze istruttorie trascurate in sede rescindente, da eventuali indicazioni in ordine al significato da attribuire ad alcuni elementi di prova, che assumono valore meramente orientativo e che non valgono a circoscrivere, in una sfera invalicabile, i suoi poteri, rimanendo egli libero nella valutazione delle risultanze processuali in forza dei medesimi poteri del giudice di merito che ha pronunciato la sentenza cassata, con l’unica limitazione consistente nell’evitare di fondare la decisione sugli elementi del provvedimento annullato ritenuti illogici e con necessità, a seconda dei casi, di eliminare le contraddizioni e sopperire ai difetti argomentativi riscontrati (Cass. SSUU 9095/1997; Cass. 20026/2012, 9347/2012, 11404/2010, 5316/2009, 2605/2006, 16694/2003, 11199/2001).

27. La natura di giudizio “chiuso” del giudizio di cassazione (Cass. 19424/2015, 12633/2014, 900/2014, 21587/2009) esclude l’ammissibilità delle censure formulate nel terzo e nel quarto motivo che addebitano alla Corte territoriale di non avere considerato l’omessa valutazione comparativa dei candidati e dei fascicoli dei due candidati alla posizione organizzativa, questione estranea al “thema decidendum” delle fasi di merito che hanno preceduto la sentenza rescindente.

28. Le censure che addebitano alla sentenza vizi motivazionali (motivi da uno a quattro) sono inammissibili perchè estranee al perimetro del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nel testo applicabile “ratione temporis” (la sentenza è stata pubblicata il 19.10.2005). La “nuova” disposizione, infatti, consente di denunciare in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè, purchè il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Questa Corte ha precisato che tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa RG qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza” della motivazione precisando che perchè la violazione sussista si deve essere in presenza di un vizio “così radicale da comportare con riferimento a quanto previsto dall’art. 132 c.p.c., n. 4, la nullità della sentenza per mancanza di motivazione” (Cass. SSUU 8053/2014). Vizi non rinvenibili nella sentenza impugnata in quanto la Corte di appello ha esaustivamente motivato le ragioni per le quali ha escluso che le regole di selezione fossero mutate successivamente all’indizione ed alla pubblicazione del bando e le ragioni per le quali i criteri di valutazione in questo contenuti erano conformi alle disposizioni contenute nell’art. 9 del CCNL del 31.3.2009 e nell’art. 18 del Regolamento ed ha altrettanto esaustivamente esposto le ragioni esposte a sostegno della riscontrata correttezza della condotta della Camera di Commercio (cfr. punti 4, 5, 6, 17, 18, 19, 20, 22 e 23 di questa sentenza).

29. Sulla scorta delle considerazioni svolte il ricorso va rigettato.

30. Le spese seguono la soccombenza.

31. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, deve darsi atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

PQM

 

LA CORTE

Rigetta il ricorso.

Condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 3.500,00 per compensi professionali ed Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per rimborso spese generali forfetarie, oltre IVA e CPA.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 9 maggio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2017

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