Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23689 del 11/11/2011

Cassazione civile sez. VI, 11/11/2011, (ud. 14/10/2011, dep. 11/11/2011), n.23689

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BIANCHINI Bruno – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. CARRATO Aldo – Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 21914/2010 proposto da:

R.D. (OMISSIS), R.S.

(OMISSIS), R.P. (OMISSIS), R.

P. (OMISSIS), R.R. (OMISSIS),

R.N. (OMISSIS) quali eredi di R.G.,

elettivamente domiciliati in ROMA, VIALE GIUSEPPE MAZZINI 88, presso

lo studio degli avvocati SCIORTINO Nicola e SCIORTINO MASSIMILIANO,

che li rappresentano e difendono, giusta con delega a margine del

ricorso;

– ricorrenti –

contro

REGIONE LAZIO in persona del Presidente della Giunta Regionale pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– controricorrente –

contro

SICEME SRL IN LIQUIDAZIONE – SOCIETA’ IMMOBILIARE CENTRO MERIDIONE in

persona del Liquidatore pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE DEL VIGNOLA 3, presso lo studio dell’avv. BIANCA MARIA

DEL VESCOVO, che la rappresenta e difende, giusta mandato alle liti

in calce al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4977/2009 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

27.11.09, depositata il 21/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/10/2011 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONINO SCALISI;

udito per i ricorrenti l’Avvocato Massimiliano Sciortino che si

riporta agli scritti.

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ALFREDO

POMPEO VIOLA che nulla osserva rispetto alla relazione scritta.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14 ottobre 2011 dal Consigliere relatore Dott. A. Scalisi.

Sentito l’avvocato dei ricorrenti.

Sentito il Pubblico Ministero in persona del sostituto del

Procuratore Generale Dott. VIOLA Alfredo Pompeo, che ha concluso

“nulla osserva”.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che il Consigliere designato ha depositato in data 5 luglio 2011, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., la seguente proposta di definizione del giudizio:

“Preso atto che: Con atto di citazione del 14/22 giugno 1999, R.G. conveniva in giudizio davanti al Tribunale di Roma, la società SI.CE.ME. srl, e la Regione Lazio, per ivi sentire dichiarare nei loro confronti l’intervenuta usucapione di un appezzamento di terreno incolto di circa mq. 1400 lungo la Via (OMISSIS) a poca distanza da Via (OMISSIS), ove aveva sede la sua azienda di materiale nautico e di campeggio.

La Regione Lazio non si costituiva in giudizio e veniva dichiarata contumace.

Si costituiva la società SI.CE.ME eccependo che l’azione proposta dal R. gli era preclusa dal giudicato della sentenza pretorile del 1998, non notificata e non impugnata dal soccombente, con la quale il Pretore aveva escluso l’intervenuta usucapione per mancanza di prova, nel merito chiedeva il rigetto della domanda perchè infondata.

Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 3971 del 2004, respingeva la domanda di parte attrice.

Gli eredi del sig. R.G. impugnavano la citata sentenza, innanzi alla Corte di Appello di Roma, con atto di citazione (notificato il 15 marzo 2005) in cui era stata omessa non solo la dicitura “citano” ma altresì la data di udienza di comparizione nonchè l’avvertimento previsto dall’art. 163 c.p.c., n. 7.

La Corte di Appello di Roma, pertanto, alla prima udienza fissata il 25 maggio 2005, dava termine, ai sensi dell’art. 164 c.p.c., di quaranta giorni per la rinnovazione dell’atto di citazione. La rinnovazione veniva eseguita con atto notificato il 9 giugno 2005.

Si costituiva unicamente la società SI.CE.ME. srl, la quale eccepiva pregiudizialmente l’improcedibilità dell’appello per essere stata la rinnovazione dell’atto disposta quando l’impugnata sentenza era ormai passata in giudicato. La Regione Lazio non si costituiva e veniva dichiarata contumace.

La Corte di Appello di Roma con sentenza n. 4977 del 2009 accoglieva l’eccezione sollevata dalla società appellata e, pertanto, dichiarava l’inammissibilità dell’appello. Osservava la Corte di Appello di Roma, che essendo la rinnovazione della citazione intervenuta a termine per impugnare ormai scaduto, ne è derivata la decadenza dalla impugnazione (per altro rilevabile d’ufficio) ed il conseguente passaggio in giudicato dell’impugnata sentenza.

La cassazione della sentenza n. 4977 della Corte di Appello di Roma è stata chiesta dai sigg. R. ( S., P., R., N., D., Pa.) con ricorso affidato ad un motivo. La Regione Lazio e la società SI.CE.ME, hanno resistito con controricorso.

Ritenuto che 1.- Con l’unico motivo, i sigg. R., chiedono l’annullamento della sentenza impugnata per violazione del vigente testo di cui all’art. 164 c.p.c., e dell’art. 359 c.p.c., conseguente ed errata statuizione della Corte di Appello di Roma in ordine al passaggio in giudicato della sentenza del Tribunale civile di Roma n. 3971 del 2004; per errata e ingiusta declaratoria di inammissibilità dell’appello relativo al giudizio RG. 2246/05.

Avrebbe errato la Corte di Appello di Roma, secondo i ricorrenti nell’aver dichiarato l’inammissibilità dell’appello perchè la rinnovazione dell’atto di appello autorizzata dal Collegio ex art. 164 c.p.c., comma 2, ha sanato il vizio originario dell’atto di citazione (in appello) e conseguentemente gli effetti processuali e sostanziali della domanda fin dal momento della prima notificazione avvenuta in data 15 marzo 2005 quando non era scaduto il termine per impugnare. Del tutto irrilevante sarebbe, secondo i ricorrenti, il fatto che gli eredi R. abbiano notificato l’atto di citazione in rinnovazione (si ripete autorizzata dal Collegio) a termine per impugnare scaduto, in quanto l’effetto sanante si produce anche se la rinnovazione venga disposta dopo la scadenza del termine per impugnare.

1.1.- La censura non merita di essere accolta essenzialmente perchè la Corte territoriale ha correttamente applicato i principi che governano la materia in esame così come sono stati chiariti e specificati da questa Corte a Sezioni Uniti, con sentenza n. 16 del 29 gennaio 2000.

1.1.a) Intanto, appare opportuno chiarire che lo stesso ricorrente non mette in dubbio che la rinnovazione dell’atto di appello era avvenuta a termine per impugnare ormai scaduto. La questione sollevata, pertanto, attiene al fatto di verificare se la rinnovazione dell’atto di appello abbia un effetto retroattivo fino al momento della prima notificazione la quale aveva rispettato il termine di decadenza per l’impugnazione della sentenza del Tribunale.

1.1.b) Ora, secondo il nuovo testo dell’art. 164 c.p.c. (tale norma è stata modificata dalla L. 26 novembre 1990, n. 353, art. 9), la rinnovazione della citazione, e/o la costituzione del convenuto, producono effetti ex tunc (così come è stato affermato da questa Corte in altre occasioni, cfr., Cass. n. 278 del 1993) contrariamente a quanto disponeva il vecchio testo della stessa norma per il quale la rinnovazione dell’atto di citazione aveva invece efficacia ex nunc).

Sulla base di tale norma autorevole dottrina ritiene che anche la sanatoria dell’atto di appello ha efficacia retroattiva per la considerazione assorbente che l’art. 164 c.p.c., andrebbe applicato, anche, all’atto di appello.

1.1.b) Sennonchè, pur consapevole delle critiche della dottrina, le Sezioni Unite di questa Corte con sentenza 29.1.2000, n. 16 (successivamente; confermata dalla Corte in più occasioni cfr. Cass. 3809 del 2004), affrontando la questione della specificità dei motivi di appello, hanno affermato che l’art. 164, non si applica al procedimento di appello in quanto non è specificamente richiamato e d’altra parte non supera il giudizio di compatibilità con le disposizioni del capo 2^ del libro 2^ del codice di rito richiesto ai fini dell’operatività del richiamo contenuto nell’art. 359. Scopo dell’atto di citazione è, difatti, quello di costituire il rapporto giuridico processuale, mentre scopo dell’atto di appello è, oltre quello di costituire il rapporto giuridico processuale di impugnazione, quello di evitare il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado e, se la costituzione dell’appellato è idonea a raggiungere il primo scopo, altrettanto non può dirsi per il secondo.

Dall’inapplicabilità dell’art. 164, le Sezioni Unite hanno desunto che la nullità, non sanabile con la costituzione dell’appellato, o con la rinnovazione dell’appello, è rilevabile di ufficio per il suo collegamento alla formazione del giudicato, va sanzionata con la pronuncia di inammissibilità dell’appello perchè il relativo giudizio non può giungere alla sua naturale conclusione.

1.1.c) Il principio appena espresso -che è pienamente condivisibile e meritevole di essere accolto e di essere confermato per darne continuità consente di apprezzare la sentenza impugnata laddove afferma l’inammissibilità dell’appello per la ragione assorbente che la rinnovazione della citazione e la costituzione dell’appellato non varrebbero, comunque, a sanare la nullità della prima citazione nè con effetto “ex nunc” nè con effetto ex tunc. Tale relazione veniva comunicata al PM ed ai difensori delle parti costituite.

I ricorrenti presentavano memoria ex artt. 375-378 c.p.c..

Il Collegio letta la relazione ex art. 380 bis c.p.c., e la memoria dei ricorrenti, non avendo riscontrato la sussistenza di una delle ipotesi previste all’art. 375 c.p.c., ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. (introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40), rinvia la causa alla Pubblica udienza.

P.Q.M.

La Corte rinvia la causa n. 21914 RG. alla Pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella Camera del consiglio della Sezione Sesta della Corte Suprema di Cassazione, il 14 ottobre 2011.

Depositato in Cancelleria il 11 novembre 2011

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