Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 23686 del 10/10/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 10/10/2017, (ud. 13/07/2017, dep.10/10/2017),  n. 23686

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – Consigliere –

Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18601/2016 proposto da:

COMUNE DI MESSINA, in persona del sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, Piazza Cavour presso la CANCELLERIA della CORTE

DI CASSAZIONE, rappresentata e difeso dall’avvocato ARTURO MERLO;

– ricorrente –

contro

ISTITUTO AUTONOMO CASE POPOLARI DI MESSINA, in persona del Direttore

Generale pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, Piazza

Cavour presso la CANCELLERIA della CORTE DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato PASQUALE GAZZARA;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 249/2016 della CORTE d’APPELLO di MESSINA,

depositata il 5/05/2016;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 13/07/2017 dal Consigliere Dott. MARCO MARULLI.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti il Comune di Messina ha inteso chiedere la cassazione dell’impugnata sentenza – con la quale la locale Corte d’Appello lo aveva condannato al pagamento in favore dello IACP provinciale della somma di Euro 2.670.751,16 quale risarcimento del danno da inadempimento di una pregressa transazione – sul rilievo che, nel denegare la causa di impossibilità sopravvenuta allegata dal Comune quale giustificazione del dedotto inadempimento, il decidente avrebbe omesso di considerare la stretta relazione funzionale tra i termini consegnati all’accordo transattivo e lo specifico progetto per la realizzazione di un edificio, che si poneva in rapporto di presupposizione con la manifestazione della volontà comunale espressa nell’adesione alla transazione.

2. Resiste con controricorso l’intimato.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

3. Il ricorso è affetto da plurime ragioni di inammissibilità.

4. Esso, laddove deduce la violazione dei canoni di ermeneutica, contravviene all’insegnamento (Cass., Sez. 4, 9/10/2012, n. 17168), secondo cui l’accertamento della volontà delle parti in relazione al contenuto del negozio si traduce in una indagine di fatto affidata al giudice di merito e censurabile in sede di legittimità nella sola ipotesi di motivazione inadeguata ovvero di violazione di canoni legali di interpretazione contrattuale di cui agli artt. 1362 c.c. e segg., in quest’ultimo caso imponendosi al ricorrente, oltre all’indicazione delle regole di interpretazione espressamente violate, di precisare in quale modo e con quali considerazioni il giudice del merito si sia discostato dai canoni legali assunti come violati, non essendo consentito il riesame del merito in sede di legittimità delle determinazioni valutative da questo operate; onere, questo, al quale l’odierno ricorrente si è manifestamente sottratto, essendosi infatti soltanto limitato, sulla base peraltro di un’inedita prospettazione di diritto, a perorare una rilettura delle risultanze fattuali valorizzate dal decidente.

Mostra, poi, nello specifico profilo oggetto di illustrazione – che si vale appunto della detta prospettazione di diritto -, inteso segnatamente a riaprire la discussione sulla vincolatività dell’impegno transattivo a suo tempo assunto, di ignorare la sussistenza del giudicato interno formatosi sul punto, non essendo stata fatta oggetto di confutazione l’affermazione del giudice di prime cure sulla cogenza del predetto accordo, tanto infatti che l’approccio seguito dal giudice d’appello – che non si occupa dell’efficacia dell’accordo, ma della sua perdurante idoneità a legittimare l’esercitata pretesa alla luce dell’impossibilità allegata – muove coerentemente dalla mancata contestazione di questo assunto.

Opera, in ultimo, un inammissibile allargamento del tema decisionale introducendo in questa sede l’argomento della presupposizione che risulta nuovo, non avendo formato nei pregressi gradi di giudizio materia di discussione e che in quanto tale non può trovare ingresso in questa sede.

5. Il ricorso va perciò dichiarato inammissibile.

Spese alla soccombenza.

Doppio contributo.

PQM

 

Dichiara il ricorso inammissibile e condanna parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio che liquida in Euro 20100,00, di cui Euro 100,00 per esborsi, oltre al 15% per spese generali ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Sesta Civile – 1, il 13 luglio 2017.

Depositato in Cancelleria il 10 ottobre 2017

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